L’economia vive se vive la scuola. Lettera

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inviata da Fernando Mazzeo – In questo particolare momento, caratterizzato da una preoccupante diminuzione dell’occupazione, di distanziamento sociale e formativo, le diverse scuole economiche e pedagogiche fanno fatica ad indicare una via di soluzione e di superamento di quella che può essere definita una crisi economica, sociale ed educativa di enormi proporzioni dovuta all’emergenza sanitaria.

L’ economia e la scuola hanno perduto il proprio slancio e non danno più i risultati di un tempo. La carenza di proposte alternative per accrescere lo sviluppo economico e culturale del nostro Paese, induce a parlare di crisi dell’ economia e di crisi dell’educazione senza precedenti.

Questi settori vitali non solo non crescono, ma si stanno degradando e impoverendo sempre più.

Inoltre, il freno imposto alle attività produttive e socio-educative, sta determinando il progressivo prosciugamento delle risorse economiche e interiori dell’uomo.

Per ridare slancio all’intero tessuto sociale, tutto il modo di intendere l’economia, il lavoro, la produzione e l’educazione va ripensato. Le teorie dello sviluppo devono liberarsi dai dogmi e dalle verità scadute e trasformarsi in teorie dello sviluppo della persona, capaci di valorizzare le risorse umane imprigionate e non utilizzate e metterle in grado di produrre nuova ricchezza.

Le teorie dello sviluppo non sono anonime, ma sono teorie dello sviluppo di un soggetto: la persona. Se non si sviluppa la persona non ci può essere crescita economica, sociale e politica.

Economia ed educazione devono coincidere, non possono divergere. La crisi della crescita economica è la crisi della crescita della persona. Capitalismo e persona sono due termini indissociabili. Il vero capitale è il capitale dell’uomo che studia e lavora.

Purtroppo, il diritto alla salute, il diritto al lavoro e il diritto all’educazione continuano ad essere considerati in maniera disgiunta. Questa scomposizione dei diritti sociali sta causando una disarticolazione dell’uomo e quindi una negazione della persona.

Mentre per l’esercizio dei diritti individuali è sufficiente una politica assistenziale, per l’esercizio dei diritti sociali, è indispensabile una seria politica educativa. Se non si favorisce lo sviluppo della persona attraverso l’educazione, non ci può essere crescita economica, politica e sociale. Oggi registriamo una delle più gravi crisi economiche, perché è venuta meno la centralità dell’uomo all’interno del sistema dei valori della società. Se si nega l’educazione e si ostacola la formazione è la stessa persona che viene meno.

Scuola, salute, lavoro, educazione sono termini che si richiamano a vicenda, perché si riconducono al concetto di uomo, sono proiezioni della persona, di ogni persona nella ricchezza di tutte le sue
dimensioni interiori ed esteriori. Più uno sarà unito all’altro, più il corpo sociale costituirà un tessuto connettivo che salverà l’uomo e la società dalla decadenza.

La teoria dell’homo oeconomicus è destinata a fallire se non trova la propria espansione in un preciso contesto socio-educativo.

La nostra società ha bisogno di un nuovo concetto di economia fondato sulla capacità di stabilire liberamente e responsabilmente la scala di valori che si introduce nel processo produttivo ed educativo e che deve essere al servizio dell’uomo.

Oggi si richiede non tanto la crescita del capitale fondato sulla produzione e sul consumo, ma la crescita del capitale umano fondato sull’educazione. L’economia per potersi sviluppare ha bisogno dell’uomo, di tutto l’uomo.

In questa prospettiva, sovrano non è più il sistema produttivo, ma il processo educativo in cui il soggetto può riappropriarsi delle relazioni sociali, del lavoro e della salute.

L’emergenza economica e sanitaria sta cambiando la società e il mondo intero. Per cambiare in bene occorre una nuova teoria del valore: non la teoria del valore lavoro-produzione-consumo, ma la teoria del valore scuola-educazione-cultura.

Si tratta di un passo gigantesco che consentirà all’uomo di svilupparsi attraverso la sua educazione. Di qui la speranza non tanto di un nuovo corso economico, ma di un’autentica rivoluzione culturale.

La pandemia sta distruggendo l’uomo, le sue tensioni interiori ed esteriori. Ripartire dalla scuola significa ricomporre l’uomo, farlo rivivere e rimetterlo al centro della storia.

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