Scuole vecchie e poco sicure: in un anno 45 casi di crollo. Sconosciuta l’età di un quarto di tutti gli edifici. I presidi chiedono ambienti adatti alla didattica moderna

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Antincendio scuole

Crolli, distacchi e altri problemi che affliggono gli edifici scolastici nell’ultimo anno sono arrivati a 45. A volte ci sono stati feriti ma per fortuna spesso questi incidenti si sono verificati di notte o comunque con la scuola chiusa. E’ l’allarme che emerge dal XX Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza scuole, che denuncia anche l’età avanzata degli istituti e che spesso non posseggono i certificati di agibilità.

Un rapporto che evidenzia anche che su 40.293, il numero di edifici scolastici italiani statali attivi nell’anno scolastico 2021-2022, ad oggi non si conosce il dato relativo al periodo di costruzione per circa un quarto di essi (10.571, 26%) .

Parte da qui l’appello agli enti proprietari, Comuni, Città Metropolitane e Province di fornire questo come gli altri dati mancanti all’interno delle Anagrafi regionali e nazionale e di tenerle costantemente aggiornate. Sarebbe importante, si legge sull’Ansa, che gli Enti chiarissero le difficoltà che incontrano nell’ottemperare a questo come ad altri obblighi. Gli edifici costruiti prima del 1976 sono 16.794, pari al 42% del totale.

Rimane molto elevato il numero degli edifici scolastici non in possesso dell’agibilità (23.330, 57,90%) né della prevenzione incendi (22.130, 54,92%). Il numero degli edifici privi di collaudo statico è meno alto ma riguarda comunque un numero considerevole di scuole (16.681, 41,4%).

Rispetto allo scorso anno è diminuito sensibilmente il numero di scuole che non fornisce il dato. Per contro le percentuali degli edifici privi sia dell’agibilità che della prevenzione incendi riguarda ben oltre il 50% delle scuole. E questo non può che preoccupare e spingere agli interventi per sanare questa situazione di illegalità e di grave incertezza legate alla mancanza del dato.

Rispetto alla certificazione di prevenzione incendi complessivamente i dati non sono incoraggianti. Tra quelli con una percentuale più alta la Valle d’Aosta (51,74%), l’Emilia Romagna (49,50%), l’Umbria (47,80%), il Molise (47, 05%). Tra le regioni con le percentuali più basse: Lazio (12,21%),Calabria (18,75%), Sardegna (22,81%). In merito alla Scia- Segnalazione Certificata di Inizio Attività sono 3.075 gli edifici interessati, pari al 7,63% del totale. Pur trattandosi di un segnale positivo, appare tuttavia poco rilevante dal punto di vista quantitativo complessivo. Molteplici le cause: prima tra tutti la vetustà degli edifici, la cui età media si aggira sui 53 anni; la quasi totale assenza di finanziamenti da parte dello Stato per 20 anni dopo il passaggio del patrimonio edilizio ai Comuni, alle Province e, poi anche alle Città Metropolitane; la carenza da parte degli enti locali di manutenzione straordinaria e ordinaria, dovuta in molti casi alla mancanza di fondi o ai limiti imposti dal patto di stabilità (quando c’erano) ma, più in generale la sotto percezione fino a 10 anni fa del grave stato in cui versavano gli edifici scolastici e la scarsa considerazione riservata da gran parte (non da tutti) dei rappresentanti dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali all’edilizia scolastica in particolare ed all’istruzione e al sistema scolastico più in generale.

Le scuole superiori: il 52% costruite prima del 1976. Con il Pnrr 216 scuole innovative

Il 17% degli edifici che ospitano le scuole superiori italiane è stato costruito dal 2000 ad oggi. Per il 31% degli edifici non è stato indicato il periodo di costruzione. Escludendo questi ultimi risulta che oltre il 52% degli edifici che ospitano gli istituti secondari di II grado è stato costruito prima del 1976. Ben oltre la metà degli edifici non hanno né agibilità né prevenzione incendi.

Nel caso della certificazione di agibilità la situazione è peggiore negli istituti secondari di II grado (67% vs 58%) così come per il collaudo statico (47,5% vs 41,4%).

Sono 216 (attualmente 213 quelle approvate) le nuove scuole, innovative e sostenibili, da finanziare con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un numero più elevato rispetto alle 195 inizialmente previste, grazie ad un aumento dei fondi che ha portato lo stanziamento da 800 milioni a un miliardo di euro.

Al Sud il 42,4% dei fondi. 189 sono le scuole che verranno costruite presso Comuni, e 27 in aree provinciali. Colpisce molto anche la numerosità dei progetti inviati (543), rispetto a quelli ammessi.

Le nuove scuole dovrebbero essere concepite come spazi aperti e inclusivi, costruite in modo sostenibile, a partire dai 10 principi contenuti nel documento “Progettare, costruire e abitare la scuola”, elaborato da un gruppo di lavoro, istituito dal Ministro Bianchi.

 

Crolli e distacchi di intonaco: nell’ultimo anno 45 episodi

Come accennato, Cittadinanzattiva pone l’attenzione anche sugli episodi di crolli, distacchi di intonaco ma anche di finestre, muri di recinzione ed alberi caduti in prossimità delle scuole, nel periodo tra settembre 2021 e luglio 2022, sono stati 45, in base a quanto emerge dal rapporto in questione, di cui 16 nelle regioni del Sud e nelle Isole (Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna), 19 nel Nord (Lombardia, Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna),10 nelle regioni del Centro (Toscana, Lazio).

Questi episodi hanno provocato il ferimento di alcune persone, ma spesso si è trattato di crolli avvenuti di notte o in periodi di chiusura delle scuole.

Giannelli: non solo sicurezza. Servono ambienti più adatti alla didattica moderna

“La scuola deve essere un luogo di massima sicurezza e per raggiungere tale obiettivo è necessario investire in modo significativo nell’edilizia scolastica”.

Lo ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale Presidi Antonello Giannelli, intervenendo alla presentazione del XX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” di Cittadinanzattiva.

Non solo luoghi sicuri ma anche ambienti più adatti a una didattica moderna e coinvolgente con spazi ad utilizzo flessibile. Il PNRR è un’occasione da non perdere per andare in questa direzione e consentire alla nostra società un vero cambio di passo”, aggiunge.

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