Le politiche del “tutti promossi” aumentano la dispersione, dati alla mano. Il PNRR “non” ci salverà

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Alta bocciatura, alta dispersione: bassa bocciatura, bassa dispersione. Strategia impeccabile che ha portato ad importanti risultati. Basti pensare che nel 2020 la dispersione è stata calcolata intorno al 13,1%, percentuale che se paragonata al 19,8% del 2008 fa pensare ad una politica di successo per arginare il fenomeno della dispersione. E’ realmente così?

Quarto paese per dispersione

Un calo di dispersione di quasi il 7% è un dato significativo, ma non sufficiente a quanto pare, dal momento che l’Italia resta comunque il quarto Stato europeo per dispersione. Peggio fanno Romania con il 15%, Spagna con il 16 e Malta con quasi il 17%. La media europea è del 9,9%

C’è anche da considerare la questione regionale. Sì, perché a tirare al ribasso il trend della dispersione è il Sud. Infatti, il Centro-Nord mostra dati addirittura più bassi della media europea (Emilia-Romagna 9,3%; Molise 8,6%; Friuli Venezia-Giulia 8,5%; Abruzzo 8%), mentre il Sud è un disastro, supera anche Malta: Sicilia (19,4%) e Campania (17,3%), mentre Calabria (16,6%) e Puglia (15,6%) guerraggiano con la percentuale nazionale di Romania e Spagna.

Cos’è la dispersione?

Si tratta di un fenomeno complesso, per il quale certo non ci avventureremo nel fornirne noi una definizione. Ci affidiamo a chi è veramente competente, citando l’Invalsi.

Secondo l’Istituto di valutazione, la dispersione (a questo punto è  bene aggiungere il termine “classica”) “è il risultato di una serie di fattori che hanno come conseguenza la mancata o incompleta o irregolare fruizione dei servizi dell’istruzione da parte di ragazzi e giovani in età scolare.

Un fenomeno complesso che “racchiude:

  1. la totale non scolarizzazione anche ai livelli iniziali di istruzione
  2. l’abbandono, ossia l’interruzione per lo più definitiva dei corsi di istruzione
  3. la ripetenza, ossia la condizione di chi si trovi a dover frequentare nuovamente lo stesso corso frequentato in precedenza con esito negativo
  4. i casi di ritardo, quali l’interruzione temporanea della frequenza per i motivi più vari o il ritiro dalla scuola per periodi determinati di tempo

L’Invalsi, inoltre, analizza quali sono le cause, che sono sostanzialmente tre: ascritti, di contesto, individuali. Se siete interessati ad approfondire andate qui.

… e la dispersione implicita?

C’è, però, un altro fenomeno che riguarda la dispersione, si tratta della dispersione implicita. Cos’è? Quella che viene definita anche “nascosta” …

Si tratta di quella dispersione che riguarda i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno conseguito il titolo di scuola secondaria di primo grado o che hanno completato l’obbligo scolastico con i due anni di superiori, ma che non hanno raggiunto i traguardi minimi di uno studente di 13 anni. Ne parla in modo dettagliato Roberto Ricci in questo editoriale.

In soldoni, anzi in cifre, la dispersione implicita si aggirerebbe attorno al 7,1%. Ci sarebbe da chiedersi come sia stato possibile che studenti senza competenze sufficienti abbiano conseguito titoli scolastici. 

Dispersione “reale” al 20%

Se a quella esplicita/classica si aggiunge l’implicita/nascosta la dispersione reale (come per l’inflazione) sale al 20%.

Chiaramente bisogna fare le dovute distinzioni a livello regionale. Con la Calabria che supera abbondantemente il 15% e la Lombardia che non arriva neppure al 5.

Nel complesso il Mezzogiorno conta dispersi totali superiori al 25% fino al 31,9% della Campania, il 33,1% della Calabria e il 37% di Sicilia e Sardegna.

Il PNRR “non” ci salverà

Nel Piano nazionale di resilienza è inclusa anche la lotta alla dispersione scolastica. Il termine dispersione compare negli interventi che riguardano l’”Orientamento”, l’”Estensione del tempo pieno” e della “Riduzione dei divari territoriali”.

Più orario scolastico, riformulazione dell’offerta formativa, rafforzamento delle competenze trasversali degli studenti, apertura delle scuole di pomeriggio, sinergie con Atenei e ITS per migliorare l’orientamento, potenziamento delle competenze di base nei territori con maggiore dispersione, formazione speciale per i docenti, consulenza e orientamento, nonché tutoraggio e consulenze per l’orientamento: sono alcune delle strategie che saranno messe in campo per arginare la dispersione scolastica in un arco di tempo di 4 anni. Basteranno?

Intanto si taglia

Il DEF del 2022 non lascia scampo, il documento approvato il 6 aprile mette nero su bianco un taglio dello 0,5% del budget PIL nazionale sulla scuola rispetto agli anni precedenti, passando dal 4% al 3,5%.

Per quanto riguarda gli organici, parliamo di docenti che lavorano sul campo, (i “militari” effettivi in campo nella lotta alla dispersione), se da un lato si può accogliere con soddisfazione l’impegno (comunicato ieri dal Ministro Bianchi) che il MEF ha acconsentito a mantenere integro l’organico docenti a fronte di un calo di studenti, dall’altro ricordiamo che dal 2026 si assisterà ad un graduale taglio di cattedre pari al quasi 10mila. Forse, puntare ad un mantenimento di organici per abbassando il numero di studenti per classe e migliorare di conseguenza la qualità didattica sarebbe stata una strategia da perseguire, un intervento strutturale duraturo.

Non ci resta che il PNRR quadriennale, che però rischia di diventare un intervento spot se questo non sarà supportato da un investimento che lo trasformi in “sistema”.

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