Legge di bilancio, Cub: “Il Governo regala soldi alla scuola privata e umiliare quella pubblica”

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“Draghi e Bianchi hanno annunciato a gran voce di aver recuperato altri 180 mln per la scuola e di aver inserito queste somme nel maxiemendamento alla propria proposta di legge di bilancio. Viene subito da chiedersi, visto che non siamo al mercato dove si tira sui prezzi, per quale ragione i nostri due eroi, agendo da persone serie, non abbiano destinato fin da subito più fondi alla scuola. Ma si tratta di domande oziose, visto il grande consenso mediatico che accompagna i “migliori”, su stampa e televisione”.

E’ il commento del sindacato Cub Scuola in merito alle misure previste dal maxiemendamento alla legge di bilancio 2022 presentato dal Governo.

“Resta inteso che consideriamo questi 180 mln una miseria poiché, come ripetiamo da tempo, da oltre 30 anni i diversi governi italiani hanno destinato al nostro sistema d’istruzione, e continuano a farlo, 24 mld in meno rispetto a quanto fanno, in media, i governi dei paesi OCSE. Tuttavia, esaminando meglio la proposta, c’è da restare basiti”, prosegue Cub.

“20 mln, oltre il 10% del totale, va alla scuola paritaria, cioè alle scuole private che sono in grandissima misura cattoliche e che, secondo l’art. 33 della nostra dimenticata Costituzione, non dovrebbero costituire un onere per lo Stato”, ancora il sindacato di base.

E prosegue: “100 mln sono destinati a sanare una grandissima ingiustizia: l’esclusione del personale precario ATA, assunto per fronteggiare l’emergenza Covid, dalla proroga dei contratti fino al termine delle lezioni che è stata invece prevista per i docenti. Peccato però che questo stanziamento garantisca solo il rinnovo di circa 8.000 posti a fronte degli oltre 22.000 contratti in corso! Una situazione che, anche tenendo conto di eventuali risparmi pregressi, prelude al licenziamento di massa per moltissimi tra questi preziosi colleghi. 60 mln si aggiungono alle risorse per il salario accessorio dei docenti. Evidentemente chi sta al governo non ha chiaro che il problema non è il salario accessorio, che va ad alcuni, ma quello base che compensa il nostro normale lavoro a scuola. Questo, dal 2008, è cresciuto di circa 40 euro netti portando così i nostri stipendi al punto più basso di tutto il pubblico impiego e tra gli ultimi in Europa”.

“Un governo che, a fronte di una simile situazione, si ostina a fomentare la guerra tra poveri per promuovere non già chi svolge il duro lavoro in classe ma coloro che inseguono ogni tipo di progetto “à la page” ha evidentemente perso il contatto con la realtà ed è bene che si faccia da parte”, conclude la Cub.

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