Legge di Bilancio. Presentati 5mila emendamenti, 70 sono dell’Anief sulla Scuola

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Anief – Sono quasi 5mila gli emendamenti presentati alla Legge di Stabilità, il disegno di legge di bilancio 2017 (A.C. 4127- bis) su cui, da domani, le Commissioni competenti della Camera dei Deputati cominceranno a verificare la fattibilità: tra le richieste motivate di modifica, ci sono anche le 70 presentate dall’Anief alla Commissione Bilancio ed incentrate sulla Scuola.

L’esame degli emendamenti prenderà il via nel giorno dello sciopero Anief e della manifestazione nazionale organizzata dallo stesso sindacato autonomo davanti a Montecitorio.

L’oggetto delle modifiche richieste è a trecentosessanta gradi: riguarda le tante storture della Buona Scuola, la Legge 107/2015; la piaga del precariato scolastico; le graduatorie ed esaurimento e d’istituto; gli idonei e vincitori non assunti del Concorso a cattedra 2016; le prossime selezioni pubbliche nazionali, anche per Dirigenti scolastici, Dsga, Coordinatori di segreteria, con riserve per alcune categorie di lavoratori; la carriera del personale docente e Ata; lo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale; l’abolizione della trattenuta del Trattamento di fine rapporto; il blocco del primo gradone stipendiale per i neo-assunti dal 2011; l’estensione dell’Ape “social” a tutti gli insegnanti.

Nello specifico, su stipendi e carriera, l’Anief ha chiesto ai parlamentari di applicare quell’indennità di vacanza contrattuale, congelata dal 2008, che permetterebbe di far tornare gli stipendi sopra l’inflazione e non ben 16 punti sotto come avviene oggi; di cancellare l’iniqua trattenuta del 2,5% sul Tfr che la Corte Costituzionale, attraverso una doppia sentenza, la 223/2012 e la 244/2014, ha incasellato come illegittima l’operazione “nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva”; di eliminare l’assurdo accordo, sottoscritto con quasi tutti i sindacati rappresentativi, di eliminare il primo gradone stipendiale dei neo-assunti, condannandoli a quasi 10 anni di stipendio-base immutato; di estendere l’Ape, cosiddetta social, a tutte le categorie di insegnanti, perché è accertato che la professione, prescindendo dal tipo di discenti, sia tra le più logoranti che esistono e a rischio burnout.

Sul fronte della “Buona Scuola”, il giovane sindacato ha chiesto di abolire l’ambito territoriale e la chiamata diretta che, nel suo primo anno di applicazione, hanno determinato un’innumerevole sequenza di errori e nomine discrezionali; il vincolo triennale sulla mobilità che non permette ai neo-assunti di chiedere trasferimento almeno per tre anni (anche gli educatori verso la primaria, pur facendone parte a tutti gli effetti); il blocco degli organici del sostegno che ferma a meno di 100mila cattedre la quota di quelle di diritto, lasciandone 40mila in deroga e, quindi, alle supplenze fino al 30 giugno dell’anno successivo; lo spostamento nell’organico di diritto di tutte le cattedre libere, anche la somma di spezzoni, oggi bloccate in organico di fatto; la stabilizzazione di 35mila unità di personale Ata, anziché fermarsi a meno del turn-over; l’assunzione, inoltre, di tutti i docenti ed educatori che abbiano svolto oltre 36 mesi di supplenze, anche non continuative, come indicato dalla Corte di Giustizia Europea, attraverso un piano straordinario di immissioni in ruolo.

Per quel che riguarda il precariato, gli emendamenti riguardano il bonus per il “merito” annuale e per l’aggiornamento professionale (500 euro), da cui sono stati incredibilmente esclusi tutti i supplenti, oltre che gli educatori e il personale Ata; la valutazione per intero del servizio pre-ruolo, anche oltre i primi quattro anni, e di quello svolto nella paritaria, ai fini della ricostruzione di carriera; l’abolizione del vincolo dei 36 mesi di supplenze, oltre il quale il precario non verrebbe più nominato, prevista dalla Legge 107/2015, che sovverte le indicazioni espresse dalla curia europea secondo cui scatta l’assunzione e non il respingimento del lavoratore; l’aggiornamento annuale delle Graduatorie ad esaurimento, quindi, anche di quelle d’istituto; l’inserimento in una fascia aggiuntiva delle GaE di tutti coloro che oggi risiedono solo nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto, pur essendo regolarmente abilitati all’insegnamento; la possibilità di presentare domanda di supplenza non più ad appena 20 scuole ma, bensì, all’intero ambito territoriale dove sono collocate; all’apertura ai laureati, iniziando a dare loro la possibilità di partecipare ai Concorsi a cattedra, ma anche nella terza fascia delle graduatorie d’istituto.

A proposito di concorsi, l’Anief reputa centrale che venga introdotta una riserva dei posti, il 40 per cento, rivolta ai precari “storici” della scuola; come deve essere attivato un corso-concorso per Dirigenti scolastici, ad iniziare da coloro che hanno condotto il contenzioso a seguito della cattiva gestione dell’ultima selezione nazionale, datata 2011, con una parte dei posti che dovrebbe essere ulteriormente riservata a presidi incaricati e ai vicari che hanno assunto tale ruolo per anni; allo stesso modo, anche il concorso per Dsga, annunciato nelle scorse settimane dal Miur, dovrebbe contenere una percentuale dei posti messi a bando per il personale amministrativo che ha svolto la funzione di reggente; si attende, infine, l’avvio della selezione per assumere l’incarico di Coordinatore di segreteria.

Sul Concorso a cattedra del 2016, in parte ancora non concluso, è bene che si istituisca sia un albo nazionale dei vincitori, in modo da assumerli anche oltre regione qualora non vi siano più disponibilità di posti nelle vicinanze, sia l’abbattimento del limite del 10 per cento di idonei, visto che sono considerati tali tutti coloro che hanno avuto almeno una valutazione pari a 7 nelle prove svolte e non si comprende perché debbano essere esclusi a priori. Anief richiede, sempre con emendamento, infine, l’istituzione di un albo di ricercatori universitari, l’introduzione della disciplina di “Diritto” nel biennio propedeutico comune a tutti gli istituti superiori e nell’ambito della formazione prevista per l’alternanza scuola-lavoro del triennio finale.

Le richieste di emendamento alla Legge di Stabilità sono alla base della piattaforma sindacale che ha portato allo sciopero nazionale proclamato per l’intera giornata di domani dall’Anief, con contestuale manifestazione nazionale che si svolgerà davanti a Montecitorio dalle ore 8.00 alle ore 13.00. Tutto il personale scolastico avrà la possibilità di aderire e, per tale motivo, nei giorni scorsi è stato comunicato a studenti e famiglie che le lezioni previste potrebbero non svolgersi con regolarità: davanti al palazzo di Montecitorio, si recheranno i lavoratori, provenienti da tutta la Penisola, che intendono sensibilizzare i parlamentari per cambiare la Legge di Stabilità 2017.

“Arriviamo a questo sciopero e alla manifestazione davanti ai palazzi del Parlamento – ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – facendoci portavoce di tantissimi lavoratori della scuola: approvare i nostri emendamenti significa dare seguito alle richieste di chi vive e gestisce la scuola ogni giorno, dopo essersi reso conto sulla propria pelle che le norme in vigore necessitano di modifiche urgenti. Ma anche tornare a valorizzare il lavoro di chi svolge un ruolo delicato e fondamentale per la crescita dei nostri giovani cittadini, in cambio di stipendi che sono in fondo all’area Ocse. L’occasione per riparare a questa iniquità è proprio la Legge di Stabilità, ma occorrono risorse e non più ‘mance’. I parlamentari – conclude Pacifico – lo devono capire e domani lo grideremo a gran voce”.

Versione stampabile
anief anief voglioinsegnare