Legittimo l’obbligo degli esami integrativi per ottenere il passaggio ad una classe di altro indirizzo

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Con l’atto introduttivo del giudizio la ricorrente, società che gestisce Istituti scolastici paritari di secondo grado (licei scientifici, licei linguistici, istituti professionali, istituti tecnici, licei artistici, tutti con vari indirizzi), chiedeva l’annullamento del D.M. n. 5 dell’8 febbraio 2021, nella parte in cui (art.4) stabilisce l’obbligo per gli studenti che vogliano ottenere il passaggio a una classe corrispondente di altro percorso, indirizzo, articolazione, opzione di scuola secondaria di secondo grado di sostenere un esame integrativo. Si pronuncia con sentenza, ora in commento,N. 05847/2022, il TAR del Lazio .

La norma contestata

La disposizione censurata è l’ art. 4 del D.M. 5 del 2021.

In sostanza, rilevano i giudici dopo aver ricostruito l’intero articolato quadro normativo, la disposizione prevede che gli studenti che intendano passare alla classe corrispondente a quella cui sono stati ammessi, ma appartenente ad altro percorso, indirizzo, articolazione o opzione di scuola secondaria di secondo grado (c.d. classe parallela), devono sottoporsi alla valutazione da parte di una Commissione formata dai docenti della classe cui aspirano. Tale valutazione ha ad oggetto esclusivamente le discipline o parti di discipline non coincidenti con quelle del percorso di provenienza ed è volta ad accertare, attraverso prove scritte, grafiche, scritto-grafiche, compositivo/esecutive musicali e coreutiche, pratiche e orali, la preparazione dei candidati nelle discipline oggetto di verifica. La previsione non trova applicazione in talune ipotesi particolari tra cui quella degli studenti iscritti al primo anno di un percorso di scuola secondaria di secondo grado, i quali possono richiedere, entro e non oltre il 31 gennaio di ciascun anno scolastico, l’iscrizione alla classe prima di altro indirizzo di studi, e agli studenti ammessi alla classe successiva in sede di scrutinio finale al termine del primo anno, che chiedono di essere iscritti alla seconda classe di altro indirizzo di studi. Tanto al fine di favorire il riorientamento e il successo formativo di studenti che hanno appena avviato i loro studi superiori. Si tratta di una disposizione che si inserisce nel più ampio tema della valutazione e delle certificazioni delle competenze di cui al d.lgs. 13 aprile 2017 n. 62 e più in generale nell’ambito dell’articolazione del sistema nazionale di istruzione e formazione di cui alla legge 13 luglio 2015 n. 107.

Il legislatore non ha abrogato qualsiasi passaggio orizzontale tra percorsi scolastici differenti

“Posta tale premessa l’abrogazione dell’art. 192 del d.lgs. 16 aprile 1994 n. 297, il quale prevedeva al comma 2 lo svolgimento di esami integrativi per gli alunni promossi ed i candidati dichiarati idonei ad una classe, “i quali vogliano ottenere il passaggio ad una classe corrispondente di istituto o scuola di diverso tipo o di un diverso indirizzo o sezione”, non pare espressiva della volontà del legislatore di abrogare tout court qualsiasi forma di valutazione nel passaggio c.d. orizzontale o tra classi parallele di percorsi scolastici differenti.

Tale disposizione è stata abrogata ad opera dell’art. 31, comma 2, del D.Lgs. 17 ottobre 2005, n. 226 a decorrere dall’anno scolastico successivo al completo esaurimento delle classi di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti “secondo il precedente ordinamento”.

Il precedente ordinamento cui la disposizione si riferisce è quello che avrebbe dovuto essere sostituito dal nuovo sistema introdotto con la c.d. riforma Moratti, ossia la legge delega 28 marzo 2003, n. 53, con la quale il sistema educativo e di istruzione per la scuola secondaria veniva ripartito tra sistema dei licei e sistema dell’istruzione e della formazione professionale (art. 2, co. 1, lett. d). della legge delega).

Difatti con il d.lgs. n. 226 del 2005 il Governo, nell’esercizio della delega, aveva disciplinato il secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione prevedendo all’art. 1 commi 7, 8 e 9 la possibilità di cambiare scelta tra i percorsi liceali e, all’interno di questi, tra gli indirizzi, ove previsti, nonché di passare dai percorsi liceali a quelli dell’istruzione e formazione professionale e viceversa nell’ambito di un sistema fondato sull’attribuzione di crediti certificati.

V’è da rilevare che in tale nuovo sistema, peraltro rimasto inattuato e superato dalle successive riforme dell’ordinamento scolastico, tale passaggio per mutare percorso o indirizzo liceale o passare ad istituti professionali e viceversa, non appariva comunque privo di momenti valutativi, nè rimesso esclusivamente all’autonomia dell’Istituto scolastico. Pertanto, affermano i giudici, “l’espressione “esami integrativi” non appare individuare uno specifico istituto (da ritenersi ormai travolto dall’abrogazione dell’art. 192 d.lgs. 16 aprile 1994 n. 297, almeno secondo la tesi di parte ricorrente), quanto piuttosto la funzione assolta da questo tipo di valutazione, vale a dive la verifica del livello di apprendimento su discipline integrative rispetto a quelle del percorso di provenienza”.

Gli esami integrativi rispondono ad esigenze di trasparanza e parità di trattamento tra gli studenti

Lo scopo lodevole di valorizzare e consentire il pieno sviluppo delle competenze e delle abilità di ciascuno studente, conclude il TAR, non appare collidente con momenti di verifica e valutazione dei risultati di tali attività integrative e dell’effettivo raggiungimento di quegli obiettivi minimi di conoscenza nelle materie fatte oggetto di integrazione ai fini del passaggio orizzontale tra diversi percorsi di studio, tanto a tutela in primo luogo dello stesso studente il quale potrebbe ritrovarsi a frequentare un percorso di istruzione senza avere il bagaglio minimo delle conoscenze richieste per affrontarlo, ma anche a garanzia della trasparenza e della parità di trattamento degli studenti tutti nell’ambito di un sistema scolastico pur sempre finalizzato all’esito del secondo ciclo di istruzione all’inserimento nel mondo lavorativo ed universitario in cui sono destinati ad emergere anche profili di competitività.

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