L’eptalogo del non aspirante preside. Lettera

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Inviato da Antonio Deiara – Fra tre giorni, mercoledì 29.11.2017, non presenterò la domanda di aspirante dirigente scolastico.

Nella mia quasi quarantennale esperienza di docente, dalle Elementari al Liceo, dalle Medie al Conservatorio, ho conosciuto presidi e direttori di tutti i generi: dall’intrallazzone all’ex Gestapo, dall’emulo di Robespierre al donnaiolo impenitente, dall’ignorante al saccente, dal saggio al costruttivo, dal distruttivo all’ineffabile, etc. Sono un “non aspirante preside” per sette buone ragioni.

Ecco il mio “eptalogo”:
il preside non ha il tempo di occuparsi di didattica e io sono un passionario della didattica, l’arte di rendere semplici le problematiche complesse;
il preside è costretto a perdere un sacco di tempo per rispondere a questionari predisposti da burocrati che forse devono giustificare la loro esistenza in vita;
il preside deve inseguire bandi regionali, ministeriali e PON per dare gambe a validi Progetti della Scuola che andrebbero semplicemente sostenuti con i fondi “normali” del MIUR, risparmiati tagliando tante “lodevoli” iniziative inutili;
il preside non ha orario, in quanto oberato da una montagna di adempimenti che nemmeno un Ercole 3.0 riuscirebbe ad affrontare; con una metafora, le stalle si sono moltiplicate ma i calzari sono sempre quelli…
il preside incarna il parafulmine di tutti i problemi della Scuola: dal regolare svolgimento delle lezioni, in assenza delle nomine di docenti e ATA, alle carenze di caseggiati costruiti per generazioni passate; dalle problematiche della sicurezza, dovute alla cronica mancanza di fondi da parte di Comuni, già ex Province e Regioni, all’applicazione di aggiornamenti obbligatori ma non contrattualizzati; etc.
il preside è l’interfaccia tra il Ministero, il personale scolastico e l’utenza; più che altro, diciamo che la faccia è sempre e solo la sua, come nella “strombazzata ministeriale” sulla facoltà delle famiglie di richiedere lo stesso insegnante di Sostegno dell’anno precedente, infrantasi sulle mura della normativa per le supplenze, ben più possenti di quelle di Gerico;
il preside dovrebbe possedere i poteri di ogni componente dei Fantastici Quattro ed agire di conseguenza in quattro modalità: “elastico”, per essere presente in tutti i plessi degli Istituti Mega-Comprensivi e “in reggenza” (governati per un piatto di lenticchie); “invisibile”, per osservare i comportamenti di docenti e bidelli “lavativi”, per poi comparire, per esempio, nel bel mezzo di una titanica “smanettata” del professore sul proprio smartphone, mentre gli alunni ne combinano quanto Carlo in Francia; “torcia”, per bruciare i tempi e salvare tutti gli alunni in situazioni di pericolo a causa del “non ci sono soldi”; “roccia”, per sostenere l’urto di dipendenti “incontinenti” e genitori “urlatori”, ex “lavativi” diventati ispettori scolastici, et similia.
Poiché non possiedo le capacità sopra elencate, continuerò ad insegnare per un (ultimo?) quinquennio. Nel frattempo, offro sacrifici incruenti ad Athena, affinchè illumini le menti dei commissari del prossimo Concorso a Preside. L’auspicio è piccolo ma di immensa valenza per il futuro della Scuola della Repubblica Italiana: non passino i candidati che non possiedono le capacità sopra elencate e non sanno di non possederle!

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