Le Università pronte ad accogliere 54 mila nuovi docenti per la formazione iniziale: 42 mila subito, 12 mila a febbraio. Anief: bene, ma va garantito l’accesso diretto ai corsi a chi ha svolto tre anni di supplenze e a chi è di ruolo

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Le Università italiane si stanno organizzando per accogliere 100 mila aspiranti docenti della scuola pubblica: lo prevede, per il prossimo triennio, il DPCM che regola il percorso di formazione iniziale degli insegnanti sulla base di quanto previsto dal Pnrr.

Il nuovo percorso universitario e accademico di formazione iniziale dei docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado prevede, a breve, la selezione di 54 mila precari triennalisti o con 24 Cfu nella scuola secondaria: 42 mila già il prossimo mese e altri 12 mila a febbraio anche per chi avrà 30 Cfu. A questo scopo, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha già chiesto a che l’autorizzazione per il bando di concorso per oltre 54 mila posti per quest’anno scolastico su tornate concorsuali: i precari dovranno avere svolto tre anni di servizio, mentre i laureati possedere i 24 CFU (i futuri abilitati 30 CFU).

Secondo il presidente Anief Marcello Pacifico “è sicuramente un bene la decisione di tornare alla formazione iniziale universitaria dopo il dietrofront della passata legislatura, ma nello stesso tempo bisogna anche garantire l’accesso diretto ai corsi per i triennalisti e per il personale di ruolo impegnato su posti comuni e di sostegno. Sarebbe irragionevole prevedere delle semplici quote di riserva, dal momento in cui gli stessi insegnanti sono chiamati a fare supplenze senza titolo. È sempre bene ricordare che sono oltre 400 mila i docenti con più di tre anni di servizio e più di 100 mila i supplenti di sostegno che ogni anno vengo assunti senza titolo di specializzazione”.

“Per queste ragioni – continua Pacifico – come Anief chiediamo da tempo anche lo scorrimento delle GPS rispetto alle graduatorie ad esaurimento esaurite, in modo da risolvere il problema del precariato e rispondere alle richieste dell’Europa sull’abuso dei contratti a termine. Senza doppio canale, infatti, non sarà mai assorbita la sacca di precariato per la quale dal 2014 è attiva la procedura di infrazione 4231 dell’Unione europea. Uno specifico emendamento – conclude il sindacalista autonomo – è stato anche predisposto dall’ufficio legislativo del sindacato al decreto legge Anticipi in discussione al Senato”.

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