Emergenza Coronavirus, Alfieri: Premier sia lungimirante, salvi la scuola oggi o sarà tutto vano

di Anna Monia Alfieri – Se non cadi e ti fai male non capisci… perché non ti fidi. Peccato che nel caso delle scuole pubbliche paritarie in molti si faranno male: 900 mila allievi; 100 mila dipendenti; 12 mila scuole; l’Italia della ricostruzione (con i suoi 8 milioni di studenti), perché non possiamo di certo pensare di essere condannati al fiato corto per sempre.

Purtroppo nel nostro Paese sono in voga le mezze misure, il “meglio poco che niente”, i diritti messi l’uno contro l’altro (“…chiedono le rette, con tutta la gente che non mangia?” Sì, ma sarebbe meglio avere la canna da pesca piuttosto che il pesce scaduto, che avanza!), anche se è proprio quella mezza misura, quel poco, che uccide la speranza.

Allora occorre dire la verità: i sostenitori della cassa integrazione e del FIS, adesso (quando lo abbiamo fatto presente, gestendo scuole e non stando nella stanza dei bottoni, … eravamo degli ingrati; tralascio certe telefonate di autorevoli politici: non è mai elegante), hanno capito che non sono ammortizzatori sociali utili: alzi la mano il Gestore di Scuole pubbliche paritarie che al 5 di aprile pagherà il 100% degli stipendi, perché ha ricevuto le rette per intero senza alcuna difficoltà, perché le famiglie non sono state colpite dalla crisi e dalla paura, lavorano felicemente in smart working pagate con cifre a 5 zeri (la pellicola del film si vedrà quando potremo uscire);

alzi la mano quel Genitore che ha pagato la retta al 100% puntuale, dalla primaria al liceo e per il nido e infanzia ha pagato il 65%, mentre la gente dopo un mese di crisi non sa come mangiare e il cittadino ha perso l’ennesima occasione.

I messaggi di SOS sono decine…sono assimilabili a richieste di aiuto lanciateper la PATRIA perché, dopo l’immagine dell’infermiera che la cura, chi ragiona e riflette vorrebbe un’ITALIA diritta, in piedi, sollevata sul suo tacco senza stampelle.

E allora, ancora una volta si fa appello a gesti di responsabilità: si dia liquidità alle famiglie per pagare la retta e per permettere alle scuole pubbliche paritarie di pagare i docenti, altrimenti ognuno oggi si assuma la responsabilità di aver negato un futuro all’Italia.

Chi scrive dirà: “Ve lo avevo detto” senza retorica, ma in scienza e coscienza, quando a settembre cinquecentomila alunni delle ex scuole pubbliche paritarie si riverseranno nelle scuole pubbliche statali e comunali, con un aggravio di spesa di 5 miliardi di euro per lo Stato e i Comuni… e l’Europa dirà al Governo: “Come mai ad aprile potevate sanare la cosa con due miliardi di euro e ora ne dovete spendere sei?”

Siamo dove siamo alla crisi scuola pubblica (statale e paritaria) perché per anni la politica e i cittadini hanno perso occasioni e legittimato l’inerzia di tutti i colori, perché chi disquisiva quasi mai aveva su di sè il peso del docente amille euro al mese – era in aspettativa per servire la patria (!)da politico – nonché il peso di come pagare una retta: lo stipendio era abbastanza considerevole da permettergli al mattino di votare contro la libertà di scelta educativa e il sostegno al disabile nelle paritarie e al pomeriggio di ritirareil figlio dalla scuola paritaria, con tanti complimenti, pagando la retta senza difficoltà.

La crisi offre il privilegio di dire la verità e proporre una soluzione.

Si sarebbe potuto evitare di arrivare fino a questo punto. Solo un gesto di responsabilità può salvare la scuola pubblica tutta, statale e paritaria: si dia liquidità alle paritarie, si eviti la loro chiusura definitiva, si salvi lo Stato dalla sicura bancarotta dell’Istruzione. E dal monopolio educativo, che è il peggio del peggio.

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