Lettera aperta al Ministro Stefania Giannini su tfa e concorso (ovvero: di cosa parliamo quando parliamo di merito?)

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Gentile Ministro, Sono un'aspirante docente di ruolo della classe A19, filosofia e storia. Permette che le parli un po' di me? Credo sia necessario, dal momento che appartengo a quella folta schiera di insegnanti precari che si sono sottoposti al concorso a cattedra, progettato, bandito e realizzato da lei e dai suoi tecnici.

Gentile Ministro, Sono un'aspirante docente di ruolo della classe A19, filosofia e storia. Permette che le parli un po' di me? Credo sia necessario, dal momento che appartengo a quella folta schiera di insegnanti precari che si sono sottoposti al concorso a cattedra, progettato, bandito e realizzato da lei e dai suoi tecnici.

Suppongo che conoscere un po' più a fondo l'esperienza dei candidati possa aiutarvi a strutturare, per il futuro, una prova più efficace, laddove l'intenzione della selezione è quella, incontestabile e del tuttocondivisibile, di scegliere per i nostri studenti insegnanti dieccellenza.

Dunque, io sono nata nel 1983, mi sono diplomata al liceo classico, studiando con docenti di altissimo profilo. I miei insegnanti mi hanno trasmesso il valore della cultura e della fatica del conoscere; la soddisfazione della scoperta; il pregio di costruire passo dopo passo, lezione dopo lezione, ostacolo dopo ostacolo, una mente critica, allenata a connettere i saperi e in grado di trasferirli a contesti differenti: la famosa competenza, per parlar didattichese. Tanto devo ai miei insegnanti, in particolare a quello di storia e filosofia, che ho deciso di continuare a studiare e mi sono laureata, triennale e specialistica, in storia, con il massimo dei voti. Successivamente ho superato il concorso per entrare nella scuola di dottorato in Storia. Nel condurre la mia ricerca, ho trascorso un anno all'estero, in un'importante College di Londra, ho perfezionato il mio inglese e ho avuto modo di esporre i risultati dei miei studi in prestigiose  conferenzeinternazionali. Per inciso, possiedo anche duecertificazioni linguistiche di livello avanzato.

Nel mio terzo anno di dottorato ho superato la dura selezione per il TFA, primo ciclo. Ho congelato il dottorato per un anno, e ho lavorato con sacrificio e determinazione a un percorso formativo che mi pareva potesse permettermi di realizzare la mia vera ambizione: quella di diventare insegnante. Ho sostenuto molti esami, di storia e filosofia, ho concluso tutte le ore di tirocinio, ho preparato i miei materiali didattici e la mia tesina, entrambi oggetto di valutazione, e ho infine sostenuto l'esame finale. La fatica è stata premiata e ho ottenuto l'abilitazione con ilmassimo dei voti. Ho poi ripreso il dottorato, iniziando nel frattempo a lavorare a scuola, metà cattedra sul sostegno e metà sulla materia. Sì, perché, tra le altre cose, fin dagli anni dell'università io ho semprestudiato e lavorato,accettando i lavoro più vari, con umiltà e senso pratico (quando il premier ha definito i tieffini “figli di papà” che hanno conseguito l'abilitazione solo grazie al denaro familiare, non mi sono sentita chiamata in causa).

Ci tengo a precisare che non sto raccontando questa storia per vanagloria. I miei colleghi di TFA sono molto più titolati e qualificati di me. Per me è stato un privilegio poter lavorare con loro, mi hanno insegnato molto, sia umanamente sia in termini lavorativi e scientifici. La guerra tra poveri e il senso di “mors tua vita mea” cui tendono le insensate procedure di selezione cui ci avete sottoposto, su di me non hanno attecchito. El'eccellenza dei miei colleghi non fa che avvalorare le ragioni per cui credo che questo concorso sia stato quanto meno kafkiano. Ma ci arriverò subito.

Bene, siamo dunque quasi all'oggi. Ho discusso da poco la tesi di dottorato, e, nel frattempo, ho iniziato lapreparazione per il concorso. Dopo l'avvilente scoperta che la precedente selezione non dava accesso al ruolo, e la delusione di dovermi sottoporre a un'altra prova (come avrà letto, ne avevo già superate parecchie), infatti, mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a ripassare tutti i contenuti delle discipline, gli aspetti pedagogico-didattici, la normativa.

E ora arriva il bello: gentile Ministro, vuole spiegarmi per favore in che modo la capacità di programmare, di progettare delle strategie didattiche efficaci, di relazionarsi fruttuosamente con gli studenti, di suscitare in loro il desiderio di imparare (e di potenziare le loro tanto decantate competenze), può essere valutato costringendo i candidati ad abbozzare in 15/18 minuti percorsi (inter)disciplinari che vertono su 1000 o addirittura 1400 anni di storia? Potrebbe per favore chiarirmi il motivo per cui le domande di storia sono state concepite su un livello tantospecialistico? Vuole dirmi in che modo la mia conoscenzalinguistica può essere vagliata sulla base di un test a crocette che, più che considerare le mie capacità espressive in lingua straniera, valuta la mia abilità di rispondere a quesiti non chiari e mal strutturati(naturalmente in non più di 15 minuti)? Crede che un buon insegnante sia colui che riflette sulle sue scelte didattiche in modo approfondito, costruisce percorsi curriculari sulla base delle esigenze specifiche della classe, prepara le sue unità di apprendimento dopo una riflessione ponderata, procedendo a progressive correzioni e modifiche, o colui che sa scrivere velocemente al pc (ah, per la cronaca, nel mio non funzionava la barra spaziatrice… però per carità, la prova era computer basedindeed…). Vuole dirmi per quale ragione non sono state rese pubbliche le griglie di valutazione, che quanto meno avrebbero permesso a me, e agli altri candidati, di organizzare la risposta sulla base di criteri certi? Infine, le pare corretto che solo la nostra classe di concorso, che non appartiene a nessun ambito verticale, abbia previsto il superamento didue scritti, e la necessità di sottoporsi a un doppio stress (e a una doppia umiliazione)? Quale è stata la ratio di tutto ciò? Abbattere la scure sulle speranze dei candidati, ponendoli di fronte alla risoluzione di problemi impossibili, così da ridurne efficacemente il numero? Si sa che i posti, per le nostre materie, sono scarsi… e allora perché aumentare le cattedre, tramite un REALE investimento nell'istruzione? Molto meglio aumentare la nostra frustrazione.

Volevate insegnanti qualificati: credo che il mio percorso, e quello di tutti i miei colleghi di tfa, dimostri che ci avevate lì, a portata di mano…

Sa, gentilissimo Ministro, io credo di valere più di quanto questo concorso potrà mai sancire. Se non dovessi passare questo scritto assurdo, certamente rimanderò ulteriormente i miei progetti familiari (in che modo, mi dica, dovrei mantenere una famiglia, se non posso essere certa di cosa farò da qui a tre mesi?) e forse cambierò anche strada. Ma non dubiterò della mia cultura, del mio amore per la storia e la filosofia, e della mia consapevolezza di essere una buona insegnante. Il mio valore si misura tramite la relazione didattica che ho instaurato con i miei studenti, e si dimostra dall'appagamento che provo quando, stanca dopo una giornata di lavoro, torno a casa e penso che, nonostante tutto, amo quello che faccio.

Grazie dell'attenzione, e scusi se mi sono dilungata: non tutto si può esprimere a colpi di tweet.

Alessandra Celati

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