L’esame di Stato: un’opportunità per rianimare la scuola e per valorizzare la professionalità docente. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – “La retribuzione è la misura dell’efficacia lavorativa di una persona, è il fondamento del suo prestigio” è un assioma non scritto, che permea la nostra società.

Si tratta di un tipico principio di un mondo confuso, senza linee di sviluppo, che privilegia la notizia televisiva rispetto all’argomentazione. Un comportamento derivante dalla fruibilità dell’informazione; a tal fine si semplifica la realtà, a volte banalizzandola, perché la dimensione dei problemi e la corrispondente complessità fan crollare l’audience.

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L’aumento retributivo dei docenti, ordinariamente inquadrato in questo contesto, è un problema che trascura l’aspetto qualitativo. L’esame di Stato, il cui regolamento è stato diffuso in questi giorni, fornisce l’occasione per superare tale appiattimento: appare in trasparenza il modello di scuola che le gestioni scolastiche dovrebbero sviluppare.

Ne tratteggeremo alcune caratteristiche.

La prima ha natura strutturale: l’interlocutore della commissione d’esame è il Consiglio di classe. E’ responsabile della progettazione dei percorsi d’apprendimento, itinerari finalizzati alla promozione e al consolidamento delle capacità degli esaminandi; capacità elencate nell’ordinanza ministeriale. Un orientamento che contrasta con l’ordinaria attività del Consiglio che ha sostituito la categoria capacità con un suo segmento: le abilità. Queste esprimono i traguardi dell’insegnamento delle singole materie.

La seconda anomalia ha natura funzionale; le convocazioni dei Consigli di Classe sorvolano la progettazione di percorsi comuni d’apprendimento ed eludono la sua sostanza: vale a dire il coordinamento didattico, volto al conseguimento della finalità di sistema. L’aspetto amministrativo, riguardante l’assegnazione dei voti di profitto ne ha assorbito l’attività.

La terza dissonanza ha natura strumentale, riguarda l’immagine delle singole discipline. Le commissioni d’esame devono saggiare le competenze metodologiche, proprie delle singole materie: le conoscenze sono da associare sia ai problemi che ne hanno originato la ricerca, sia ai percorsi seguiti per la loro scoperta. Attualmente il libro di testo è l’architrave su cui poggia l’immagine disciplinare che la scuola trasmette: l’ordinanza ministeriale ne vuole superare la staticità. Le discipline sono da intendere come folletti molto vivaci, che saltellano per il mondo; le conoscenze sono le tracce da loro lasciate. Il loro spirito vitale risiede nell’energia, nella curiosità, nella determinazione e nella dinamicità del loro carattere. Quale meraviglia manifestano quando percepiscono nuovi problemi, quanta attenzione dimostrano quando ne circoscrivono l’ambito! E che dire della precisione che esibiscono quando scavano per trovare la soluzione e dei trilli di gioia che accompagnano la cattura di nuove questioni. Una visione che corrisponde all’ammaestramento di Albert Einstein: “La conoscenza è cosa morta. La scuola serve per vivere”.

Concludendo: per valorizzare il lavoro dei docenti, per ridare efficacia all’azione formativa e educativa della scuola è necessario riordinarne il sistema organizzativo, finalizzandolo alla promozione di capacità e accertando che tutti gli organismi onorino il mandato ricevuto. Questa è la condizione necessaria per segnare il terreno su cui i docenti manifestano la loro professionalità: la mancanza di una struttura di riferimento, come oggi avviene, ostacola sia l’adeguamento economico e la progressione della loro carriera, sia l’incisività dell’istituzione scuola rispetto allo sviluppo sociale.

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