L’era della desertificazione culturale. Lettera

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Entro il prossimo 17 marzo i decreti legislativi che accompagnano la legge della “Buona Scuola” approdano in Parlamento.

Tra di essi figura il decreto che cambia ancora una volta l’esame di stato del primo e del secondo ciclo d’istruzione, togliendo dall’esame la tanto discussa prova Invalsi, riducendo l’esame ad una vera e propria passeggiata davanti alla commissione che deve soltanto certificare se l’alunno possiede le conoscenze di base e le competenze e se non le possiede…va bene lo stesso: può essere ugualmente promosso. In questo modo la scuola va a va ad avallare l’incompetenza di Stato, ossia si fornisce all’alunno il passpartour per andare avanti anche se non sa nulla.

È, davvero abominevole pensare di eliminare de facto la bocciatura dalle scuole primarie, dal momento che alla scuola primaria non si bocciava quasi più, ma toglierla anche dalla scuola secondaria di I grado con l’inciso di circoscriverla ai casi eccezionali è davvero scandaloso! E a questo si aggiunge il ritorno alle lettere dell’alfabeto A, B,.C, D al posto dei voti alla scuola primaria. Certo l’alunno, poverino, si traumatizza di fronte ad un quattro! Questo rappresenta una vera e propria mazzata per la scuola italiana e per la classe docente che viene ancora di più sminuita del suo ruolo sociale.

C’eravamo accorti da tempo che gli esami conclusivi dei cicli d’istruzione erano ormai una pagliacciata, ma con questa riforma si sancisce inequivocabilmente che gli esami non servono proprio a nulla se non a riempire tante carte inutili di voti e giudizi fantascientifici. Ora ci eravamo abituati ai voti e voilà si torna indietro con lo scopo ben preciso di non mortificare e traumatizzare l’alunno perché un conto è scrivere due, tre quattro sulla pagella, altro conto è scrivere “l’alunno non si è impegnato per l’intero anno scolastico, anche se nell’ultimo periodo ha fatto registrare un lievissimo miglioramento” e, quindi con un aggettivo si compie il miracolo di salvarlo dalla paventata bocciatura.

Con questa riforma così concepita si andrà a produrre un livellamento delle conoscenze che mette sullo stesso piano lo studente preparato e quello che per un intero anno ha scaldato solo il banco. Non ci sono parole per commentare tutto ciò: purtroppo è la dura realtà del momento storico che vive la scuola italiana. Che cosa vogliamo sperare in futuro, solo la desertificazione culturale.
Mario Bocola

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