Le Prove INVALSI non minacciano la libertà d’insegnamento

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APEF (Associazione Professionale Europea Formazione) – Dal punto vista tecnico, va detto che l’Istituto sta mettendo in atto, nel migliore dei modi, un processo di rafforzamento e di adeguamento per la costruzione di un sistema di valutazione sempre più efficace per monitorare il funzionamento del sistema scolastico nazionale. Infatti, già da quest’anno, saranno disponibili dalla quinta primaria alla prima secondaria di primo grado, i dati relativi alla evoluzione nel tempo delle competenze degli studenti. Riteniamo che queste informazioni ricavate da una valutazione oggettiva, consentiranno di verificare se le difficoltà dipendano solo dal contesto o anche dall’azione didattica e quindi, di avviare, con maggiore consapevolezza, iniziative da parte delle scuole volte a valorizzare gli aspetti positivi e a ripensare quelli critici.

APEF (Associazione Professionale Europea Formazione) – Dal punto vista tecnico, va detto che l’Istituto sta mettendo in atto, nel migliore dei modi, un processo di rafforzamento e di adeguamento per la costruzione di un sistema di valutazione sempre più efficace per monitorare il funzionamento del sistema scolastico nazionale. Infatti, già da quest’anno, saranno disponibili dalla quinta primaria alla prima secondaria di primo grado, i dati relativi alla evoluzione nel tempo delle competenze degli studenti. Riteniamo che queste informazioni ricavate da una valutazione oggettiva, consentiranno di verificare se le difficoltà dipendano solo dal contesto o anche dall’azione didattica e quindi, di avviare, con maggiore consapevolezza, iniziative da parte delle scuole volte a valorizzare gli aspetti positivi e a ripensare quelli critici.

Non vediamo, invece la ragione scientifica e l’utilità per continuare a ricavare dati dalle differenze di genere.
Dal punto di vista del valore aggiunto, sicuramente l’INVALSI è uno strumento di raccolta dati attendibili per costruire un quadro generale del sistema istruzione italiano che porterà ad una migliore comprensione del funzionamento del sistema scolastico ed anche del posizionamento del Paese rispetto alle rilevazioni internazionali. L’istituto, infatti, da quest’anno adotta la metodologia di Rasch per misurare i risultati delle prove, come nelle rilevazioni internazionali e standard di qualità in riferimento alle prassi consolidate delle indagini OCSE-PISA, IEA-TIMSS etc.

La raccolta dati degli INVALSI non può perciò, in alcun modo, essere vista come un’attività valutativa conflittuale con quella dei docenti, nè tanto meno come uno strumento che limita la libertà d’insegnamento dei docenti, come è stato incongruamente osservato da sindacalisti e commentatori vari. Deve essere invece considerata come uno stimolo ad attuare in ogni scuola un processo di autovalutazione, di miglioramento della propria offerta formativa e di ricapitalizzazione delle risorse, così come avviene in Europa.

I dati emersi dalle prove INVALSI, così come quelli rilevati da quelle internazionali, dimostrano chiaramente come la nostra scuola sia ancora auto-referenziale e in controtendenza rispetto all’Europa e mostrano anche come i nostri ragazzi siano poco inclini a costruire il proprio pensiero in modo autonomo e responsabile. Questo vuol dire però, che nei docenti non c’è ancora sufficiente consapevolezza del ruolo che l’educazione esercita sulla formazione delle menti. Essi dovrebbero essere messi in grado di attuare strategie nuove con gli strumenti già esistenti per formare individui capaci di interpretare la complessità e la velocità dei cambiamenti sociali, economici, geo-politici.

Oggi ci si aspetta che i ragazzi scolarizzati acquisiscano le competenze che consentiranno loro di vivere in modo attivo e produttivo nella società, ci si aspetta che l’offerta formativa debba confrontarsi con il sistema produttivo (Rapporto ISFOL 2012) per evitare una contrazione del livello di competitività sui mercati da parte del Paese.

Noi riteniamo che le competenze saranno il motore della ripresa economica e dello sviluppo. La stessa Commissione Europea (Strategie Europa 2020) sostiene che i Paesi membri debbano investire maggiori risorse nei sistemi di istruzione e formazione per offrire opportunità di apprendimento permanente a tutti, per costituire una forza lavoro specializzata che risponda alle esigenze della ripresa economica e della produttività. Una sfida per il futuro di ciascun Paese membro da affrontare nonostante la pressione della spesa e il calo delle attività economiche.

Questo ci riporta ancora una volta al problema istituzionale della formazione dei docenti, sia iniziale che in itinere, perché la loro professione diventa sempre più complessa ed è richiesto loro lo sviluppo di capacità trasversali, di competenze che ridiano all’insegnamento un ruolo più efficace. Auspichiamo dunque che le istituzioni preposte, sulla base delle informazioni del Rapporto, predispongano quanto prima interventi per la valorizzazione del capitale umano e a sostegno dell’attività di ogni singola scuola.

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