Legge su Ed. Civica, Apidge: “Miscuglio della peggiore specie”. Insegnamento a docenti di diritto

di redazione
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«Affidare l’insegnamento dell’educazione civica a docenti non specializzati compromette il diritto degli studenti all’istruzione e ad un’adeguata preparazione».

Questo il giudizio dell’Associazione professionale dei docenti di diritto ed economia politica (Apidge) sul testo di legge sull’educazione civica approvato oggi pomeriggio, in prima lettura, a Montecitorio.

«Oggi – prosegue il presidente dell’associazione, Ezio Sina – i deputati sono caduti in palese contraddizione. Da un lato, alcuni hanno riconosciuto l’importanza di affidare a un insegnante di diritto ed economia il coordinamento della disciplina all’interno del consiglio di classe. Dall’altro, hanno assegnato l’insegnamento della stessa, in via trasversale, a professori abilitati in ben altre materie. Danneggiando gli studenti e ledendo lo stesso diritto alla libertà di insegnamento. Infatti, non è pensabile che un docente debba ridursi al ruolo di mero passacarte, rimettendosi alla volontà degli altri colleghi nella programmazione e nella valutazione».

Che si andasse verso la trasversalità dell’insegnamento era, del resto, inevitabile, secondo il presidente di Apidge: «Alla luce del gran numero di progetti di legge sull’argomento presentati in commissione, i deputati, piuttosto che procedere a una scrematura nel rispetto di un’impostazione coerente con i valori e i principi della scuola, hanno fatto un miscuglio della peggiore specie, facendo entrare nella norma tutto e il contrario di tutto, pur di conseguire il più largo consenso in aula.

Sebbene apprezziamo l’impegno del presidente della commissione Cultura, Luigi Gallo, l’ordine del giorno che impegna il Governo a effettuare un censimento – finalmente – dei docenti di scienze giuridiche ed economiche al fine di assegnare loro l’insegnamento dell’educazione civica, ci preme rilevare che la cosa sia in sé insufficiente.

La sede più opportuna nella quale deliberare in questo senso è il Parlamento. Sarebbe toccato, pertanto, alla Camera recepire l’input. Non l’ha fatto. Adesso ci aspettiamo che lo faccia il Senato».

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