Lettera al mio Dirigente Scolastico sul nuovo anno scolastico

Stampa
ex

Inviato da Lucio D’Abbicco – Caro Dirigente scolastico mio, ti scrivo nell’imminenza del nuovo anno scolastico.

Dopo un’estate trascorsa tra annunci, promesse, indicazioni e disposizioni emesse dalle Autorità e – soprattutto – l’occhio al bollettino sull’andamento dell’epidemia, abbiamo ad oggi una sola certezza: nell’anno scolastico che va ad iniziare regnerà una grande incertezza. E non sono di grande incoraggiamento le “Indicazioni operative” ultimamente diffuse dal gruppo di lavoro congiunto fra Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, dell’Istruzione e altri enti – e ulteriore motivo di confronto e di scontro fra i vari decisori politici.

Nell’Introduzione di questo documento le “dichiarazioni di incertezza” (“non permette una realistica valutazione…”, “non è predicibile…”, “non è noto al momento…”) sono pari alle certezze scientifiche acquisite sul SARS-CoV-2. C’è da apprezzare l’onestà intellettuale degli estensori del testo, ma tutto ciò in definitiva non è molto incoraggiante.

Dunque, se l’anno che si è chiuso a giugno sarà ricordato come annus horribilis, questo si preannuncia peggiore: perché a febbraio/marzo la pandemia fu una tragica sorpresa; adesso sappiamo in partenza che dovremo operare con un “nemico” subdolo che è ancora in campo ed è ben lungi dall’essere sconfitto. Tali considerazioni, rapportate alla realtà della scuola italiana, significheranno inevitabilmente un aumento del caos e della confusione che già vi regnano cronicamente sovrani. Per esempio, facendo riferimento sempre a quelle “Indicazioni operative” di cui sopra (poiché il diavolo si nasconde nei dettagli): quando un operatore scolastico rilevasse una sintomatologia riconducibile al COVID-19, all’alunno in questione bisognerebbe immediatamente misurare la temperatura corporea “mediante l’uso di termometri che non prevedono il contatto”.

Ora, io e te sappiamo bene che il termometro a scuola è un oggetto raro e prezioso; qui si parla di termometri di ultima generazione, che nelle scuole ove ho operato personalmente non ho mai visto – ma confidiamo che siano distribuiti in tempo utile dal Ministero nelle circa 40mila sedi scolastiche che si accingono a riaprire. Speriamo, però, che il Ministero preveda anche un adeguata scorta di batterie per il funzionamento di questi termometri (che non funzionano con le buone intenzioni delle ordinanze ministeriali) il cui uso e consumo, prevedibilmente, sarà notevole. Ancora: quell’alunno con sintomatologia sospetta dovrà essere accompagnato in una “stanza dedicata” (povero dirigente scolastico mio!…) e “non deve essere lasciato da solo ma in compagnia di un adulto”. Il documento si mantiene cauto su questo punto: chi lo ha scritto avrà immaginato il vespaio in cui si sarebbe andato a ficcare determinando meglio il profilo di questo “adulto”; infatti, chi dovrebbe essere?… Certo non il docente impegnato in classe; più probabilmente un collaboratore scolastico.

Ciò significa che detto collaboratore dovrebbe lasciare la sua postazione per vigilare il malcapitato alunno; quindi quella postazione resterebbe temporaneamente non presidiata… Questioni forse di poco conto agli occhi del decisore politico, ma molto concrete e serie per chi è quotidianamente impegnato a condurre la navicella della scuola fra i mille flutti della quotidianità. Ma il Ministero ha assicurato che ci sarà una robusta immissione di personale nella scuola per fronteggiare le tante esigenze create dal maledetto virus: ciò ci conforta; aspettiamo di vedere questi nuovi colleghi…

E però, tanto per provare ad accendere un fiammifero nel buio che incombe, vorrei condividere degli auspici e provare a formulare dei punti di riferimento minimi per la traversata che ci attende.
In questa situazione così complessa c’è da augurarsi che si rinsaldi quella “alleanza educativa” tra scuola e famiglie che da sempre è postulata in mille documenti istituzionali (e trattati di pedagogia), ma che spesso, alla prova dei fatti, non riesce a inverarsi. Quindi, se aumentano – come è giusto che sia – le responsabilità della scuola in termini di vigilanza per la tutela della salute di tutti, mi aspetto che altrettanto aumenti il senso di responsabilità delle famiglie nella vigilanza sullo stato di salute dei propri figli, e di collaborazione nella malaugurata ipotesi che la famiglia venga contattata per una sospetta sintomatologia del proprio figliolo. E spero che ci sia davvero consapevolezza che la scuola non può e non potrà mai garantire il “rischio zero” perché così non è mai stato per tutte le forme di influenza o malattia contagiosa che hanno preceduto la presente pandemia; ché anzi la scuola è sempre stata un “luogo eletto” per il contagio dei piccoli i quali così potevano (e possono) rinforzare il proprio sistema immunitario.

E spero che questa “consapevolezza del limite” sia, per quanto possibile, serena. Perché è esattamente il messaggio educativo che ritengo di dover trasmettere ai miei alunni. Perché, caro Dirigente scolastico mio, questa pandemia ci sta parlando e ci sta ricordando, fra le altre cose, quanto siamo limitati e a volte impotenti nel momento in cui la natura si scatena o “si ribella”. E quella illusione di onnipotenza, di tenere tutto sotto controllo (magari attraverso uno smartphone…) è – appunto – solo un’illusione; e che la vita è preziosa proprio perché è limitata, anzi: proprio il limite dà senso all’esistenza. Queste cose vanno dette, nei modi didatticamente opportuni, alle nuove generazioni; la pandemia va in-segnata – cioè esplorata, studiata, compresa nei suoi molteplici segni.

Dovrò/dovremo lavorare in direzione di un recupero della socialità: perché la legittima paura del contagio insinua l’idea che l’altro sia un rischio potenziale; dovrò/dovremo, allora, ricordare che l’altro è invece un mio simile da rispettare sempre e comunque, che l’uso della mascherina è volto innanzitutto a difendere il mio prossimo, e che da questa brutta situazione se ne viene fuori solo insieme. E che i tanto mitizzati “banchi singoli” non devono renderci delle “isole” perché ciascuno di noi ha bisogno dell’altro.

Caro Dirigente scolastico mio, ritengo di dover impostare la didattica che metterò in campo a breve lungo queste due principali linee-guida. Per il resto sappiamo che sarà una didattica resa “essenziale” dalla circostanze: le nostre energie dovranno più che in passato essere rivolte alla vigilanza (e nuovi, quotidiani adempimenti burocratici ci attendono…); oltre a ciò sarà difficile (e improbabile) immaginare “progettazioni” di lungo respiro o particolarmente ambiziose perché dovremo fare i conti con un senso di precarietà incombente. Insomma, navigheremo a vista, senza aspettarci che chissà quale aiuto possa arrivarci “dall’alto” (cioè dal Ministero): in genere “dall’alto” sulla scuola italiana piovono pochi soldi e tante rogne… Facciamoci coraggio e affrontiamo il viaggio, con tanta attenzione ai bambini e ragazzi che ci sono affidati e sperando che davvero vada tutto bene.

P.s.: ho un’altra personale certezza: caro Dirigente scolastico mio, che devi governare tanti plessi, che devi assolvere nuove, delicate incombenze… non ti invidio per niente…

Stampa

Graduatorie terza fascia ATA: incrementa il punteggio con le offerte Mnemosine, Ente accreditato Miur