Leggi libri, attento a cosa posti su Facebook, mostra motivazione. Così si trova lavoro

di Vincenzo Brancatisano
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Leggi libri e troverai un lavoro. È questa la favola che sottende alla storia di una neodiplomata assunta a tempo indeterminato e subito dopo inviata dal datore di lavoro all’estero.

Il datore di lavoro si chiama Giulio Barbieri. Intervenuto a scuola in una tavola rotonda sul mercato del lavoro organizzata dall’Istituto tecnico economico Barozzi di Modena e dal Gruppo Orienta, rivela: “Ho assunto una ragazza conosciuta per caso dal dentista. Tra tantissimi che erano intenti a leggere sullo smartphone, lei era l’unica a leggere un libro”. Si parlava di lavoro e del libro “Nove mosse per il futuro” di Giuseppe Biazzo e Filippo Di Nardo.

La cosa che guardo io quando faccio i colloqui per le assunzioni”, precisa Barbieri”, è la voglia di lavorare che il candidato esprime, verifico se il lavoro che gli propongo io gli piace o se lo fa solo per far contenti i genitori. Guardo l’atteggiamento, come si sa integrare nel gruppo. Guardo l’educazione, la curiosità. Quella ragazza l’ho poi mandata in Corea e ha imparato il coreano. Cari ragazzi, sappiate che chiunque può arrivare dove vuole, il mondo va esplorato. Chi non ci riesce è perché non ci ha creduto fino in fondo”.

Non solo le competenze acquisite, ma soprattutto la motivazione e le doti umane. Questi gli ingredienti che stanno dietro il successo di un aspirante lavoratore durante un colloquio. Ma c’è dell’altro.

Attenzione a quel che fate oggi pubblicando fotografie su Facebook. È l’avvertimento del giovane imprenditore Daniel Rozenek. “Quando ci arriva un curriculum”, ammonisce, “vi ammetto che la prima cosa che faccio è aprire Facebook e Instagram. Ragazzi, alla vostra età mi divertivo come voi, ma la mia foto restava nella scrivania. I social sono fantastici ma voi dovete fare molta attenzione, attenti alle foto compromettenti. I selfie in bagno cominciate a limitarli, noi imprenditori li guardiamo. Potete dire che siete laureati e capaci, ma se la prima foto che appare è una foto con bicchiere e il bagno sullo sfondo vi sarete perso il 50 per cento delle possibilità”. Un rischio da evitare in un periodo economico e sociale così difficile.

“Settant’anni fa i nostri padri misero il lavoro al centro della nostra Costituzione”, segnala l’assessore comunale Andrea Bosi. “Ma il lavoro oggi deve fare i conti con il mutamento della società. Allora si parlava del lavoro, ora si parla sempre più di lavoro precario, intermittente, flessibile”.

I disoccupati a quattro anni dal diploma sono il 33 per cento, le donne giovani arrivano al 37. Lo ricorda la preside del Barozzi, Lorella Marchesini. “Nelle nostre aree la situazione è migliore, siamo attorno al al 20 per cento e va meglio meglio per i diplomati degli istituti tecnici, la nostra è una scuola con un tasso di occupabilità tra i più alti. Ma sono cambiate le forme contrattuali e il lavoro è instabile. Pochi hanno un lavoro a tempo indeterminato e aumentano la disuguaglianze, aumenta la povertà anche tra gli occupati”. Ma il focus è sul colloquio. “La scelta del candidato non è fatta sulle competenze professionali”, insiste Biazzo, ma anche sulle competenze umane, sulle motivazioni. Spesso a persone con più titoli sono preferite persone che hanno maggiori motivazioni”.

C’è posto anche per le responsabilità delle imprese, per quel che talvolta non va nell’alternanza scuola e lavoro, segnalato da uno alunno presente. Troppe fotocopie? “L’alternanza è un passo importante”, osserva Rozenek, “ma per colpa di imprenditori spesso non viene data la giusta opportunità per dimostrare le proprie capacità. Questi ragazzi non possono avere nessuna esperienza nemmeno quando saranno usciti dalle università. Spesso le aziende per pagare poco cercano persone con anni di esperienza, ma come possono a 24 anni sentirsi dire: non hai esperienza?”.

E il sindacato cosa ha da dire ai giovani che forse non sanno neppure cosa sia? “Non abbattetevi subito”, incoraggia Claudia Rizzo della Cisl, “non troverete subito il lavoro, dovete avere una formazione continua. Il mio consiglio, quando vi verranno proposti contratti è: informatevi, perché vediamo tutti i giorni che i giovani non sanno bene ciò che stanno firmando”.

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