Le famiglie devono sapere. Lettera

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Inviata da Sara Carnelos – Perché i docenti con anni di esperienza sono restii ai concorsi banditi dalla ministra Azzolina? Non si tratta di allergia allo studio perché non solo è il pane quotidiano, ma è anche il motivo per cui uno insegna e trasmette la passione e l’amore per l’apprendimento agli studenti.

Qui si tratta di insegnanti che siedono da anni in cattedra, che hanno già superato uno stuolo di esami, che hanno negli anni accumulato alti titoli e
certificazioni, che hanno diplomato intere generazioni di allievi e ora dovrebbero dimostrare di conoscere lo scibile umano, cioè l’intero programma di cinque anni di università, a cui si aggiunge la legislazione
scolastica, la didattica, la conoscenza di una lingua straniera, le metodologie informatiche e le nuove strategie dell’apprendimento, comprese quelle già sorpassate in una sola volta, non attraverso esami
distinti, ma tutto d’un fiato. Tutta storia dalla formazione della terra alla guerra in Siria, passando per Giovanna La Pazza fino ad Abdullahi Yusuf Ahmed, tutta la geografia, con fiumi, mari, monti, laghi, città di ogni parte del globo, naturalmente conoscendo tutte le fosse e gli atolli, tutta italiano, grammatica, lingua latina, gli autori da Cavalcanti a José Cadalso a Samuel Beckett. E perché no, aggiungiamoci il Corpus Tibullianum, un po’ qua e là spulciamo Idegarda di Bingen, Isotta Nogarola, i saturni, i senari giambici, San Bernardo, Persio… A che pro? È chiaro a tutti che questo non dà alcun valore aggiunto ai docenti che distolgono il loro tempo prezioso e necessario a preparare le lezioni in modo innovativo, sostituendolo con
una doccia mnemonica inutile per il lavoro quotidiano e che premierà chi avrà la fortuna (con un programma così esteso, altro non è che fortuna, nel migliore dei casi) di azzeccare domande su argomenti appena rispolverati.

Dopo i recenti brogli apparsi sulla stampa in merito alle prove relative al tfa, al concorso dirigenti, con quale spirito migliaia di docenti si appresteranno a studiare, sapendo che qualcuno avrà le risposte in tasca? Superato il concorso (sempre i valorosi fortunati), i docenti saranno più preparati
di quanto lo siano stati finora? Ma soprattutto c’è da domandarsi, perché c’è chi parla di corso-concorso per i dirigenti che non hanno superato l’esame e prove altamente selettive per chi insegna da una vita? Non pischelli universitari, uomini e donne di quaranta, cinquant’anni con famiglia e un lavoro portato avanti da una vita.

Il mercato determina la legge della domanda e dell’offerta e in quest’ambito scolastico sappiamo che sono necessari i docenti e che questi vengono chiamati dalle graduatorie di istituto presto gps. Graduatorie trasparenti, pubbliche, vagliate. Ebbene questi professori sono “abili” o “abilitati” a sedersi in cattedra da settembre ad agosto e non lo sono per stipulare un contratto a tempo indeterminato, quando chi li ha preceduti ha usufruito di concorsi non selettivi, o di prove contingentate come quando era in vigore la Ssis, non lo scibile umano tutto in un momento d’esame. In questo panorama scolastico, troviamo chi è entrato in ruolo per un ricorso e chi, rispettando le regole, ancora attende. E con l’arrivo della ministra Azzolina , gli insegnanti precari si sentono presi in giro. Perché? Perché ha avuto una selezione completamente diversa (non si spiegherebbe l’insufficienza in inglese e informatica all’esame da dirigente) da quella che richiede
per i docenti che hanno insegnato ben più a lungo di lei. A molti di loro è stato negato addirittura il concorso per la stabilizzazione nello Stato e sono costretti oltre a pagare 50 euro per l’iscrizione al concorso, l’obolo per il ricorso.

Chiaramente precedentemente al PAS non vi erano state limitazioni, tutti i
docenti hanno avuto diritto a partecipare, per non parlare del concorso non selettivo in vigore nel 2018 che è stato quanto di più equo si potesse fare. Insomma, i precari di oggi sono figli di un Dio minore. Anche perché la didattica a distanza è stata pagata a loro spese. Stessi compiti dei professori di ruolo, spesso superiori, pensiamo alle attività di coordinamento e stesura di progetti, ma niente bonus docenti.

Per gli insegnamenti delle scuole elementari, invece, le famiglie devono sapere che in cattedra potranno trovare dei ragazzini lontani dalla laurea, a scapito di chi ha molta esperienza in campo e ha portato fino alle medie gli studenti della primaria. E poi ancora ci si riempie la bocca di “meritocrazia”.

Le famiglie devono sapere che se quest’anno i docenti delle medie e delle superiori saranno distratti, non “sul pezzo” come al solito, perché invece di preparare le lezioni in modo ineccepibile come sempre hanno fatto, stanno studiando per un esame che ai fini della docenza è inutile quanto una mascherina di Van Gogh al posto di quella chirurgica.

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