Le parole per valutare. Lettera

di redazione
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Inviato da Barbara Morleo – Verifiche di geografia…correzione…
In mano una verifica con risposte non adeguate alle richieste…la penna sul labbro continua a ticchettare…

Rifletto. Cosa scrivere? Con quali parole?
Quant’è difficile l’atto del valutare per un insegnante…in particolar modo nella scuola primaria, dove l’identità si costruisce anche attraverso i feedback che si ricevono da insegnanti e compagni.
La valutazione è un’attività tanto utile quando formativa, quanto pericolosa quando sommativa o ancor peggio giudicante.
Valutare non dovrebbe coincidere mai col giudicare…eppure quant’è facile varcare quel confine così labile…me ne accorgo ogni volta che correggo una verifica.
Anche quando le risposte che leggo sono superficiali, generiche…buttate lì pour parler…mi trovo a far monito a me stessa di non essere giudicante. Non abbiamo mai il diritto di esserlo.
I bambini cambiano in modo imprevedibile e chi oggi ci appare, assente, distratto, disinteressato potrebbe un giorno trasformarsi in uno studente accanito e appassionato…quando sarà il suo momento, quando sarà pronto o quando semplicemente si troverà su quella che è la sua strada.
E tanti bimbi, troppi per il nostro valutare, non l’hanno ancora trovata.
Non è semplice trovare le parole…serve uno sforzo continuo ma necessario. Ancora più necessario il confronto vis a vis col bimbo/a. Far capire cosa può essere in grado di fare, cos’è nelle sue potenzialità attuali, quali obiettivi può raggiungere. Solo a questo dovrebbe servire la valutazione.
E anche quando va male, malissimo, mai toglier loro la fiducia nel fatto che quando veramente lo vorranno, potranno cambiare e fare meglio.
Nella scuola primaria,
senza empatia e ottimismo, la valutazione si trasforma in un atto arido, controproducente addirittura crudele.
Quindi ben venga questa penna che continua a ticchettare sul mio labbro, ben venga questo tempo che mi prendo per trovare le parole…
Perché le parole hanno un peso.

Barbara Morleo

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