Le prove Invalsi, nessuno le vuole ma tutti le somministrano… naturalmente gratis!

Di Lalla
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Paolo Latella* – Molti colleghi mi chiedono se le prove Invalsi sono obbligatorie.

Paolo Latella* – Molti colleghi mi chiedono se le prove Invalsi sono obbligatorie.

Diciamo innanzitutto che le prove INVALSI ,(D.P.R. 122/2009) purtroppo, ora fanno parte integrante della valutazione dell’esame conclusivo nella scuola primaria e nella scuola media secondaria di I° grado e quindi non possiamo rifiutarci di somministrarle e di correggerle. Si tratta così di un aumento del carico di lavoro di natura burocratica che rientra nella funzione docente senza alcun riconoscimento accessorio.

Sulle prove Invalsi da somministrare nella scuola media superiore di secondo grado è invece il collegio dei docenti, unico organo competente in materia di didattica, che può eventualmente deliberare l’adesione della scuola alle prove, ma sappiamo benissimo che molti dirigenti scolastici “indirizzano” la votazione nel collegio dei docenti alla realizzazione delle prove Invalsi.

Credo che bisognerebbe far sapere che questi test non sono obbligatori, fermo restando che il collegio dei docenti abbia deliberato di non utilizzarli.

Molte scuole italiane, naturalmente il MIUR non ha piacere che si sappia …, decidono di non somministrare i test, moltissimi insegnanti si rifiutano di sottoporre i loro ragazzi alle prove e, in alcuni casi sopratutto nella scuola primaria, i genitori tengono a casa i bambini nei giorni della somministrazione.

Ma qual è il vero obiettivo di questi test?

Classificare le scuole pubbliche, assegnare “un voto” ad ogni istituto scolastico che consentirà di avere maggiori finanziamenti ,numeri su numeri.

La scuola è un insieme di persone, di pensieri, di conoscenze, di professionalità, di emozioni. Le strutture scolastiche nei paesi, nelle città rappresentano la storia di una comunità, un comunità multirazziale, esseri umani
diversi per età, sesso, carattere, visioni del mondo,provenienze geografiche e culturali. Tutto questo nei test Invalsi non emerge.

Se il dirigente riesce ad amministrare bene la propria scuola e raggiunge gli obiettivi di efficienza e professionalità risparmiando sui corsi di recupero estivi (invece di pagarli 50 euro, li paga 38,50 lordi), senza retribuire il carico di lavoro dei coordinatori di classe, senza pagare l’attività svolta sulle prove Invalsi, senza rimborsare un centesimo ai docenti che accompagnano le classi nei viaggi d’istruzione in Italia, tutti questi risparmi si traducono come incentivi alla dirigenza. Non vorremmo pensar male ma il premio"fedeltà" verrà dato si o no al dirigente? Secondo voi?

La sensazione che purtroppo si respira al MIUR è che a breve il disegno di legge Aprea prevederà tre 3 livelli stipendiali degli insegnanti, una scheda personale del docente in cui siano registrati “l’efficacia dell’azione didattica e formativa”. Insomma, il passaggio da un livello stipendiale all’altro sarà determinato dai risultati didattici, calcolati da prove “oggettive” quali quelle proposte dall’INVALSI.

Il Ministro Profumo ha affermato: ”Io credo che il Paese abbia bisogno di avviare questo processo sulla valutazione”, sono d’accordo in parte, devo ricordarle ministro che per valutazione scolastica si intende la valutazione in giudizi, numeri o lettere (ad esempio in decimi in Italia) di apprendimenti, conoscenze, capacità e comportamento di un alunno all’interno dell’ambiente scolastico. Se questo non avviene non è possibile "valutare" i docenti perchè i parametri da scuola a scuola non sono gli stessi.

Ricordo inoltre che nelle scuole pubbliche esistono anche i processi valutativi per obiettivi minimi, per i casi di alunni disabili, casi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), verrebbero penalizzati questi docenti che svolgono un immenso lavoro qualitativo nelle classi con alunni portatori di handicap ma che nella media matematica (valutativa) della classe non potranno raggiungere punteggi elevati… non è secondo voi un sistema discriminante verso gli alunni e verso i docenti?

Ci segnalano anche casi di docenti che hanno aiutato e in alcuni casi distribuito la copia della prova alle classi di altri plessi. La sincerità dei bambini è bellissima ma per il sistema scuola è allarmante: "ma maestra… a
queste domande abbiamo risposto l’altro giorno…".

Un ultimo punto che riguarda la remunerazione delle ore dedicate all’assistenza durante le prove e la compilazione della griglia di correzione nella scuola sup. secondaria II° grado. Gli eventuali compensi devono essere concordati e regolati in sede di contrattazione di istituto poiché non fanno parte degli obblighi relativi alla“funzione docente”. Infine ricordiamo alle RSU di vigilare sulle discriminazioni che spesso avvengono nelle scuole dove vengono somministrati i test Invalsi. Un caso frequente è, su tutti, obbligare i docenti, durante il loro giorno libero, ad essere presente durante il test Invalsi. Siamo di fronte ad una illegalità strisciante ed al delirio di onnipotenza di alcuni dirigenti.

*Segretario Unicobas Scuola Lombardia
Responsabile Dipartimento Istruzione IDV Lombardia

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