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L’Escape Room come metodologia didattica: dai percorsi virtuali alla casa nel bosco. INTERVISTA ad Anna Rita Vizzari

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“Le Escape Room sono degli ambienti reali o virtuali in cui bisogna andare a caccia di elementi, quali enigmi, indizi e soluzioni, per trovare la cosiddetta chiave finale fondamentale per evadere o fuggire da un certo luogo. La metodologia delle Escape Room nella didattica è sicuramente innovativa e affascinante, ma allo stesso tempo complessa e molto articolata”.

In questa premessa al libro che ha curato per la Erickson (Didattica con le Escape Room Spunti metodologici e percorsi operativi disciplinari Scuola primaria e secondaria di primo grado), Anna Rita Vizzari sintetizza il significato delle Escape room e la loro utilità nella didattica.

“Il libro – spiega l’editore – offre una parte teorica sulle escape, illustrante gli step per la loro progettazione a scuola, i consigli, i segreti e i trucchi da adottare, accompagnata da tutorial che spiegano come creare ambienti virtuali usando strumenti digitali e risorse online. Segue una seconda parte dedicata a percorsi disciplinari con le Escape Room, in cui gli alunni e le alunne cercano la via di fuga in contesti di mistero e avventura reali e virtuali, quali la ricerca di un tesoro nel territorio (storia, geografi a, matematica); percorsi virtuali: su un galeone di pirati (matematica nella primaria); in una casa nel bosco (italiano per la secondaria di primo grado); in una villa antica (aritmetica per la secondaria di primo grado); in una stanza degli affreschi e sulle tracce di Beethoven (musica nella secondaria di primo grado). Ricco di esempi e di proposte operative, il volume si rivela un’opera fondamentale per costruire e utilizzare in classe le Escape Room, con una didattica capace di coinvolgere al massimo tutti gli alunni e tutte le alunne.”

Laureata in Lettere classiche, Anna Rita Vizzari, di Cagliari, ha conseguito due master e cinque perfezionamenti in didattica, con e senza le tecnologie. Docente di Lettere nella scuola secondaria di primo grado, di ruolo da 21 anni, ha lavorato in distaccamento per 7 anni presso l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sardegna, come coordinatrice dell’Area Innovazione Digitale, “un’esperienza bellissima e stimolante”, ci racconta lei. Lei che è da poco rientrata a scuola a insegnare e “per riappropriarmi – precisa – di cose che avevo perduto, come la consapevolezza del tempo che scorre”. Vizzari è anche docente a contratto di Letteratura italiana in Scienze della formazione primaria all’Università di Cagliari nonché formatrice dei docenti e in questa qualità sarà una delle relatrici al “Learning More”, il Festival degli apprendimenti, che, come abbiamo anticipato, vedrà confrontarsi a Modena, in tre giorni di incontri e dibattiti neuroscienziati, scrittori, pedagogisti, economisti, docenti, formatori. Nel 2020, con il suo primo Escape book intitolato “La casa nel bosco”, insieme a escape book di matematica, Vizzari ha vinto a Francoforte il premio Best European Learning Materials Awards.

Professoressa Anna Rita Vizzari, come inizia questa sua esperienza nel campo delle Escape room?

“Sono sempre stata un’appassionata di giochi e dieci anni fa ho usato le escape games on line a caccia di indizi che portassero alla chiave finale che permettesse di uscire. Avendo avuto delle classi digitali in tempi non sospetti, già 10 anni fa usavo gli escape games per promuovere negli alunni svolgevano il problem solving e il team working. Nel 2016 ho iniziato a cimentarmi nelle prime escape room dal vivo, allora mi sono chiesta: Come posso usarle nella didattica?”

Come usarle, dunque, nella didattica a scuola?

“All’epoca lavoravo già all’USR della Sardegna e ho ideato un corso. Avevo creato e condiviso dei materiali miei originali: i corsisti realizzavano come elaborato del corso dei percorsi escape che sperimentavano in classe. Questo l’ho fatto come USR: ricordo con piacere il momento in cui proposi la cosa al mio Vicedirettore e lui mi diede carta bianca. All’epoca l’uso delle escape room nella didattica era una novità, non se ne era mai sentito parlare, poi con la pandemia è esploso”.

In che cosa consiste?

“Il docente intanto può scegliere proprie escape room o materiale preesistente. Le escape room possono avere finalità disciplinari o trasversali. Dal punto di vista didattico è preferibile quando sono gli alunni a pianificare e organizzare l’escape, per diversi motivi: perché imparano a progettare, a presentare e a proporre quesiti sotto forma di enigma – e per farlo devono conoscere l’argomento –, ben sapendo che altri ne usufruiranno, quindi con lo stimolo del compito autentico”.

È un po’ come quando cuciniamo per non solo per noi ma per i nostri amici…

“Esatto”

Provi a fare un esempio

“Stamani in una mia classe avevo due ore e ho pensato di fare qualcosa di nuovo facendo cimentare i ragazzi in un percorso sulla pace che avevo preparato per il recente festival di Emergency a Reggio Emilia. Questo percorso è articolato in 7 escape box, sette cofanetti chiusi da un lucchetto e affiancati da altrettanti plichi contenenti indizi ed enigmi. Sette come i sette colori della bandiera della pace. Dopo aver giocato, i ragazzi hanno fatto una riflessione sull’approccio del gruppo durante il gioco e sul proprio contributo nei confronti dello stesso: la metacognizione dopo una escape è fondamentale. Ovviamente anche quando l’escape non è usata per motivi e contenuti disciplinari ha una sua utilità dal punto di vista della socializzazione e della motivazione intrinseca, capacità di comunicare e lavorare in gruppo, di conoscere i propri punti di forza e di debolezza”.

Lei è autrice di diversi lavori sul tema

“Come autrice ho realizzato diverse escape, fra cui tre escape book di grammatica in cui le attività grammaticali erano presentate in modalità enigma (fondamentale il lavoro dell’illustratore). Il mio escape book di analisi logica si intitola “Fuga dal faro”: per scappare bisogna a un certo punto salire su un gommone, che ha un gavone al cui interno ci sono scatole piene e vuote: qua ho ambientato un’attività sul complemento di abbondanza e sul complemento di privazione. Io non parto dai contenuti per poi appiccicarli in un contesto escape, ma parto dall’ambientazione e dagli oggetti qui contenuti per abbinare poi i contenuti sulla base di criteri visuali. Così i lettori non hanno la sensazione di fare esercizi disciplinari ma sono immersi nel gioco anche quando fanno grammatica, anche grazie a illustrazioni scheumorfiche, che danno la sensazione di tenere oggetti in mano”.

In che modo gli insegnanti potrebbero trovare nelle escape uno strumento in più per migliorare gli apprendimenti degli alunni?

“I metodi e gli strumenti sono talmente tanti che è impossibile utilizzare tutto. Posso dire che chi ricorre alle escape room nella didattica, dopo un impatto spiazzante, contribuisce anche all’acquisizione – da parte degli alunni e delle alunne – di una consapevolezza dei propri limiti, delle proprie abilità e della propria capacità di dare un contributo al lavoro del gruppo. Poiché si tratta sempre di lavori di gruppo, tutti sono in grado di dare qualcosa al gruppo e tutti hanno bisogno del resto del gruppo. Pensiamo anche alle famose soft skills: come lavorare sotto stress. Ecco, l’escape aiuta anche in questo, ma in modo giocoso”.

I ragazzi come rispondono?

“I ragazzi sono entusiasti. Ovviamente non è sempre la norma, ma il top si ha quando sono gli alunni a creare da sé escape room, perché progettano, organizzano, realizzano, svolgono un compito autentico per fare un prodotto in cui si cimenterebbero altri, affinerebbero la capacità di comunicare e potenzierebbero la padronanza degli argomenti che trattano”.

Sono diffusi questi strumenti, nella pratica scolastica?

“Questi strumenti sono sempre più utilizzati sia nella formazione, con un numero crescente di docenti, sia nella sperimentazione in classe. Quindi il riscontro è molto positivo”

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