Le richieste dell’ANDI al Ministro Profumo

di redazione
ipsef

red – Giorno 29 novembre del 2011 l’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici ha approvato un ordine del giorno nel quale vengono elencate per punti le richieste avanzate al nuovo Ministro: autonomia, valorizzazione della dirigenza, valutazione, linee guida per la secondaria di primo e secondo grado, decentramento.

red – Giorno 29 novembre del 2011 l’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici ha approvato un ordine del giorno nel quale vengono elencate per punti le richieste avanzate al nuovo Ministro: autonomia, valorizzazione della dirigenza, valutazione, linee guida per la secondaria di primo e secondo grado, decentramento.

Autonomia

Occorre puntare alla qualità attraverso il rilancio dell’autonomia scolastica come scelta di fondo di politica educativa, riprendendo con forza la tematica dell’assegnazione di risorse certe alle scuole in termini di personale (organico funzionale), di finanziamenti e, di converso, della valutazione del servizio e degli
operatori.

Valorizzazione della dirigenza

Ciò comporta certamente la realizzazione in tempi certi e realistici del dimensionamento ottimale, secondo le proposte già formulate dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, ma contestualmente anche la   valorizzazione   piena della risorsa dirigenziale scolastica, che va riconosciuta a pieno titolo come tale e quindi equiparata sotto tutti gli aspetti a quella degli altri comparti dello Stato

Valutazione

Elemento essenziale di tale scelta prioritaria è l’urgente adozione di strumenti di   valutazione del servizio, dei dirigenti e di tutti gli operatori scolastici, storica rivendicazione dell’ANDIS. Autonomia e dirigenza non esistono senza una valutazione del servizio, del personale e degli apprendimenti.
La valutazione del servizio e degli apprendimenti non può prescindere dalla definizione di standard, ormai possibile non solo sulla base della normativa più recente, ma anche dei criteri utilizzati nelle indagini internazionali. L’INVALSI deve essere messo nella condizione di svolgere rilevazioni attendibili e permanenti, approfondendo e migliorando le azioni degli ultimi anni, estendendo la ricerca anche alla sfera dei processi e alla determinazione del valore aggiunto;  l’Amministrazione deve esplicitare i provvedimenti assunti nei confronti delle criticità rilevate.
La valutazione degli operatori non può essere confusa con una premialità rivolta a pochi e che non parta dalla definizione di un profilo professionale rinnovato e di indicatori    chiari,    rigorosi e rilevabili senza ricorso a procedure troppo complesse e costose. La valutazione dei docenti, così come quella dei dirigenti, deve essere rivolta a tutti e vanno definiti gli interventi assunti  come sua conseguenza.  

La valutazione dei docenti non deve, quindi, essere finalizzata a riconoscimenti economici “una tantum” ma alla costruzione di una vera e propria carriera che  abbia come risultato l’affidamento di   compiti e funzioni di coordinamento didattico ed organizzativo non sulla base di a meccanismi elettivi ma del    riconoscimento di compiti e servizi effettuati e positivamente valutati. Snodo essenziale della professionalità docente va considerata la formazione in servizio, obbligatoria e condotta con criteri di sostegno alla progettazione e, prima ancora, il decentramento al livello più vicino possibile alle scuole dei meccanismi di  assunzione.  

Curricolo continuo

Per quanto riguarda le questioni di ordinamento,   è urgentissimo il rilancio di una riflessione sulla scuola di base, anche tenendo conto delle riflessioni condotte dalla Fondazione Agnelli sulla scuola secondaria di primo grado, a   partire dai concreti problemi che sta provocando l’applicazione delle norme Gelmini nel primo ciclo e l’evidente contrasto tra le diverse indicazioni nazionali. Ciò appare tanto più urgente, quanto più si voglia   concepire la generalizzazione degli istituti comprensivi del primo ciclo come risorsa per la costruzione del curricolo continuo.

Linee guida del riordino degli istituti tecnici e professionali

E’ sotto gli occhi di tutti la fase di stallo in cui versa il   riordino del secondo ciclo, sia a causa delle resistenze culturali e professionali alla costruzione di curricoli per competenze, sia per la mancanza di azioni di accompagnamento strutturate e capillari, sia per la mancanza di indicazioni chiare sulle modalità di accertamento e certificazione delle competenze, che costituisce la chiave di volta anche per la costruzione di un sistema credibile di formazione permanente. Occorre perciò che la valenza positiva delle indicazioni metodologiche contenute nelle Linee guida del riordino degli istituti tecnici e professionali, l’introduzione delle opzioni    e delle innovazioni organizzative, a partire dai Dipartimenti, vengano rese credibili con le necessarie misure di supporto. Su questo punto, come per le problematiche afferenti il primo ciclo, è essenziale un ascolto attento delle problematiche segnalate dai Dirigenti Scolastici.

Decentramento

Non va infine dimenticato che il processo di decentramento delle competenze gestionali dal Ministero alle Regioni deve trovare un’effettiva accelerazione, con la definizione precisa dei criteri di assegnazione delle risorse e delle modalità di verifica a livello centrale  e , di converso, con la costruzione di momenti di   partecipazione sostanziale delle scuole autonome alla formazione delle decisioni relative alla programmazione dell’offerta formativa sul territorio    e al suo raccordo con le grandi scelte di sviluppo culturale, scientifico, economico e tecnologico. Il processo di decentramento deve perciò avere come suo asse quello della sussidiarietà effettiva, intesa come protagonismo reale delle comunità scolastiche.

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