Lettera ai colleghi silenti: organizziamoci e procediamo con la nostra rivolta del sapere

di redazione
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La seguente lettera non può avere un nome e cognome perchè esprime la voce di molti lavoratori educativi, stanchi della irriconoscente modernità.

Siamo docenti, ci interessiamo della scuola dell’obbligo, dovremmo essere tutelati tanto a livello stipendiale quanto a livello lavorativo, ma nonostante questo siamo una delle categorie più maltrattate.
Sì, esatto, sul nostro contesto educativo si abbattono con cadenza biennale, quando siamo fortunati, “innovative” riforme del pensiero unico, che sappiamo bene, di “nuovo”, dal punto di vista pedagogico e didattico non hanno nulla, a meno che l’includere un pc al posto del quaderno di carta debba considerarsi innovativo.
I nostri spazi sono condizionati dalle mode tecnologico-elettroniche, abbiamo bisogno di capovolgere le classi, includere chissà quali applicazioni per conseguire il riconoscimento della società, ma noi non abbiamo mai cercato riconoscimento da alcuno.
I docenti, purtroppo, dato che né i Ministeri, né i contesti lo riconosco, sono degli stacanovisti, guidati dalla passione per l’apprendimento. Proprio questo essere appassionati risulta essere il nostro primo ostacolo, siamo tanti, tentano di attrarci e controllarci con l’obbligo di attivare gli SPID, che altro non sono che strumenti di accertamento, dato che nella funzione pubblica non servono a nulla, mancando le tecnologie e la formazione necessarie all’uso.
Vogliono spaventarci continuamente, utilizzando differenti strumenti di valutazione standardizzati, contestati dai più grandi e studiati educatori mondiali, dato che l’attività educativa non può adattarsi a un criterio di omogeneità.
Care colleghe e cari colleghi,
è il momento di autorganizzarci per procedere con la nostra rivolta del sapere. Dobbiamo fare leva sulla nostra categoria, abbiamo un enorme potenziale e per questo dobbiamo attivarci in ogni plesso educativo per discutere attivamente sulla nostra condizione e manifestarlo, coerentemente, con grinta e con la stessa passione che ci permette di credere ancora nell’educazione.

Un abbraccio,
Vostr* collega

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