Lettera a Bussetti: rifletta su nuovo esame di Stato, mancato aumento stipendi e concorso dirigenti

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Inviato da Giuseppe Iaconis – Egregio Signor Ministro, si dice che Lei potrebbe essere avvicendato a seguito di un imminente rimpasto di Governo.

Qualcuno, su Facebook, ha chiesto l’opinione dei docenti rispetto a un’ipotesi del genere e, come potrà immaginare, in molti si sono lasciati andare a dei commenti ironici, a volte sarcastici e in qualche caso persino offensivi.
Io non penso che Lei debba essere sostituito in quanto espressione della Lega o, peggio, a causa delle sue difficoltà espositive: sotto questo profilo non rilevo alcun arretramento rispetto al recentissimo passato.

Penso, invece, che Lei dovrebbe fare un’approfondita riflessione e giungere autonomamente alle opportune determinazioni per aver:

1. tolto il tema storico dall’esame di Stato, poiché questa decisione ha finito per sminuire la grande valenza educativa della storia. Soltanto attraverso la conoscenza/comprensione degli accadimenti passati si riesce a comprendere il presente e orientarsi meglio per il futuro. Tale scelta, inoltre, risulta ancora più grave se si considerano i rigurgiti nazionalistici e il dilagare di atteggiamenti razzistici e xenofobi di questi ultimi tempi;

2. per aver inserito le buste all’esame di Stato al termine del secondo ciclo d’istruzione, le quali hanno finito per incrementare le ansie dei giovani, senza peraltro determinare alcuna ricaduta positiva sul piano dell’accertamento delle competenze delle studentesse e degli studenti;

3. per aver sostenuto con un’enfasi eccessiva l’autonomia differenziata, non solo per ciò che concerne la bruttissima questione del reclutamento dei docenti da parte delle singole Regioni o delle differenziazioni stipendiali tra Nord e Sud del Paese, di cui tanto si parla in questi giorni, ma soprattutto per il rischio di una diversificazione didattico/educativa accentuata che può condurre allo sgretolamento del Paese. Lei, nel motivare il suo sostegno all’autonomia differenziata, continua a fare confusione con l’autonomia scolastica, dimenticandosi che quest’ultima concede degli importanti margini di flessibilità alle scuole, ma nel contesto di un quadro normativo/formativo valido su tutto il territorio nazionale;

4. per non aver capito che nella formazione dei giovani occorre dare molto peso e spazio allo studio della lingua madre, strumento base indispensabile per acquisire tutti gli altri saperi;

5. per non aver mantenuto la promessa di allineare gli stipendi del personale della scuola a quelli degli altri Paesi europei;

6. per aver pensato, come i suoi predecessori, che le nuove tecnologie possano, da sole, risolvere quasi tutti i problemi della scuola italiana, senza tenere in debita considerazione i rischi, ad esempio sul versante dell’attenuazione della riflessività. Riporre troppa attenzione su “come” apprendere, piuttosto che su “cosa”, è un errore, poiché – come affermava il filosofo Edgar Morin – “non è importante una testa ben piena, ma una testa ben fatta”. In buona sostanza è più utile saper riflettere, analizzare e affrontare i problemi piuttosto che acquisire una molteplicità di nozioni sconnesse tra loro;

7. per le discutibili dichiarazioni successive alla sospensiva che il Consiglio di Stato ha accordato a seguito dell’annullamento del concorso per Dirigente scolastico da parte del TAR del Lazio. Un Ministro non si esprime in quei termini nel bel mezzo di un iter giudiziario (la sospensiva, com’è noto, non rappresenta un provvedimento definitivo), semmai si interroga sugli errori commessi – e le conseguenti responsabilità – nella nomina dei componenti delle commissioni esaminatrici, nonché su tutte le altre fasi della procedura. Le ricordo, signor Ministro, che l’Italia è al primo posto in Europa nella classifica dei Paesi più corrotti. Il contenzioso che si è sviluppato sul concorso menzionato dovrebbe far pensare, senza giungere ad assoluzioni frettolose o, peggio, alla colpevolizzazione di chi ha chiesto l’accertamento di eventuali irregolarità. Tale atteggiamento cozza con il senso comune e con la triste classifica sopra citata.

Cordialità.

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