Covid scuola, in 4 mesi 3.173 focolai, il 2% del totale nazionale. Il rapporto completo dell’ISS [PDF]

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L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il focus sulla riapertura delle scuole e i casi di Covid-19.

La riapertura delle scuole ha coinciso con l’inizio di una nuova fase acuta dell’epidemia da virus SARS-CoV-2, che a partire dalla fine del mese di settembre ha visto un incremento esponenziale dei casi di COVID-19 fino a raggiungere il picco intorno alla metà di novembre.

IL RAPPORTO COMPLETO

Il rapporto analizza l’andamento epidemiologico nazionale e regionale dei casi di COVID-19 in età scolare (3-18 anni) nel periodo compreso tra il 24 agosto e il 27 dicembre 2020 e descrive le evidenze attualmente disponibili sull’impatto della chiusura / riapertura della scuola sulla trasmissione di COVID-19 a livello di comunità.

Nel periodo dal 31 agosto al 27 dicembre 2020 “si sono verificati in Italia 3.173 focolai in ambito scolastico che rappresentano il 2% del totale dei focolai segnalati a livello nazionale”.

“Se si considera l’andamento settimanale c’è stato un progressivo aumento dei focolai  con un picco nelle settimane dal 5 al 25 ottobre, una graduale  diminuzione fino al 22 novembre e un nuovo aumento fino al 13 dicembre seguito da una stabilizzazione nella seconda metà del mese”, sottolinea il documento.

Il report evidenzia “una notevole variabilità nel numero di focolai riportati settimanalmente, ascrivibile sia ai diversi criteri di classificazione dei focolai scolastici adottati a livello regionale che alla ridotta capacità di tracciamento dei contatti in relazione alla difficile situazione creatasi in seguito all’aumento dei casi che
ha limitato la possibilità degli operatori sanitari di effettuare indagini accurate – prosegue l’Iss – Il numero di focolai scolastici è quindi sottostimato e alcune regioni (Basilicata, Campania, Liguria,  Molise, Sardegna, Valle d’Aosta) non sono state in grado di riportare  l’informazione relativa al setting in cui si sono verificati i focolai”.

Si legge nel rapporto: “La decisione di riaprire le scuole comporta un difficile compromesso tra le conseguenze epidemiologiche e le esigenze educative e di sviluppo dei bambini. Per un ritorno a scuola in presenza, dopo le misure restrittive adottate in seguito alla seconda ondata dell’epidemia di COVID-19, è necessario bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza. Le scuole devono far parte di un sistema efficace e tempestivo di test, tracciamento dei contatti, isolamento e supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus, compresi i dispositivi di protezione individuale e un’adeguata ventilazione dei locali”.

Poi: “Allo stato attuale delle conoscenze le scuole sembrano essere ambienti relativamente sicuri, purché si continui ad adottare una serie di precauzioni ormai consolidate quali indossare la mascherina, lavarsi le mani, ventilare le aule, e si ritiene che il loro ruolo nell’accelerare la trasmissione del coronavirus in Europa sia limitato. L’esperienza di altri Paesi, inoltre, mostra che il mantenimento di un’istruzione scolastica in presenza dipende dal successo delle misure preventive adottate nella comunità più ampia. Quando sono in atto e ampiamente seguite misure di mitigazione sia a scuola che a livello di comunità, le riaperture scolastiche pur contribuendo ad aumentare l’incidenza di COVID-19, causano incrementi contenuti che non provocano una crescita epidemica diffusa”.

I dati sui contagi riconducibili all’area scolastica

Tra il 24 agosto e il 27 dicembre, i casi in tutto il paese sono stati 2 1.783.418, di questi 203.350 (11%) in età scolare (3-18 anni).

La percentuale dei casi in bambini e adolescenti è aumentata dal 21 settembre al 26 ottobre (con un picco del 16% nella settimana dal 12 al 18 ottobre) per poi tornare ai livelli precedenti. Le percentuali di casi in età scolare rispetto al numero dei casi in età non scolare oscillano tra l’8,6% della Valle d’Aosta e il 15,0% di Bolzano.

La maggior parte (40%) si è verificata negli adolescenti di età compresa tra 14 e 18 anni, seguiti dai bambini delle scuole primarie di 6-10 anni (27%), dai ragazzi delle scuole medie di 11-13 anni (23%) e dai bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni (10%).

Il picco di incidenza giornaliero nel periodo in esame è stato di circa 43/100.000 abitanti nella fascia di età 3-18 anni chiaramente inferiore a quello riscontrato nelle altre classi di età (>18 anni: 60/100.000 abitanti). In età scolare, si riscontra un aumento dell’incidenza con l’aumentare dell’età, i valori più alti si osservano per i ragazzi di 14-18 anni (57/100.000) e 11-13 anni (53/100.000), seguiti dai bambini di 6-10 anni (37/100.000) e 3-5 anni (24/100.000)

I picchi di incidenza più alti sono stati riscontrati in Valle d’Aosta (circa 200/100.000) nella classe di età 14-18 anni e in Lombardia, Liguria, Bolzano (intorno a 100/100.000) nelle fasce di età 14-18 e 11-13.

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