Legge di Bilancio, tempi cupi per la scuola: almeno 15 miliardi per le bollette, poi Superbonus e Reddito di Cittadinanza

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La Legge di Bilancio destinerà almeno 15 miliardi di euro al dossier energia. Lo si apprende da fonti di governo, alla vigilia del Consiglio dei Ministri sull’aggiornamento della Nadef. La riunione del governo, che non è ancora stato convocata ufficialmente, è prevista nel tardo pomeriggio.

Sono previsti anche una “manutenzione straordinaria” del Superbonus 110% e del Reddito di cittadinanza. L’esecutivo si aspetta che il 2022 e il 2023 siano gli anni più complicati sul piano dell’emergenza energetica.

In base a quanto si apprende il nuovo Governo prevede di investire il 75% delle risorse messe nella manovra per combattere il caro energia.

Il Pil dovrebbe attestarsi nel 2023 a +0,6% (come nella previsione tendenziale del precedente esecutivo) e l’indebitamento netto al 4,5% del Pil. Lo si apprende da fonti di governo. Con un deficit al 4,5% nel 2023 si apre uno spazio per il prossimo anno di oltre 21 miliardi: questo se l’indebitamento tendenziale restasse confermato al 3,4% come indicato nella Nota al Def messa a punto dal governo Draghi. Non è però escluso che il dato venga rivisto, alla luce dell’ultimo dato sul Pil superiore alle attese nel terzo trimestre 2022.

Alla scuola solo le briciole

Alle misure non energetiche, dunque, resterà solo un quarto della manovra. Pertanto, allo stato attuale, se il quadro dovesse essere davvero quello prospettato, per la scuola non rimarrebbero che le briciole. Nella migliore delle ipotesi.

Il primo pensiero va al rinnovo contrattuale che in tale scenario rischia di diventare ancora più problematico: posto che il rinnovo del CCNL al momento prevede le risorse stanziate dalla precedente Manovra, la speranza dei sindacati è sempre stata quella di poter ottenere qualche risorsa in più per il contratto scaduto.

Si attende nel frattempo una risposta in merito alla questione di circa 340 milioni in più provenienti dal MOF: come sappiamo, infatti, nel corso del rinnovo del CCNI del salario accessorio, è stato raggiunto l’accordo spinto da mesi dai sindacati, di spostare una parte della cifra prevista per il MOF al contratto scuola.

Come abbiamo spiegato in precedenza, il Presidente dell’Aran nel corso dell’incontro con le organizzazioni sindacali del 18 ottobre, ha informato che l’integrazione dell’atto di indirizzo, che prevede per la messa a disposizione delle risorse riguardanti la valorizzazione del personale della scuola, circa 340 milioni, sta completando il suo iter ed è attualmente al MEF.

In tale prospettiva le organizzazioni sindacali dovranno valutare con attenzione tale realtà e cioè che quelle risorse aggiuntive non saranno presenti quasi sicuramente. Quindi appare quasi impossibile ottenere qualcosa in più per questo contratto e l’ipotesi di firmare subito un contratto ponte, come sostenuto dal sindacato Anief, non appare più così irrealistica.

Gli oltre 300 milioni dal MOF non incideranno molto sulla busta paga in base alle stime complessive e siamo infatti abbondantemente lontani dalle 3 cifre che chiedevano i sindacati.

A conti fatti bisogna considerare che i docenti in busta paga potrebbero ricevere una cifra compresa fra i 15-20 euro circa in più. La base di partenza è, come sappiamo, un aumento medio di circa 50-60 euro netti in busta paga a cui bisognerà aggiungere, dunque, le risorse provenienti dal salario accessorio.

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