Lei docente in Sicilia, lui in Puglia: “Lo Stato non ci permette di avvicinarci per seguire il percorso di fecondazione assistita” [INTERVISTA]

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Maria e Marco (nomi di fantasia), di 40 e 46 anni, sono due coniugi e docenti siciliani che da più di due anni stanno provando ad avere figli. Due anni fa inizia per loro un percorso di fecondazione assistita, che lo Stato non riconosce per un’assegnazione provvisoria dell’uomo (in ruolo dal 1° settembre 2023) per spostarsi dalla Puglia (dov’è titolare) in Sicilia (dove la coppia è residente e vive).

L’anno scorso, nell’anno di prova in attesa della conferma del ruolo, a Marco è stato consentito l’avvicinamento al coniuge. L’uomo ha trascorso quindi l’anno di prova in Sicilia vicino alla moglie dove ha seguito passo passo con lei gli step del percorso terapeutico. Una serie di cure, di tecniche e visite rigide nei tempi e in una struttura privata, che in una struttura pubblica si sarebbero allungati notevolmente.

“Siamo sposati da diversi anni – racconta la donna al nostro giornale – io insegno alla scuola media, mio marito in un liceo. Al momento del concorso lui ha scelto la Puglia perchè in Sicilia non l’avevano bandito. Lui ha partecipato a tutti i concorsi: ordinario 2020, straordinario bis e straordinario ter. Io sono di ruolo da un bel po’ e sperando fino alla fine che potesse fare domanda di avvicinamento, ho perso la possibilità di avvicinarmi a lui, con tutto quello che avrebbe comportato. Non è detto che avrei trovato un posto libero.”

“Essere una coppia non vuol dire non essere famiglia. Ci sono persone che non vogliono dei figli”

“Mia suocera di 77 anni è reduce di un tumore e ha bisogno di assistenza e cure, è in fase di miglioramento e non è stata accettata la 104. È comunque una persona anziana, con delle cure rigide che non può seguire da sola. Io sono nel mondo della scuola da tanto tempo e questa è la prima volta che non concedono l’assegnazione per ricongiungimento al coniuge o ai genitori anziani. Io ritengo sia discriminatorio, perché ci sono persone che non vogliono dei figli. Essere una coppia non vuol dire non essere famiglia. Famiglia non è solo quando ci sono i figli. Inoltre lo Stato ha messo un limite anagrafico che è ridicolo. Io insegno alla scuola media e il periodo dell’adolescenza è il più delicato. Sono delle norme che vanno contro ogni logica.”

“C’è un 20% di infertilità inspiegabile, ci dicono i medici, non si capisce da che cosa derivi, una delle cause in ultimo, è lo stress. C’è da dire che il primo anno che mio marito è stato assunto in Puglia, lui è titolare lì, mentre siamo residenti in Sicilia, non è stato semplice. Il posto che mio marito ha occupato con l’assegnazione provvisoria, è quello che lui avrebbe richiesto il prossimo anno, questo posto è libero, non ha un titolare, quindi fa ancora più rabbia.”

“Ci sono dei tempi di viaggio e logistici, la Puglia è servita malissimo, da settembre ci saranno soltanto due voli a settimana, sennò si tratta di andare in pullman, senza considerare le spese anche per il trattamento medico e quelle per mantenere una doppia casa.”

Lo Stato quindi non riconosce un vostro diritto?

“No. Molti suggeriscono l’adozione. Per riconoscere l’adozione, i coniugi devono stare insieme, i servizi sociali non darebbero mai un bambino ad una coppia ad 800 chilometri di distanza, l’una dall’altro, senza considerare che pure quello è un percorso lunghissimo. Non è che oggi decidiamo di adottare un bambino e domani ce lo danno.”

“Le stesse procedure concorsuali hanno avuto trattamenti diversi. Nel caso di mio marito non è un concorso che rientrava nel PNRR, non rientrava nella logica di immissioni speciali. Lui ha fatto un concorso come tanti altri. Ci siamo rivolti ad un legale. Essere genitore non è soltanto una scelta, è una questione naturale, una ‘fortuna’ se vogliamo, che noi non decidiamo.”

“Io ho 40 anni, non posso aspettare oltre, lui ne ha 46. I medici continuano a sostenere che il problema non è l’uomo ma la donna, non posso permettermi di aspettare così tanto. I nostri genitori non ne sono a conoscenza, mia madre poi, per non creare false aspettative, perché loro ci tengono forse più di noi.”

“Siamo abituati forse al fatto che la vita sia troppo lunga, che le persone anziane abbiano una vita molto attiva, ma stiamo parlando di genitori ultrasettantenni che hanno bisogno di essere seguiti e non lasciati da soli. Abbiamo contattato un legale di Roma e faremo ricorso, non ci interessa la cifra che spenderemo, per noi è un diritto calpestato.”

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