Le insegnanti presentano un’alta incidenza di tumori al seno, interessa a qualcuno?

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Numerose sono le testimonianze che giungono al mio indirizzo e alcune di queste mi stimolano riflessioni che desidero condividere coi lettori. Logicamente, essendo io medico, il mittente della missiva comincia a trattare di salute per poi arrivare a parlare della professione docente, infine a spaziare sulla situazione scolastica generale. Ma le questioni più importanti sono nascoste tra le righe.

La lettera

Gentile dottore,

sono Maria, un insegnante di Liceo con 35 anni di ruolo che si è ammalata di tumore al seno. In questi mesi che ho trascorso negli ospedali per visite ed esami ho sperimentato la gioia di poter vivere senza stress, occuparmi serenamente dei miei spazi di essere lontana dalla scuola. Sono ringiovanita mi dicono.

Adoro i miei studenti e nella malattia ho potuto comunque sentirli e frequentarli fuori dalla scuola per la preparazione all’esame di maturità che hanno superato con quasi tutte eccellenze.

Per me la scuola era diventata un incubo e amo insegnare.

A giorni sarò operata, penso solo che non ho più voglia di tornare a fare un lavoro che non è più insegnamento ma l’assistere al crollo della scuola, sottostare ai ricatti di una dirigenza, ottemperare a doveri burocratici a cui non credo, lavorare in ambito culturale fuori della scuola e non essere riconosciuta per le competenze, la difficoltà e le negazioni di avere permessi per studio, per aggiornamenti che ritengo utili e che pago di tasca mia, orari impossibili, ricatti sull’orario. Avrei molte cose da raccontare che si sintetizzano nelle parole frustrazione, alto stress per un lavoro meraviglioso che è diventato impiegatizio dove si spende più tempo per la burocrazia che per l’aspetto culturale didattico e pedagogico.

Questa è la mia piccola testimonianza ma credo sia importante.

Riflessioni

Proviamo a sottolineare le peculiarità di questa testimonianza.

  1. Maria racconta che è in ospedale per essere operata per un tumore al seno e – contrariamente a tutte le aspettative – ci racconta che è felice di vivere senza stress, lontana dalla scuola e soprattutto che se ne sono accorti anche gli altri che la trovano “ringiovanita”. Inutile dire che una persona in tale situazione dovrebbe essere tutto fuorché gioiosa, a meno che non sfugga da una situazione che ritiene ben peggiore. A tanto è arrivata la scuola?
  2. Segue un’affermazione apparentemente contraddittoria: “amo insegnare ai miei studenti ma la scuola è divenuta un incubo”. La scuola sembra essere così finita in una situazione schizofrenica a causa delle varie riforme che, dagli anni ’70 in avanti, l’hanno resa invivibile ai docenti e conseguentemente infruttifera per alunni e studenti. Per Maria la sua situazione sanitaria, nonostante la gravità, è passata in secondo piano, a significare quanto ami la scuola e quanto la situazione in cui questa versa la preoccupi.
  3. stress lavoro correlato che il DL 81/08 vorrebbe controllato e prevenuto pur non essendo stato allocato alcun finanziamento ad hoc. Si spreca invece nelle varie scuole la somministrazione di inutili questionari che servono solo ad aggravare il peso burocratico e lasciano irrisolto il nodo delle malattie professionali. Queste, infatti, restano volutamente ignote pur trovandoci all’alba del terzo millennio.

Maria – inconsapevolmente – richiama così i punti dai quali la scuola deve ripartire: riconoscimento ufficiale delle malattie professionali dei docenti e prevenzione delle stesse; adeguamento del prestigio sociale ed economico dell’insegnamento; rivisitazione della politica previdenziale per la professione psicofisicamente usurante.

Ma, in quanto medico, non posso esimermi dal porre attenzione all’affezione neoplastica di Maria. Può essere in qualche modo collegata alla professione svolta? Viene in mio soccorso uno studio clinico retrospettivo condotto in California su oltre 133.000 insegnanti (Bernstein et Al, 2002). La pubblicazione scientifica conclude che le insegnanti presentano un’alta incidenza di tumori al seno, così come pure aumentano proporzionalmente tutte le altre manifestazioni neoplastiche tra gli stessi docenti maschi. La più probabile delle spiegazioni per questo fenomeno risiede nel fatto che lo stress cronico della professione induce un aumento della cortisolemia. Tale ormone, prodotto dalle ghiandole surrenali, abbatte le difese immunitarie favorendo a sua volta la crescita neoplastica incontrollata.

Di fronte a questa situazione, supportata da evidenze scientifiche, non si può rimanere immobili continuando a somministrare inopinatamente questionari.

Chi ha orecchi per intendere intenda.

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