L’educazione musicale così bistrattata, occorre cambiare. Lettera

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Inviato da Maria Giacin. Gentile Ministro Bianchi, desidero comunicarLe una mia riflessione sullo stato attuale della scuola italiana e in particolare sulla condizione vissuta da migliaia di docenti italiani delle scuole di ogni ordine e grado.

Solo due cose su di me, visto che non ci conosciamo. Sono una docente di filosofia di Belluno, da un anno in pensione dalla scuola statale. Mi dedico alla saggistica e scrivo per alcuni giornali. Da alcuni anni mi interesso di musica e questo mi ha consentito di prendere atto di quanto la formazione musicale incida profondamente sulla crescita e sulla salute psicofisica della persona, di qualsiasi età, per il carattere di rigore e assieme di fantasia che contraddistinguono la musica, sia nel suo aspetto tecnico-formale, sia nel processo della composizione e della esecuzione.

Vengo al dunque, ponendo alcune domande sia a me che a Lei.

È mai possibile che in Italia, nazione che vanta una cultura musicale eccelsa, tale da potersi distinguere in tutto il mondo, l’educazione musicale sia ancora così bistrattata, al punto tale da permettersi di liquidare, in quattro e quattr’otto (vedasi l’ultimo atto del concorso straordinario) fior di docenti di musica, detentori di diplomi di Conservatorio con voti apicali, compositori di musica, vincitori di premi nazionali e internazionali, scrittori di testi di musica riconosciuti dalle migliori case editrici italiane?

È mai  possibile continuare a lasciare al palo migliaia di docenti, di ogni area disciplinare, nell’incertezza di un posto di lavoro nelle scuole italiane, note in tutta Europa, questo sì, per la girandola infame dei precari, ogni anno assunti e ogni anno licenziati?

E’ mai possibile che non si capisca che chi ha una diploma quinquennale di scuola secondaria superiore e un diploma di Conservatorio ha lavorato duro e durissimo almeno per dieci anni acquisendo quelle regole di precisione, di organizzazione del pensiero, di assimilazione analitica e sintetica, regole che, mutatis mutandis, valgono per qualsiasi disciplina, scientifica o umanistica che sia, e che costituiscono l’ossatura di ogni metodo didattico riferibile a qualsiasi atto di assimilazione e trasmissione del sapere?

E’ mai possibile che non esista da anni un corso abilitante in educazione musicale che metta al riparo, chi nell’animo è musicista, dal ricorrere a conseguire altre abilitazioni, altri master o diplomi creanti punteggio (in graduatoria), per i quali diplomi un professionista della musica potrebbe, a buon diritto, risultare estraneo?

E’ mai possibile che non ci si renda conto che anche i musicisti devono poter vivere dignitosamente, devono poter trovare, almeno dopo tre anni di precariato, una dignitosa stabilità lavorativa?

Abbiamo bisogno di persone lungimiranti capaci di mettere l’Italia al passo con quella parte di Europa che meglio sa esprimere la capacità di salvaguardare una cultura plurimillenaria fondata sul valore imprescindibile della formazione-istruzione, che ricostruisce, rinnova e libera con gioia e con continuità la bellezza, all’insegna del rigore e della fantasia

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