Lettera ai commissari del concorso: la mia permanenza nella scuola sarà affidata a sei domande? Lettera

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Sono una docente precaria di seconda fascia che insegna matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado. Ho conseguito l'abilitazione con il TFA 1^ ciclo superando una prova preselettiva a livello nazionale con domande degne di ingegnere nucleare ricca anche di numerosi errori, ho superato uno scritto formulato dai docenti dell'Università del Salento  (rinomata per la sua serietà e severità) e ho superato una prova orale. Una volta ammessa tramite concorso alla frequenza del percorso abilitante ho sostenuto:

Sono una docente precaria di seconda fascia che insegna matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado. Ho conseguito l'abilitazione con il TFA 1^ ciclo superando una prova preselettiva a livello nazionale con domande degne di ingegnere nucleare ricca anche di numerosi errori, ho superato uno scritto formulato dai docenti dell'Università del Salento  (rinomata per la sua serietà e severità) e ho superato una prova orale. Una volta ammessa tramite concorso alla frequenza del percorso abilitante ho sostenuto:

– esami di didattica della matematica, di chimica e fisica e di biologia con annessa simulazione di lezione e formulazione di unità di apprendimento.

– esame di pedagogia generale con annessa prova di simulazione mediante metodologia webquest
– esame di pedagogia speciale con annessa tesina sull'allora circolare ministeriale sui Bisogni Educativi Speciali

Il tutto brillantemente superato con 30  e 30 e lode.

A questo si aggiunge tirocinio in aula e tirocinio indiretto con  tesi finale con UDA e tesi finale di tirocinio con relative discussioni davanti ad una commissione formata da docenti universitari, docenti di scuole secondarie e membro dell'USR!

Ora mi chiedo come può un concorso con sei quesiti di didattica formulati malissimo ed elaborati da persone non del settore ( E su questo confido nella coerenza della vostra opinione) giudicarci? Davvero la mia permanenza nella scuola dipende da sei domande messe in croce su uno schermo anomalo con un sistema informatico che fa acqua da tutte le parti e che non permette di esprimerci graficamente?

Noi professori davanti a tutto questo abbiamo avuto la percezione di una libertà di espressione negata perché chi è docente vive la classe, si relaziona con gli alunni, aggiusta il tiro man mano, cerca la giusta empatia, agisce con metacognizione. Ma sei domande povere, sei domande sterili…

Con questa dichiarazione vorrei dire ai commissari di prendere atto di tutto il nostro percorso e di valutare quanto sia riduttivo giudicare in questo modo, di mettersi una mano sul cuore e una sulla coscienza  (in quanto alcuni di loro sono già stati nelle commissioni di TFA e PAS ) e apprezzare la varietà di risposte date, di tener presente che chi resterà fuori, data la mancanza della volontà politica di elaborare un piano B, lo sarà per sempre. Pensate a quel vostro alunno con un percorso triennale eccellente che crolla ad una prova Invalsi. Credo che miglior paragone non possa esserci.

Prof.ssa Loredana Persano

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