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Le tecnologie assistive per gli studenti con difficoltà neurali e motorie

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Secondo l’OMS (2016), un prodotto medico assistivo è “qualsiasi prodotto esterno (dispositivo, apparecchiatura, strumento, software ecc.), di produzione specializzata o di comune commercio, il cui scopo primario è quello di mantenere o migliorare il funzionamento e l’indipendenza della persona e, in tal modo, favorirne il benessere”.

Prodotti e tecnologie assistive

Lo standard ISO del 2011, invece, inserisce la definizione di tecnologia assistiva (Assistive Health Technology – AHT) “all’interno di un percorso di service delivery: insieme di servizi, competenze, attività professionali e non che, unitamente al prodotto in sé (device), permettono il raggiungimento dello scopo in termini di benessere, autonomia e miglioramento del funzionamento della persona.”

Soluzioni assistive

La soluzione assistiva, infine, è un mediatore della qualità della vita e del benessere in uno specifico contesto d’uso: l’esito di un processo condotto dall’utente finalizzato al miglioramento del funzionamento individuale, in modo da ridurre le limitazioni dell’attività e le restrizioni nella partecipazione (essa si può esplicare attraverso una o più tecnologie).

Scegliere la miglior soluzione assistiva per i bambini o i ragazzi che soffrono di problematiche neurali e/o motorie è un passo importante per le famiglie, ma anche per la scuola -poiché saranno anche i docenti a dover imparare come funzionano determinati prodotti di cui lo studente o la studentessa si avvarrà, eventualmente, in classe.

Il caso del sostegno

Pensiamo ad esempio all’insegnante di sostegno, che dovrebbe poter interpretare i bisogni di uno studente o una studentessa con difficoltà nell’espressione verbale e anche con deficit motori che lo/la costringano a stare immobile.

In questi casi, è difficoltoso qualsiasi tipo di comunicazione, se non mediata da tecnologie come quelle di seguito, che hanno funzionamenti diversi a seconda della tipologia. Vediamone qualcuna insieme per capire meglio di cosa si tratta, nella pratica.

I sensori di comando ad azionamento meccanico

Prendiamo un caso d’esempio per capire come una persona che non è in grado di parlare voglia provare a scrivere un testo sul computer: in questo caso, le soluzioni sono di tipo diverso.

Ci sono infatti dei sensori di comando ad azionamento meccanico (dei semplici bottoncini colorati, per adattarsi ai gusti dei bambini) che permettono alla persona con difficoltà motorie di schiacciare il bottone ogni qualvolta il cursore del software sul pc segna la parola o la lettera che vuole scrivere nel testo.

Il software è personalizzabile dal docente in diverse modalità, a seconda che si voglia scrivere un testo o leggere la pronuncia delle parole, o che si voglia rispondere a un quiz semplificato ecc…

La comunicazione tramite sguardo

Qualora l’allievo/a abbia un deficit motorio grave che rende impossibile anche la pressione sul pulsante di comando ad azionamento meccanico, la tecnologia viene in aiuto con i cosiddetti puntatori oculari, ovvero dispositivi per il tracciamento oculare.

Essi permettono di tracciare i movimenti dello sguardo di chi li indossa, e i punti in cui esso si fissa sullo schermo: in tal modo, è possibile comunicare in maniera molto più diretta, e soprattutto in molteplici modi.

Possono infatti funzionare sia con lo schermo del pc sia con delle tabelle per la comunicazione: tabelle che contengono in sé diverse lettere e numeri (alfabetiche e numeriche dunque), e che possono servire per inviare brevi messaggi all’insegnante o a chi sta intorno alla persona affetta da problematiche neuro-motorie.

I VOCA e le interfacce per gli elettrodomestici

Un altro aiuto importante per la comunicazione è rappresentato dai VOCAs: Vocal Output Communication Aids, anche detti “comunicatori con uscita in voce” (si tratta di strumenti realizzati per supportare i percorsi di Comunicazione Aumentativa e Alternativa). Essi “hanno generalmente l’aspetto di una tastiera più o meno complessa (si parte dal mono-messaggio per arrivare ad esemplari più sofisticati con numerosi messaggi disponibili): in corrispondenza di ogni tasto o area sensibile è possibile registrare un messaggio (al quale viene generalmente sovrapposto un simbolo che ne richiama il significato). Quando l’utente attiva una determinata area, l’effetto prodotto è il riascolto del messaggio ad essa associata.

In sintesi, un VOCA riproduce una tabella di comunicazione con l’aggiunta dell’uscita in voce” (Stucci, V. 2000, “I dispositivi per la comunicazione con uscita in voce”)

Infine, ci sono poi delle interfacce semplificate che permettono di attivare elettrodomestici di vita quotidiana quali frullatori, macchine per pop-corn, phon, etc.

L’Assistive Technology Assessment

Come si vede, dunque, le tecnologie e i prodotti assistivi aiutano gli utenti in diversi ambiti della propria vita, sia a scuola che a casa che in società.

Tuttavia, scegliere la tecnologia più adatta non è solamente questione di propensioni personali: sono stati sviluppati dei modelli, come l’ATA (Assistive Technology Assessment), che prendono in considerazione diversi parametri – in accordo con il modello bio-psicosociale dell’ICF (la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, redatta dall’OMS nel 2001).

Infatti, per scegliere la migliore soluzione assistiva è importante considerare non solo le preferenze rispetto alla tipologia di strumento, ma anche gli stili di vita che possono influenzarne l’uso, le aspettative rispetto a ciò che lo strumento potrà e dovrà fare, il comfort nell’uso dello stesso e, ultimi ma non meno importanti, il senso di auto-efficacia e di indipendenza che lo strumento trasmette e procura.

Il tutto, rapportato al contesto dei diversi ambienti in cui l’utente interagisce con la tecnologia (fisico, culturale, sociale ecc..)

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