Lettera al Ministro: Educazione civica parte tra dubbi, incertezze e scontenti

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Prof. Beatrice Giampiccolo – Onorevole Ministro dell’Istruzione, sento di scriverLe queste righe per esporLe il mio pensiero di docente di “antica generazione” sull’insegnamento di Educazione Civica, introdotto dalla l.92/2019 e poi regolamentato dalle Linee guida dello scorso giugno e dalla successiva Nota Ministeriale del 16 luglio 2020.

Se da un lato considero apprezzabile che la Scuola si prenda cura di concorrere alla formazione del cittadino, fin dal suo primo approccio con i banchi, dall’altro troppi aspetti della succitata legge mi lasciano perplessa. Ritengo che, se nelle classi della scuola primaria l’insegnamento delle maestre e la responsabilità delle famiglie possono bastare al corretto apprendimento di nozioni del vivere civile, nelle scuole superiori di primo e di secondo grado, la specificità dei contenuti proposti richiede docenti con altrettanto specifiche conoscenze disciplinari. Se poi ci soffermiamo in particolare sulle scuole di secondo grado, tutto diventa incomprensibile.

Negli istituti tecnici e professionali, infatti, nel primo biennio i docenti della classe A046 svolgono un ampio programma di Diritto e di Economia, pur con la fatica della comunicazione, resa difficile dalla giovane età degli studenti (perché non si trasla lo studio di queste discipline nel triennio?) e tutti, proprio tutti gli argomenti proposti ora per “Educazione Civica” vengono trattati svolgendo il programma curriculare.

Perché questa stratificazione? Nessuno al Ministero è mai stato a conoscenza del fatto che noi docenti di Diritto insegniamo la Costituzione, spieghiamo il valore della Democrazia, l’importanza della libertà di esprimere il proprio pensiero e di votare senza costrizioni, che spieghiamo anche la sicurezza sul lavoro, l’orrore della violenza sulle donne, la necessità di rispettare l’ambiente, e ancora l’Ordinamento della Repubblica, l’UE e l’ONU e che non tralasciamo di soffermarci sulle ricorrenze del 25 Aprile, del 2 Giugno, né sui fatti e sugli accadimenti di attualità?

Adesso cosa faremo? Registreremo gli argomenti della disciplina del nostro insegnamento come argomenti di Educazione Civica e, oltre alla beffa, subiremo il danno del coordinamento in 9 classi (nel mio caso è così!) di una materia che non ha un docente, ma che esprime un voto… mi sembra tutto strano, anzi stranissimo, anzi inaccettabile se si legge pure che per questi compiti “non sono dovuti compensi, indennità, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati”!! Ma quale datore di lavoro può legittimamente chiedere ad un dipendente prestazioni lavorative aggiuntive e gratuite? Questa precisazione minuziosa (art.8 della L. 92/2019) induce a pensare – ancora una volta – quanto sia tenuto in scarsa considerazione il compito della classe docente che pure ha cura dei giovani studenti e li prepara ogni giorno al lavoro e alla vita.

La distanza così marcata tra le decisioni politiche e amministrative e la realtà variegata e complessa di chi deve attuarle, fa naufragare anche i buoni propositi!!!!
In merito alla competenza digitale, non credo che ci siano ancora scuole in cui non si studi Informatica o docenti di questa disciplina che non mettano in guardia dai pericoli dell’uso improprio della Rete.

Non credo neppure che i docenti di Scienze Motorie tralascino di spiegare agli alunni le regole comportamentali fondate sui valori della solidarietà, dell’integrazione, della lealtà, propri dell’attività sportiva e ora considerati un’innovazione della recente legge.

E per gli altri indirizzi di studio? È il momento di colmare la grave lacuna, introducendo in tutte le scuole di secondo grado lo studio del Diritto, opportunamente affidato ai docenti della classe di concorso A046, non “formati” frettolosamente da un costoso corso online, ma naturalmente legittimati dalla formazione conseguita attraverso studi universitari specifici.

Spero e mi auguro che questa fase di sperimentazione, si traduca in una scelta sensata per l’insegnamento delle discipline giuridiche, rispondente all’esigenza di formare cittadini responsabili, custodi della democrazia e consapevoli dei doveri da adempiere e dei diritti loro spettanti.

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