Le rivendicazioni dei dirigenti scolastici. Lettera

Stampa

Eugenio Tipaldi – Una volta tanto, al di là delle appartenenze di bandiera, i dirigenti scolastici convergono nelle loro rivendicazioni. Contestano che a troppe responsabilità, corrisponde un misero stipendio.

E’ la metà di quello che percepiscono gli altri dirigenti pubblici, senza che abbiano  le stesse incombenze e con meno personale da dirigere.

I dirigenti scolastici sono considerati dirigenti di seconda fascia, ma non trattati allo stesso modo degli altri.

Ma non è la sola ingiustizia. Essa alberga anche al loro interno. Ai vecchi presidi, divenuti dirigenti ope legis, è stata riconosciuta la Ria, gli anni svolti da docenti; ai vicepresidi divenuti a furia di incarichi presidi, si  è riconosciuta un’indennità speciale; ai vincitori di concorso non si riconosce né l’una né l’altra.  Cosi’ per la stessa funzione, quest’ultimi percepiscono meno dei loro colleghi.

I Presidi chiedono quindi la perequazione interna prima di tutto, tra di loro, e poi quella esterna, l’equiparazione con gli altri dirigenti pubblici.

Sappiamo che il governo deve fare tagli con la prossima manovra economica e quindi tende a risparmiare. Si può fare però un’operazione a costo zero per riportare equità e giustizia. Si taglino gli alti stipendi degli altri dirigenti pubblici di seconda fascia e si dia in parti uguali a tutti, così si equiparano gli stipendi, senza un euro aggiuntivo che sia messo da parte del governo.

Renzi con la legge 107/2015, la cosiddetta “Buona scuola”, aveva messo i dirigenti scolastici al centro del processo riformatore, promettendo loro maggiori responsabilità e maggiore stipendio, Invece ci sono state le maggiori responsabilità e i soldi non si sono visti. Il ministro Fedeli ha confermato l’impianto della 107.Ma se si vuole dare più poteri ai presidi e quindi dare loro maggiori incombenze e responsabilità, dalla chiamata diretta alla valorizzazione dei docenti, si deve dare anche una maggiore retribuzione.

Altrimenti i presidi rifiuteranno le reggenze (ci devono nominare d’ufficio); rifiuteranno la chiamata diretta (nomineranno gli uffici scolastici),;rifiuteranno di rappresentare il Ministero nei processi, al posto dell’Avvocatura dello Stato o degli Uffici legali degli USR. Infine rifiuteranno di compilare il portfolio, non perché rifiutano di farsi valutare, ma perché vogliono una valutazione  seria con una retribuzione seria.

Sulla valutazione dei presidi, si gioca la futura partita della valutazione degli insegnanti. E’ questo che paventano i docenti quando ci dipingono come presidi-sceriffi.

Un governo riformatore deve essere capace di fare anche cose impopolari.

Se si ritiene giusto valutare i docenti, si devono dare maggiori poteri ai dirigenti scolastici, con tutto quel che ne consegue, checché ne dicano i sindacati dei docenti.

 

Stampa

Il nuovo programma di supporto gratuito Trinity per docenti di lingua inglese