Legge per difendere docenti da aggressioni esiste già, ma sistema marcio non la applica. Lettera

di redazione
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inviato da Giuseppe Semeraro – Ho appena letto la notizia di una petizione online per chiedere una legge che protegga gli insegnanti dal rischio di essere vittime di violenza. Credo di non essere l’unico con la consapevolezza che le leggi che puniscono severamente chi aggredisce un insegnante ci sono già e che il problema è che queste non vengono applicate. Anzi, per la legge siamo addirittura “pubblici ufficiali” e quindi per chi si azzarda a colpirci dovrebbero essere guai seri. Ma il problema è chi aggredisce un insegnante è protetto da un sistema marcio e per l’ennesima volta il danno deriva dall’impostazione aziendalistica della scuola.

In caso un insegnante fosse aggredito o anche semplicemente offeso (situazione quest’ultima frequentissima), la denuncia dovrebbe essere automatica: vedreste poi come si accorgerebbero tutti della nostra qualifica di “pubblici ufficiali”! Invece a coprire tutto sono spesso le scuole stesse che, invece di proteggere la dignità degli insegnanti, si preoccupano più di proteggere il loro prestigio, il quale sarebbe intaccato qualora si diffondessero notizie di episodi di violenza verificatesi al proprio interno. Storie del genere ne ho sentite tante e purtroppo non le ho lette sui giornali, ma mi sono state raccontate da persone con una conoscenza diretta dei fatti. Insegnanti che sono stati derubati in classe o che hanno subito gravi offese o persino hanno subito violenza, i quali, invece di ottenere la solidarietà dei dirigenti e un impegno affinché i responsabili siano puniti severamente, vengono accusati di “non sapere tenere la classe”. In pratica spesso i dirigenti non vogliono rogne (e li si può capire perché ne hanno tante) e vedono le malcapitate vittime, non in quanto tali, ma come produttrici di ulteriori rogne per loro e per la scuola. La stessa volontà di evitare rogne, unita ad una malintesa moda di un’ipocrita ”inclusione” a tutti i costi, porta anche a punizioni per i colpevoli che sono delle autentiche pagliacciate, ancora più offensive della stessa violenza subita. La colpa la do in alcuni casi alle stesse vittime, che non fanno niente per ribellarsi e a volte finiscono per cedere alla mentalità dominante che vuole gli insegnanti sempre colpevoli di tutto: alcuni invece di chiedere punizioni severe si autoconvincono di essere loro i colpevoli (o fingono per non mettersi i presidi contro).

Leggendo i vari fatti di cronaca, naturalmente, non si può essere per niente certi che questi rientrino nei casi che ho raccontato sopra, ma è comunque interessare riportare alcune dichiarazioni così come sono. Ognuno potrà farsi la sua idea.

“Qualcosa non ha funzionato. Avrò commesso un errore, non so. Mi sento di aver fallito. Il mio pensiero va sempre e soltanto a quel ragazzo.” (Dichiarazione di Franca Di Blasio della provincia di Caserta sfregiata al volto da un suo alunno. Trentadue punti di sutura.)

“Mio figlio non ha fatto niente, anche i compagni negano l’accaduto e i bidelli di nulla si sono accorti.” (Il padre di un bambino che secondo alcuni giornali avrebbe colpito a un braccio la sua insegnante – sette giorni di prognosi – in una scuola media della provincia di Piacenza. Non si capisce perché sia finita al pronto soccorso se nessuno l’ha colpita.)

“Abbiamo avviato un programma su tutti i ragazzi della classe perché siamo pur sempre in una dimensione educativa e gli studenti stanno imparando quello che sarà il loro bagaglio da adulti”. E si dispiace dell’attenzione mediatica che è piombata sull’episodio – “che non può fare bene né al ragazzo né all’insegnante”. “Il ragazzino aveva già creato problemi. Ma il conflitto fa parte della dimensione educativa.” (La preside della stessa scuola della provincia di Piacenza. Che sia stata ferita e umiliata la scema di turno, sembra che non sia la sua principale preoccupazione. Il conflitto fa parte della dimensione educativa finché menano gli altri.)

“Particolarmente timida e un po’ impacciata, ha chiesto ad alcuni ragazzi di scrivere alcune frasi alla lavagna. Ne hanno un po’ approfittato. C’è stata qualche risata di troppo e qualcuno le ha messo dello scotch nella borsetta dell’insegnante. Nessun l’ha legata e, tanto meno, presa a calci. Qualcuno poi ha ripreso con il cellulare mettendo in rete le immagini, le stesse poi tolte dai social.” (Il preside dell’ultima insegnante vittima di, non meglio specificabile bullismo viste le diverse versioni, ad Alessandria.)

“Vittima questa volta sono i ragazzi, si sono visti descrivere come delinquenti, sono stati demonizzati ingiustamente. È vero che hanno mancato di rispetto ad una insegnante che per altro ha delle difficoltà fisiche, deridendola e non dando ascolto alle sue richieste, è vero che è intervenuto un ragazzo più grande a riportare ordine, ma è assolutamente falso ed infamante che l’insegnante sia stata legata su una sedia, che sia stata presa a calci e pugni la sedia stessa. Come è assolutamente falso che filmati dell’accaduto siano stati postati sui social.” (Dichiarazioni dei genitori delle “vittime”. Se i figli sono le vittime, l’insegnante cos’è? Si mettano d’accordo con il preside per i filmati o immagini postati sui social. Per il resto tra le due parti c’è sintonia piena.)

“Sono già stati presi provvedimenti. Erano una decina, mi hanno un po’ derisa, fatto scherzi. Sono stati richiamati. Mi hanno circondata e mi hanno fatto scherzi. Mi spostavano la cattedra, io ho difficoltà a deambulare e loro allontanavano il tavolo. Ma, ripeto, sono stati presi provvedimenti. No, è successo una volta sola, ma va bene così. Il dirigente è intervenuto perché il suo ruolo è controllare. Ma certo che si sono scusati, è stato un episodio di goliardia. Alcuni di loro sono studenti bravissimi, si sa che nel biennio sono un po’ così. La punizione l’hanno avuta, è stata giusta almeno evitiamo che lo facciano di nuovo”. (Le mirabolanti dichiarazioni dell’insegnante della scuola di Alessandria.).

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