Lettera al neo Ministro Miur: bene le nuove assunzioni, ma prima la mobilità

di redazione
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Inviato da Luisa Caudullo – Gentile Ministro, grazie per aver aperto questo canale di comunicazione.

Sono certa che conosca già la penosa situazione in cui versa la scuola italiana, che doveva essere “buona” dopo la 107 ma che non potrei immaginare peggiore relativamente alla condizione di chi vi opera. In primis, la divisione della classe docente in fazioni che sui social si insultano per quello che, in fondo, dovrebbe essere un diritto di tutti: il lavoro che si è sempre svolto, nel territorio che si è scelto come dimora della propria famiglia.

La destinazione al nord di migliaia di insegnanti del sud, come ammette chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, è stata tutt’altro che volontaria: lo stesso comma 131, che ora tutte le forze politiche si affannano ad abrogare, incarna il ricatto dietro cui abbiamo prodotto domanda nel 2015: chiunque non l’avesse fatto, avrebbe potuto aspirare a supplenze per non oltre 36 mesi (dopo, il baratro, che a una certa età non si può affrontare senza il paracadute di un secondo lavoro o di un coniuge capace di mantenere un disoccupato). Quando ci si dice che abbiamo volontariamente scelto il nord, si commette un’enorme ingiustizia: 1) perché di volontario nella domanda non c’era niente, se non l’aver ceduto al ricatto dell’ora o mai più; 2) perché la domanda non era esclusivamente per il nord ma esclusivamente per il ruolo, e noi che vi abbiamo partecipato abbiamo espresso la nostra provincia come sede ambita; 3) perché da nessuna parte era scritto che chi avesse fatto domanda non sarebbe più tornato al sud, mentre era scritto chiaramente che chi non l’avesse fatta difficilmente avrebbe lavorato in futuro, dato l’enorme contingente di personale assunto in ruolo che non avrebbe lasciato nulla ai precari (e comunque per non più di 36 mesi); 4) perché, nei decenni di precariato, ognuno di noi si era sempre dovuto accontentare di ciò che restava dopo la mobilità, e trasferimento e assegnazioni provvisorie del personale di ruolo erano diritti sanciti dal contratto a tempo indeterminato, che noi precari non avevamo e dovevamo subire in silenzio; 5): la mobilità straordinaria del 2016, nata per sanare gli errori acclarati del reclutamento con algoritmo, prevedeva in realtà precedenza assoluta per gli ante legem, per quanti cioè fossero stati assunti prima della 107, in questo modo vanificando ogni possibilità, per gli esiliati della buona scuola, di rientrare.

Vede, Ministro, io capisco l’importanza del lavoro dei precari, perché lo sono stata nella mia provincia per più di 10 anni; capisco anche l’esigenza di abrogare il comma 131: un precario, dopo 36 mesi, va assunto, non licenziato. Quello che non capisco è perché, ora che sono di ruolo, i miei diritti vengano spacciati per pretese, privilegi o, addirittura, favori: il personale di ruolo ha diritto alla mobilità su tutti i posti disponibili, non su un misero 30% che basta a malapena a soddisfare le precedenze; nella PA la mobilità volontaria si soddisfa prima di nuove assunzioni (art 30, comma 2 bis, D.Lgs 165/01 “Le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità”; Cassazione civile, sentenza n. 12559, 18 maggio 2017 ” Rispetto allo scorrimento delle graduatorie ha priorità la mobilità volontaria”); il fatto di essere entrata di ruolo dovrebbe garantirmi dei diritti che da precaria non avevo (altrimenti, perché mai avrei prodotto domanda di assunzione?). Capisco anche che abbiate difficoltà a reperire personale docente al nord, dove pochi sono disposti a formarsi per una professione così delicata (la formazione delle future generazioni) per avere poi una pessima considerazione sociale e una retribuzione simile a quella di tanti mestieri che non necessitano lauree e specializzazioni. Ma costringere i docenti, ex precari del sud, a ricoprire controvoglia le cattedre del nord, non credo sia un vantaggio, né per il nord, perché per questo lavoro motivazione e serenità credo siano fondamentali, né per il sud, che viene privato di un’intera generazione di 40-50enni che al sud avevano investito in termini professionali, reggendo scuole pubbliche per decenni, affettivi, mettendo su famiglia, ed economici, comprando casa e contraendo mutui.

Sono felice che Lei intenda fare tutte queste assunzioni, Le chiedo solo di considerare che, in presenza di queste migliaia di cattedre nuove, cade il presupposto per il quale siamo stati assunti al nord (al sud non è quindi vero che non ci sono studenti, se continuate a fare nuove assunzioni), e se poi abrogherete il comma 131, cancellerete il motivo per il quale abbiamo fatto domanda, il ricatto di non lavorare più. Le chiedo solo un po’ di giustizia, che vorrei dalle istituzioni prima che da un buon avvocato, e confido che Lei, con la sua lunga esperienza nel mondo della scuola, saprà trovare una rapida soluzione per far rientrare al sud le vittime della 107, non “al posto di” ma “prima di” fare nuove assunzioni. Cordialmente,

Luisa Caudullo

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