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L’educazione ai talenti e l’esperienza dei docenti di Mattia Maugeri: in allegato il progetto LABTALENTO

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“Per il bene dei nostri figli educhiamoli fin dalla culla ad avere una mente nobile, un alto senso dei valori e splendide qualità. Nel nostro Istituto usiamo il violino per sviluppare queste qualità nei bambini” così Shinichi Suzuki ha iniziato a parlare, qualche decennio fa, di quello che riteniamo essere il migliore approccio alla scuola delle competenze e del “mondo migliore”, con donne e uomini migliori.

Famoso, a tal riguardo, è il volume “Nurtured by Love” nel quale il dottor Suzuki afferma che il talento è un prodotto dell’ambiente. I nostri figli, i bambini e i ragazzi delle nostre scuole, molto talentuosi (anche se sovente nessuno se e occupa sufficientemente) non nascano con un talento ben definito afferma Suzuki. Vanno educati al talento, al valore, al dono. Talenti, valori e doni che andrebbero riconsiderati, potenziati, supportati, amati dagli insegnanti e, attraverso essi e per mezzo di essi, dagli alunni, dalla comunità, dagli stessi genitori. Ambiente è la parola chiave del libro del dotto Suzuki e la parola chiave, anche, delle sue capacità, e “l’unica qualità superiore che un bambino può avere alla nascita è la capacità di adattarsi con più velocità e sensibilità al suo ambiente”. E noi? A scuola che facciamo? C’è un docente che, nella molteplicità di relazioni umane che questa professione mi permette di avere, mi ha commosso particolarmente. Ma non per la rarità (anche) della narrazione ma per l’emozione e l’orgoglio che il collega ha manifestato nel raccontare alla redazione “il talento” di un suo alunno. Rarità? Certamente non cosa abituale. Ed il riferimento è all’insegnante Francesco Sciacca dell’Istituto Comprensivo Villasanta (MB) diretto magistralmente dal dirigente scolastico Prof.ssa Nora Terzoli. Rarità e professionalità che, come abitudine, narriamo e proponiamo come esempio di eccellenza.

Il Ventunesimo secolo ha bisogno di questa varietà di talenti e di personalità

Nel 1997 Jacques Delors in “Nell’educazione un tesoro” affermava “Più che mai, il ruolo fondamentale dell’educazione sembra essere quello di dare agli individui la libertà di pensiero, di giudizio, di sentimento, di immaginazione di cui essi hanno bisogno per poter sviluppare i propri talenti e per rimanere per quanto possibile al controllo della propria vita. In un mondo in continua trasformazione, in cui l’innovazione sociale ed economica sembra essere una delle principali forze motrici, si deve dare senza dubbio un posto speciale alle doti dell’immaginazione e della creatività, le manifestazioni più chiare della libertà umana, che possono subire il rischio di una certa standardizzazione del comportamento individuale. Il Ventunesimo secolo ha bisogno di questa varietà di talenti e di personalità”

Il Talent Education Program del Dr. Suzuki a Matsumoto

Prima di narrare “l’educazione al talento” sulla quale stanno scommettendo i docenti di Mattia Maugeri, della classe 5B della scuola “Oggioni” di Villasanta (MB), responsabile di plesso l’insegnante Giuliana Refaldi, ci soffermiamo, ancora un poco, sugli straordinari risultati prodotti al “Talent Education Program “ di Suzuki sperimentati a Matsumoto, in Giappone. Risultati che sono stati elogiati da educatori e musicisti di tutto il pianeta. Il dottor Suzuki afferma di aver sviluppato la sua filosofia di insegnamento per un lungo periodo di tempo, dopo aver studiato il violino e dopo aver osservato i bambini e il modo in cui apprendono. “Il talento è un insieme di predisposizione ma anche di volontà, di libertà di realizzarsi di responsabilità. E decisiva risulta essere la presenza di figure di riferimento quali mentoring, modelli, allenatori, maestri” come affermava Cinque.

L’ambiente totale

Parla nel volume “Nurtured by Love” dell’enorme importanza “dell’ambiente totale del bambino in tenera età, non a cinque o sei anni, ma a un mese”. Suzuki, nel suo volume, narra, tra le altre molteplici esperienze, anche quella di bambino piccolo, il neonato, assorba tutto ciò che sente, buono o cattivo, comprese le parole, la musica e gli atteggiamenti intorno a lui. Racconta, con passione e trasporto scientifico (entrambi indispensabili per trasmettere l’esperienza) la storia di un bambino in braccio che ascolta quotidianamente il Concerto in la minore di Vivaldi suonato da sua sorella e sui dischi, e come il bambino riconosce presto il “suo” pezzo. Poi, in tenera età, quattro o cinque anni, con l’allenamento il bambino impara facilmente il pezzo sul proprio violino. Il libro, per quanti lo ritenessero utile, potrebbe, senza ombra di dubbio, servire da manuale per tutti i genitori e per tantissimi insegnanti che non si spingono lungo il crinale del “talento” e non adottato metodologie e scelte pedagogiche tese, meglio, protese verso questa ricerca di potenzialità e, peggio ancora, non creano un ambiente adatto a svilupparle, allenarle, potenziarle. L’enfasi del Dr. Suzuki è sull’ambiente fin dalla nascita. L’obiettivo non è che ogni bambino diventi un virtuoso, anche se alcuni lo hanno fatto, ma che attraverso l’Educazione ai Talenti diventi un essere umano migliore, più “nobile”, dotato di autodisciplina, amore per la bellezza e un cuore nobile e generoso. Non è un progetto educativo ambizioso; è semplicemente un progetto nobilissimo.

Prima il carattere, poi l’abilità

Nell’organizzare il suo programma a Matsumoto, il dottor Suzuki afferma di aver in mente il motto della sua alma mater, che era: “Prima il carattere, poi l’abilità”. E, in effetti, dalla narrazione dei docenti del team della 5B della scuola Oggioni del prestigioso Istituto Comprensivo Villasanta (MB) (classe frequentata dall’alunno Mattia Maugeri) formato dagli insegnanti Francesco Sciacca, Simona Ornaghi e Susanna Malnati, è davvero questa la vera scommessa educativa di ogni ciclo e, in maniera particolare, del primo segmento del Ciclo di Base.

A scuola la “pratica quotidiana”

Attraverso lo sforzo costante e la pratica quotidiana, si possono “educare al talento” con pazienza i bambini considerati privi di capacità che, invece, necessitano di un ambiente familiare e scolastico totalmente adatto alla valorizzazione delle performance valoriali e talentuose. Nel caso di Mattia la sua materia è la musica e il suo strumento è il pianoforte, ma la sua filosofia generale è più ampia, poiché si occupa della direzione ultima del bambino nella vita e dello sviluppo della fiducia nelle proprie capacità. Il percorso di Mattia a casa (grazie ad una famiglia particolarmente attenta agli ambienti totali e ai talenti del figlio) parla della felicità che il bambino ha come risultato di fare bene qualcosa. E il piano lo suona, divinamente.

Il metodo corretto per educare ai talenti

Nell’allenamento, che generalmente interessa l’alunno (nella sua sfera affettiva, relazionale ed emotiva) devono essere usati i metodi corretti. È qui che la madre e il padre come insegnanti a casa sono importanti tanto quanto lo sono i docenti a scuola e come lo è il rapporto sinergicamente educativa che si istaura tra famiglia e scuola, come ha sottolineato in un suo recente articolo, su questa rivista, il professore Filippo Nobile.

La “lingua madre” come la musica

Suzuki ha compreso che la via maestra è l’educazione e l’ambiente accogliente analizzando la questione didattico-educativa legato alla “lingua madre”. Si rese conto che i bambini, sia gli apparentemente brillanti che i non tali, potevano facilmente imparare la loro lingua o il loro dialetto in tenera età. Da ciò dedusse che un bambino, ascoltando quotidianamente la musica da suonare e ripetendola costantemente nell’esecuzione effettiva (pratica), con lo stesso metodo della “lingua madre”, poteva suonare uno strumento musicale. Come dice, in Nurtured By Love, “si può dire quali altezze possano raggiungere i bambini se li educhiamo adeguatamente subito dopo la nascita”. Processo che deve continuare a scuola e con la scuola, come, riteniamo avvenga, con grandi risultati, nella scuola degli insegnanti Francesco Sciacca, Simona Ornaghi e Susanna Malnati, Simona D’Ellena e Anna Rita Lombardi.

Il “Contest – The Future” di Roberto Cacciapaglia e il giovane Mattia Muageri

Apprensione, dunque, non solo per i genitori Lorella Spinello e Giuseppe Maugeri, ma anche tra gli insegnanti, per l’esibizione del loro alunno Mattia al “Contest – The Future” di Roberto Cacciapaglia. Coinvolgimento emotivo ed educativo che testimonia, abbondantemente, la strepitosa dimensione relazionale e formativa che si respira in questa scuola che, anche stavolta, portiamo come esempio di eccellente pratica.

Progetto LABTALENTO dell’Università di Pavia

Nell’ambito del progetto STIMA dell’Università di Pavia, il LabTalento da anni propone incontri aperti al pubblico cormai noti come LABORATORI STIMA: laboratori multidisciplinari ed esperienziali secondo il modello STIMA. Le attività vengono svolte da specialisti delle singole discipline e dallo staff del Labtalento. I laboratori sono aperti a bambini/ragazzi dai 6 ai 13 anni (scuola primaria e secondaria di primo grado/elementari e medie) che partecipano senza i genitori. In allegato l’interessante progetto, utile esempio di laboratorialità connessa al talento.

10.05.2023 – allegato – PROGETTO LABTALENTO

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