L’effetto boomerang del 6 in condotta. Parla il pedagogista

di redazione
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L’idea di reintrodurre il 6 in condotta come strumento di educazione muove delle critiche.

La Proposta di legge presentata dai Senatori leghisti porterebbe alla creazione di un giudizio sul ragazzo dal quale potrebbe essere difficile tornare indietro.

Il parere del pedagogista

E’ la considerazione pedagogista lariano e docente della Bicocca Raffaele Mantegazza, secondo il quale “Si crea la maschera del cattivo; gli si mette la giubba e diventa davvero difficile toglierla. E, soprattutto alle elementari, è proprio qualcosa da non fare. Attenzione, non sto dicendo che agli alunni va permesso qualsiasi cosa, non vuol dire non proteggere le vittime dei bulli. Però: provare a risolvere la situazione in modo tranciante non è necessariamente la strada giusta. C’è un recupero educativo da considerare e un lavoro grosso da fare, anche coinvolgendo i servizi e gli educatori. Il bullismo è un tema molto più complesso di come sembra: prendere strade semplificatorie può essere molto pericoloso”.

Come scrive la Provincia di Como, giornale locale dove si è tenuto un dibattito su questo tema, il problema va risolto partendo dai genitori.  “È la società a doversi interrogare – aggiunge – basti vedere gli esempi non positivi spesso propinati. Se può avere un senso alle superiori, e comunque ci sarebbe da discutere, il voto di condotta diventa incomprensibile alle elementari. Non vedo perché il comportamento dei ragazzini non debba essere migliorato attraverso una scuola di qualità, coinvolgente e incentivando i lavori di gruppo e l’integrazione degli alunni con difficoltà comportamentali. Mi pare si cerchi di risolvere con un numero un problema più radicato, capace peraltro d’andare oltre il bullismo in senso stretto. Una volta che mettiamo cinque in condotta, cosa cambia? Anzi, crei lo stigma e la persona socialmente segnata. Ecco, lo trovo abbastanza fuori luogo”.

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