Lettera al ministro sulla riforma degli esami di Stato II grado dai docenti di un Liceo di Roma

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Lo scorso 14 gennaio, ultimo giorno utile, il Consiglio dei ministri ha dato il “via libera” ad otto deleghe previste dalla legge 107.

Tra queste c’è “l’adeguamento della normativa” degli Esami di Stato, che prevede l’eliminazione della terza prova scritta e la riduzione del punteggio massimo attribuibile al colloquio orale a 20 punti (dai 30 di oggi), gli stessi attribuibili alle due prove scritte di indirizzo (che salgono così da 15 a 20).

Contestualmente i punti di credito attribuibili sulla base della media del triennio aumentano da 25 a 40.

Ne emerge complessivamente un ridimensionamento del ruolo dell’Esame di Stato come prova conclusiva del II ciclo di istruzione e allo stesso tempo uno sbilanciamento del peso delle diverse discipline a vantaggio delle materie di indirizzo.

Inoltre nel testo all’esame delle Camere scompare ogni riferimento alla tesina o percorso interdisciplinare che attualmente apre il colloquio, che verrà invece introdotto dall’esposizione dell’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro mediante relazione o elaborato.

In merito a tutto ciò ci sentiamo di osservare:

  1. Se l’Esame di Stato deve essere mantenuto, come noi crediamo, in quanto prova di passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta che mantiene per questo una sua valenza educativa, non può essere ridotto a un prendere atto del rendimento conseguito negli ultimi anni. In caso contrario tanto varrebbe abolirlo.
  2. Le cosiddette materie “non di indirizzo”, come le discipline storico-filosofiche, le lingue straniere (tranne che nei licei linguistici), la storia dell’arte, le scienze naturali, le scienze motorie, limitandoci all’ambito liceale, vengono ridotte al ruolo di comparse nel colloquio finale, concorrendo, peraltro insieme alle materie di indirizzo, all’assegnazione dei soli 20 punti previsti.
  3. Il percorso o tesina su argomento scelto dal candidato costituisce un elemento attraverso cui lo studente ora può esercitarsi in un approccio più autonomo e personale allo studio, come anticipazione della modalità più tipicamente universitaria. Rendere l’alternanza scuola-lavoro oggetto d’esame per legge significa accrescerne eccessivamente il peso, che anzi nei licei a nostro avviso andrebbe ridotto, dalle attuali 200 ore nel triennio (che sono un impedimento allo svolgimento dei programmi) ad un massimo di 100 ore obbligatorie.

Siamo convinti che le discipline abbiano tutte pari dignità e che tutte, nessuna esclusa, concorrano alla formazione del cittadino e della sua coscienza critica, quanto mai necessaria per la comprensione della complessa realtà contemporanea.

La ministra Fedeli, comunicando l’approvazione delle deleghe, ha affermato: “ora parte la fase di ascolto dei soggetti coinvolti. I testi finali saranno frutto della massima condivisione possibile”.

Ci aspettiamo quindi che il Parlamento possa apportare alla normativa ora in discussione le opportune modifiche per renderla più equilibrata.

I docenti del Liceo Scientifico Teresa Gullace Talotta di Roma

Andrea Bongiovanni, Patrizia Ferri, Carla Giannini, Maria Trisciuzzi, Patrizia Barba, Anna Maria Ponzo, Maria Garreffa, Paola Salutini, Barbara Panetta, Rossella Iandoli, Georgia Conti, Rita Fierimonte, Alessio Conti, Giuseppe Mancuso, Emanuela Romanelli, Marina Dore, Rosaria Sabia, Massimo Antonelli, Tommaso Stasi, Maria Cristina Tomassi, Natalia Mancini, Flavia Sbrocca, Valerio Rossetti, Maria Gallelli, Carla Pelliccia, Raffaele Aiello, Rosetta Tenti, Luisa Narducci.

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