L’educazione all’aperto nel dopo Covid

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Come le pratiche dell’Outdoor education possono venire incontro alle nuove esigenze di riorganizzazione degli spazi didattici

L’orientamento pedagogico dell’OE non definisce quali attività o percorsi didattici debbano essere attuati o quali obbiettivi si debbano raggiungere, tutto questo attiene alla specificità del contesto scolastico e del suo ambiente, e alle scelte degli/delle insegnanti. L’OE pone l’accento su un punto di vista: quello di valorizzare le opportunità dello star-fuori (out-door) e del concepire l’ambiente esterno come luogo di formazione. Molte ricerche dimostrano l’efficacia di questo orientamento dal punto di vista sia della qualità degli apprendimenti, curricolari e trasversali, sia del benessere per i bambini e gli insegnanti.

La reclusione dell’infanzia dovuta all’emergenza covid-19 non ha fatto che esasperare una condizione di vita dei bambini già ampiamente segnata dalla chiusura in ambienti scolastici e domestici: i danni di questa “iperprotezione” sono ampiamente documentati dalla letteratura scientifica.

Ora diventa più che mai urgente restituire all’infanzia tempi e spazi di vita all’aperto dove il corpo e il movimento, l’intelligenza e le emozioni possono dare forma a una pedagogia attiva e salutare.

Per accompagnare le scuole in questa nuova sfida, il libro Outdoor Education: prospettive teoriche e buone pratiche, a cura di Roberto Farnè, Alessandro Bortolotti, Marcella Terrusi, offre una varietà di contributi in cui si uniscono riflessioni teoriche e linee di intervento, quadri di ricerca e suggestioni culturali a sostegno dell’OE non come “moda” educativa, ma come modo di fare educazione a cui è necessario essere formati, come insegnanti e pedagogisti, educatori sociali e dell’infanzia.

Infatti l’Outdoor education si propone come l’orientamento a cui la scuola è chiamata a corrispondere coniugando insieme benessere e didattica.

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