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Le potenzialità della LIM: il webquest

La LIM (in inglese IBW, ovvero Interactive Whiteboard) è una lavagna interattiva (poiché permette l’interazione tra lo strumento e l’utente) e multimediale (poiché sfrutta più media e codici, come testo, immagini, video e audio), che nelle classi sostituisce o accompagna, da tempo ormai, la tradizionale lavagna d’ardesia.

La sua introduzione nella scuola moderna sancisce la digitalizzazione di quest’ultima: la LIM, infatti, ha diverse potenzialità legate al Web, configurandosi come un esempio di TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), ovvero tutti quei processi e quegli strumenti tecnologici che servono a produrre e migliorare le conoscenze e gli strumenti di apprendimento.

Pro e Contro

La LIM rappresenta un’interfaccia semplice e intuitiva che permette, oltre all’interattività, un lavoro collaborativo con la classe, dove l’uso del web è un valore aggiunto per la verifica e il controllo delle riflessioni comunitarie.

Ovviamente la LIM rappresenta anche un costo aggiuntivo per le scuole- sia per il suo acquisto che per la sua manutenzione.

Inoltre, rischia di essere un deterrente all’attività autonoma dei discenti che, a volte, sapendo che potranno ritrovare tutto nelle slide del docente, ascoltano in maniera passiva la lezione.

Webquest

In questo quadro, è dunque importante sfruttare al massimo ogni potenzialità della LIM affinchè gli alunni vedano l’uso di Internet e della tecnologia come uno strumento facilitatore del proprio compito, ma non dispensatore.

In tal senso, il webquest è un ottimo esempio di utilizzo congiunto della LIM e del web con al classico lavoro di ricerca dello studente.

Esso viene definito infatti come un’attività orientata alla ricerca, in cui le informazioni con cui interagiscono gli studenti provengono completamente o almeno in parte da risorse presenti in Internet.

Il format

Il webquest nasce nel 1995 ad opera di Bernie Doge, allora docente di tecnologia educativa presso la San Diego State University, che voleva cercare un metodo per integrare il web nella didattica.

Le sue indicazioni per creare un webquest richiedono che il docente compili un format costituito da:

  • un’introduzione (con scopi, finalità del lavoro e sub-obiettivi);
  • un compito (task), ovvero la spiegazione di cosa dovrà fare lo studente per avere una valutazione positiva;
  • un procedimento (metodi e tecniche, e magari una checklist);
  • link e risorse web (utili per la realizzazione del lavoro);
  • la valutazione (indicazioni utili sugli indicatori utilizzati dal docente per la valutazione finale, nonché strumenti di auto-valutazione per i discenti);
  • la consegna (tempi, luoghi, modalità, esoneri);
  • i ringraziamenti (le fonti citate, la musica utilizzata per la presentazione ecc.)

La WIP

Per creare un webquest l’insegnante potrà usare un semplice file (testuale o in formto .ppt), oppure collegarsi a siti web, o ancora usare la veste dei Learning Objects (piccole unità di apprendimento digitale, come ad esempio i podcast).

Tuttavia, negli ultimi anni, i docenti hanno anche la possibilità di avvalersi di una nuova versione del wequest, ovvero la WIP (Web Inquiry Project): qui è lo studente che, in autonomia, definisce il proprio compito da svolgere, nonché le procedure per attuarlo.

Quest’ultima versione, tuttavia, prevede competenze di coding leggermente più avanzate rispetto a quelle basiche previste per la scuola superiore: per questo motivo le WIP sono più adatte agli studenti universitari.

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