Le tracce della prova suppletiva. Lettera

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Inviata da Michele Canalini – C’era quasi da aspettarselo. Le tracce dello scritto di italiano della sessione suppletiva dell’esame di Stato – destinate cioè a coloro che, per comprovate ragioni, non hanno avuto la possibilità di prendere parte alla prova del 21 giugno scorso – presentano un ventaglio di autori e di spunti che, a mio giudizio, risultano più interessanti e invitanti per ragazzi di diciotto-diciannove anni rispetto a quelle proposte, invece, alla stragrande maggioranza dei candidati.

Autori quali la Maraini, la poetessa Wisława Szymborska, il compianto linguista Luca Serianni, lo stesso D’Annunzio con una bella poesia, in aggiunta a spunti tematici, quali il femminicidio e l’intelligenza artificiale, sono subito apparsi come consegne più coinvolgenti, specialmente per l’orizzonte emotivo e conoscitivo dei maturandi. Tra queste, spicca un brano di Mario Isnenghi sulla trincea che, durante la Grande guerra, è assurta a un ruolo di formazione di una coscienza psicologica e linguistica dei soldati, sebbene immersi in un budello di fango e morte, per dirla alla Ungaretti, dove non c’erano più “intimità
e privato”.

La trincea, purtroppo, avrebbe messo in luce una drammatica attualità, perché il conflitto in Ucraina ancora oggi viene combattuto attraverso il ricorso a questo tipo di fortificazioni, nonostante l’immaginario comune associ prevalentemente questa tipologia di camminamenti militari alla memoria della Grande guerra; e c’è un ulteriore elemento associativo, considerando il fatto che ancora oggi, assieme ai droni e alla geolocalizzazione satellitare, i soldati al fronte continuino a utilizzare mortai e mitragliatrici, come più di un secolo fa.

Un’analogia dal sapore funesto che forse i maturandi avrebbero potuto prendere come valido spunto di riflessione. Dunque, questa traccia si presentava davvero adatta per moltissimi studenti, in linea per giunta con gli obiettivi di studio dell’ultimo anno. Mentre, al grosso di questi ultimi, è stato invece sottoposto il brano di carattere storiografico, sulla nazione, di Federico Chabod: senz’altro ineccepibile la disamina dello storico della prima metà del Novecento, magari però un po’ difficile anche per i cultori della disciplina, figuriamoci per i nostri allievi.

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