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Le diverse tipologie di apprendimento, conoscerle per applicare il giusto metodo di insegnamento

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L’apprendimento è definito come il processo attraverso cui nasce o si modifica un comportamento in risposta a un determinato stimolo, che può essere endogeno o prodotto da un’interazione con l’ambiente circostante.

Sul tema sono state prodotte molte teorie nel tempo, a cominciare da quelle comportamentiste, nate agli inizi del ‘900, che hanno elaborato il modello S-R (Stimolo-Risposta): in tal senso, l’apprendimento risulta un mero insieme di risposte puramente fisiologiche agli stimoli cui veniva sottoposto il soggetto analizzato.

Tali teorie, di stampo associazionista, escludevano la componente mentale e psicologica dal processo: si dovrà aspettare gli anni Sessanta per vedere in campo i comportamentisti cognitivisti, che cominciarono a occuparsi dei processi cerebrali alla base dell’apprendimento. Tra questi, è importante citare Tolman, che elaborò la nota teoria dell’apprendimento latente.

Apprendimento latente

Secondo Tolman esiste un tipo di apprendimento che viene chiamato latente poiché avviene in assenza di un rinforzo o una ricompensa – concetto che invece era alla base delle coeve teorie comportamentiste. Attraverso una serie di esperimenti condotti su cavie di laboratorio, lo psicologo statunitense arrivò al concetto di “meta” o “obiettivo” come motivazione per l’apprendimento – sorpassando così la concezione dell’apprendimento basata sulla mera risposta a uno stimolo.

Nell’apprendimento latente il processo avviene in maniera graduale e a volte, in assenza di uno scopo preciso, può anche basarsi su semplici insights, ovvero intuizioni.

Apprendimento formale e informale

La teoria di Tolman fu alla base della categorizzazione dell’apprendimento in due grandi classi: la prima cristallizzata verso un obiettivo (es. il diploma) e la seconda sulle intuizioni derivanti dall’approccio al contesto circostante. Si tratta di:

  • apprendimento formale: che si acquisisce in un ambiente strutturato e istituzionalizzato, come può essere una scuola o un posto di lavoro.
  • apprendimento informale: che si relaziona alle attività della vita quotidiana tipiche della famiglia o del tempo libero. A sua volta esso si divide in experential learning (derivante dall’esperienza) o accidental learning (casuale, accidentale).

Secondo una raccomandazione del Consiglio d’Europa (22/5/2018), l’apprendimento formale (ma anche informale) svolge una funzione cruciale nei ragazzi per lo sviluppo delle loro capacità interpersonali, pensiero analitico e critico, ed è dunque importante promuoverlo attraverso la cultura, l’animazione socioeducativa, il volontariato e lo sport di base.

Apprendimento esperenziale

Un approfondimento merita il già citato apprendimento esperenziale, o experential learning: modello teorico messo a punto dall’educatore David Kolb negli anni ’80, ormai vent’anni dopo le prime teorizzazioni cognitiviste.

Egli individuò quattro modalità di acquisizione di informazioni, tramite:

1- esperienza concreta

2- osservazione riflessiva

3- concettualizzazione astratta

4- sperimentazione attiva

Perché sia efficace, un programma di apprendimento (e quindi didattico) dovrebbe includere tutte queste modalità, in modo che ogni studente possa utilizzare quella a lui più congeniale.

Per fa ciò, si deve strutturare un percorso formativo che comprenda dunque sia le classiche lezioni frontali (osservazione riflessiva), che esercitazioni pratiche (sperimentazione attiva), oltre a discussione di casi (esperienza concreta) e autoapprendimento (concettualizzazione astratta).

Secondo lo studioso, le quattro modalità si susseguono in un processo circolare, di modo che il soggetto che compie una determinata azione apprenda, osservando, l’effetto che quell’azione ha provocato in quella situazione in modo da poter generalizzare gli oggetti riscontrati a qualsiasi azione simile che si ripresenterà in futuro.

Questo significa interiorizzare, astrarre e concettualizzare, imparando un modello di apprendimento universale.

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