La legge di stabilità potrebbe creare gravi danni alla scuola: commenti di associazioni e politici

Di Lalla
WhatsApp
Telegram

red – I commenti della Sen. Bastico (PD), Zazzera (IDV), Di Giuseppe (IDV), DiSaL, APEF

red – I commenti della Sen. Bastico (PD), Zazzera (IDV), Di Giuseppe (IDV), DiSaL, APEF

Dichiarazione della senatrice del Pd Mariangela Bastico, Commissione Istruzione – "Chi ha scritto il ddl di stabilita’, in particolare il comma relativo all’orario dei docenti, conosce davvero poco la scuola: come si fa,  infatti, a quantificare in 18 ore l’orario settimanale, quando questo e’ riferito unicamente alla lezione frontale, a cui bisogna aggiungere la preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, i consigli di classe e i collegi dei docenti, i ricevimenti dei genitori…e come fa il Ministro Giarda a parlare di orario flessibile dei docenti, quando pochissimi lavori prevedono una flessibilità simile a quella della scuola. O flessibile significa per Giarda solo in aumento?"

Lo afferma la senatrice del Pd Mariangela Bastico che aggiunge: "O non si conosce il funzionamento della scuola o ancora una volta il governo Monti, in negativa continuità con il Governo Berlusconi, intende denigrare e gettare discredito nei confronti di chi insegna, a cui invece, a mio avviso, dovrebbe andare il piu’ sentito riconoscimento da parte delle istituzioni pubbliche. E’ merito, infatti, di chi vi lavora e di chi si impegna ( e sono tanti), nonostante i feroci tagli e le condizioni ambientali estremamente difficili e gli stipendi piu’ bassi d’Europa, se la scuola pubblica italiana presenta ancora molti elementi di qualità, che la fanno scegliere dalla grandissima parte delle famiglie, anche a prescindere dalle condizioni di reddito".

"Chiedo, inoltre, al Governo – continua Bastico – come possa pensare di modificare il contratto di lavoro in modo significativo – si tratterebbe dell’incremento di un terzo dell’orario- per legge, al di fuori di qualsiasi contrattazione".

"Apprezzo la disponibilita’ al confronto con il Pd e con il Parlamento espressa dal Ministro Profumo, ma avrei apprezzato molto di più – conclude la parlamentare – che non avesse approvato nel disegno di legge di stabilità una normativa così inaccettabile per i danni che arreca alla didattica, alle condizioni di lavoro dei docenti e per il grande numero di docenti precari che saranno definitivamente espulsi dall’insegnamento".

Zazzera (IDV): – "Mentre la scuola subisce l’ennesimo taglio di cattedre, il governo trova 223 milioni di euro per finanziare la scuola non statale. Con l’articolo 3 della legge di stabilità il Ministro Profumo ha aumentato nelle scuole secondarie superiori le ore di insegnamento frontale portandole da 18 a 24 ore settimanali a parità di retribuzione e senza incentivi.

Un’umiliazione della scuola e della sua classe docente ultima per retribuzioni in Europa. L’aumento delle ore di insegnamento frontale porterà al drastico taglio di cattedre per altre decine di migliaia di posti". E’ quanto dichiara PierfeliceZazzera deputato Idv e vicepresidente della commissione Cultura.

Che aggiunge: "La scuola non ha bisogno di altri tagli ma di maggiori investimenti, di un piano di stabilizzazione dei precari, di sicurezza nelle aule, di personale docente più giovane, di sistemi di valutazione moderni. Le ricette proposte fino ad ora dal Ministro non danno alcuna risposta ai problemi della scuola, anzi li aggravano".

Di Giuseppe (IDV): "Ma il Governo cosa ha in mente per la scuola pubblica, vuole definitivamente sopprimerla? E cosa vuole farne dei precari, precarizzarli a vita? I docenti titolari si vedranno aumentare l’orario di lavoro, e solo l’orario, perché di aumento di salario non se ne parla proprio, dalle attuali 18 ore a 24, togliendo così la possibilità ai precari di insegnare anche per poche ore". – così Anita Di Giuseppe dell’IdV, componente del dipartimento cultura e istruzione dell’IdV.

"Già con il "salva -precari", che non ha salvato proprio nessuno, si era innescata una vera e propria lotta fra poveri, oggi la storia si ripete, e per garantire le supplenze si preferisce aumentare l’orario di lezione a chi ha già le 18 ore di cattedra. Non sono bastate le scelte scellerate di Tremonti e Gelmini, anche Profumo taglia risorse alla scuola pubblica e non basta, decide di aumentare le ore di servizio dei docenti.

Questo provocherebbe, per effetto della soppressione di una cattedra ogni quattro, l’immediato licenziamento dei residui precari che operano nella scuola, rendendo tra l’altro inutili sia il concorso che il TFA (entrambi già avviati) e intaccando gravemente la qualità della didattica dei docenti di ruolo superstiti, i quali a loro volta andrebbero verosimilmente in esubero" prosegue il deputato molisano.

"Aumentare l’orario di servizio senza aumentare la retribuzione costituisce un’aperta violazione dell’art. 36 della Costituzione, che dice che Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Quest’ultima provocatoria iniziativa convincerebbe definitivamente i docenti, tutti, di essere stati abbandonati a sè stessi, in balia del primo… o dell’ultimo Ministro". conclude la Di Giuseppe.

DiSaL – Le misure proposte nel Disegno di Legge di Stabilità, se attuate, spingeranno al declino del servizio scolastico statale e non statale, oltre ad ottenere l’infausto effetto di riavviare lo scontro sociale nelle scuole e nelle piazze. Ci risulta quindi difficile fare i complimenti all’estensore !

Alcuni interventi del DdL, se inseriti in una visione organica e chiara, potrebbero avere una qualche utilità. Ma per quelli riguardanti i docenti e le scuole non statali colpisce il permanere dello "spirito tremontiano" che dal Tesoro detta legge all’Istruzione, senza che vi sia qualcuno nel Governo chi si ribelli a questo. Se il Ministro Profumo ama la scuola quanto l’Università, la deve difendere contro chi non la conosce, contro chi la tratta a suon di percentuali ed è privo di ogni visione culturale e organizzativa di un grande bene comune.

Alcune parti del testo, infatti, denotano ignoranza del sistema scolastico e dei suoi meccanismi, che purtroppo ci trasciniamo, a fronte di una politica che da decenni è incapace di ogni vero rinnovamento.

La domanda sorge legittima: per questo Governo il bene della scuola, della formazione dei giovani, della loro istruzione è davvero un valore ?

Come dirigenti scolastici sosteniamo da tempo che occorra ridurre sprechi, razionalizzare risorse, eliminare privilegi corporativi. Ma nessuna persona sensata e competente può sostenere che questo possa avvenire senza una grande stima dell’istruzione, senza una visione seria e moderna del sistema scolastico. Che l’orario di lavoro e lo stato giuridico dei docenti vada rivisto, DiSAL lo sostiene dai propri inizi, chiedendo di muoversi anche verso una differenza oraria tra chi sceglie il part-time e chi sceglie il tempo pieno. Ma questo non può essere fatto a parità di condizioni giuridiche, organizzative ed economiche attuali. Pur nella consapevolezza dei sacrifici ai
quali tutta la nazione deve concorrere in questa contingenza. Invece il DdL:

– riduce i docenti a semplici tappabuchi eliminando ogni elemento di professionalità e di merito;

– lascia alle graduatorie centrali (mai pronte a settembre !) la sovranità sulle nomine;

– considera tutti (docenti e dirigenti scolastici) semplici impiegati dello stato, alla faccia di velleità di valutazione di sistema e professionale;

– propone misure assolutamente inapplicabili nel contesto normativo attuale.

Per talune delle misure succederà addirittura come per la digitalizzazione dell’amministrazione: l’effetto reale è stato il paradossale aumento di consumo della carta! Peccato che la stessa velleità di tagli sulla scuola non ci sia stata nella eliminazione effettiva delle Province!

Tocca alla politica decidere la propria visione della scuola come bene della Nazione.

I dirigenti scolastici di DiSAL valuteranno ogni corretta azione per ottenere che il testo del DdL venga seriamente rivisto e per giungere ad assegnare interventi sulla scuola non ad un provvedimento di tagli della spesa ma ad un disegno di miglioramento del sistema per renderlo più libero, autonomo e moderno. Per le urgenze di interventi sulla scuola chiediamo che si operi coinvolgendo finalmente le Associazioni professionali di dirigenti e docenti che effettivamente vi operano, evitando idee di pletoriche adunate già negativamente sperimentate in passato.

Roberto Pellegatta, Presidente DiSAL

APEF – Quanto vale l’insegnamento per il governo di questo Paese?

E’ la domanda che ci facciamo appena letti i commi dal 30 al 48 dell’art.3 che riguardano le nuove disposizioni contenute nel Disegno di Legge di stabilità per 2013, presentato dal Governo.

Evidentemente non bastava quanto fatto dal 2008 ad oggi in termini di tagli draconiani di personale ATA nelle segreterie, di cancellazione di fatto degli scatti di anzianità, di blocco dei contratti, ora ulteriormente prorogato fino al 2014, di scuole, sottodimensionate ma pur sempre scuole, lasciate senza preside e direttore amministrativo titolari.

E’ successo qualcosa che ha dell’incredibile in un Paese dove i sindacati della scuola sono i più rappresentati, ma gli insegnanti hanno gli stipendi più bassi d’Europa: agli insegnanti si è aumentato l’orario di lavoro del 33% a parità di stipendio, da 18 a 24 di lezione, dando così credito alla leggenda metropolitana che gli insegnanti lavorino soltanto 18 ore a settimana. Tutto questo è stato proposto da chi dovrebbe conoscere il mondo della scuola e gli altri obblighi previsti dal contratto degli insegnanti e che evidentemente ritiene che le lezioni non vadano preparate, gli elaborati degli studenti non vadano corretti e l’aggiornamento professionale sia inutile. Ma evidentemente non conosce nemmeno le condizioni di lavoro di questa categoria nel resto Europa.

E così, mentre nei convegni si vagheggia di smart cities e scuole come civic center, di dare un tablet ad ogni classe (costo stimato da 1 a 3 miliardi di euro) gli insegnanti sono gli unici nel comparto del pubblico impiego a subire, in deroga ai contratti, scaduti ma pur sempre contratti di lavoro, una tale iniquità, anche sul piano giuridico. Ma il Decreto 29/’93 non li aveva contrattualizzati per inserirli in un regime privatistico?

Analogo provvedimento non è stato proposto, ad esempio per i professori universitari: si tratta di dimenticanza o è il riflesso di un difesa corporativa a singhiozzo?

La relazione tecnica al DdL, quantifica il risparmio di questa operazione in 240 milioni di euro per il 2013 e 721 milioni rispettivamente per il 2014 e il 2015. Cifre che sono compatibili con quanto si potrebbe ricavare dall’abolizione delle province, dal taglio del finanziamento pubblico ai partiti, dalla riduzione dei costi della politica, dalla riduzione degli innumerevoli esoneri sindacali.

Probabilmente, si è sottovalutato quanto questa disposizione, se verrà avvallata dal Parlamento, produrrà in termini di frustrazione, disaffezione e quindi tensioni e stato di agitazione inevitabile tra gli insegnanti, umiliati e offesi per l’ennesima volta da una politica, inamovibile nel mantenere i suoi privilegi, che sembra considerarli solo gli artefici costosi di una "cosa" che vale poco, quasi niente ma a cui però ogni giorno affidiamo i nostri figli.

Aumento ore di insegnamento per docenti scuola secondaria. I commenti di sindacati e politici

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur