Lettera alla mia maestra: grazie per tutto quello che ha fatto. Lettera

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inviata da Chiara Mercuri –  Qualche giorno fa mi è stata recapitata una lettera firmata dalla mia maestra delle elementari, c’era scritto proprio così “ Per Chiara, dalla sua maestra”.

Dentro ci ho trovato un mio tema di quinta elementare che lei nel corso del tempo, aveva più volte promesso di ridarmi, avendolo conservato per circa trent’anni.

Il tema in questione riguardava la morte di Sandro Pertini e l’effetto commovente che quel triste evento aveva avuto sugli Italiani . Un tema forse complesso per dei bambini di dieci anni, ma lei aveva quel modo gentile e leggero di spiegarci le cose che rendeva tutto possibile.

Ecco, io mi sono sempre resa conto che alla mia maestra devo davvero tantissimo. La ringrazio per l’amore e la professionalità che mi ha regalato nel corso di cinque bellissimi anni, la ringrazio per aver capito cosa mi rendeva felice e quando non stavo bene (e lei lo capiva al volo), la ringrazio per le vagonate di analisi logica e grammaticale che ci fece fare, non so quante volte l’ho pensata e ringraziata mentre traducevo il greco e il latino, la ringrazio per averci lasciato il tempo di giocare, ma soprattutto la ringrazio per aver sempre preteso da tutti rispetto per il prossimo, comprensione per le situazioni altrui e umiltà nel gioco, come nella vita perché “si vince anche quando si perde”.

Oggi che sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado, sono forse ancora più consapevole di quanto lei sia stata importante nella mia formazione.

Il mio amore per l’insegnamento credo nasca da lì, dall’idea che la classe possa essere un posto felice in cui ogni diversità è rispettata, e questo, ai tempi in cui ancora non si sentiva parlare di “inclusione”, lei ce lo aveva ben chiaro.

Perciò queste poche righe di ringraziamento le scrivo da donna, insegnante e madre e se potessi fare un augurio ai bambini che oggi si affacciano sul mondo della scuola sarebbe proprio questo, di incontrare sulla strada insegnanti da ricordare con amore fra trent’anni, al di là delle vagonate di analisi logica, delle tabelline ripetute allo sfinimento, dei capoluoghi di provincia da imparare a memoria, della lettura da me mal digerita di “Pinocchio” e di tutte quelle cose che hanno inevitabilmente segnato gli anni delle elementari di tutti noi.

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