Le difficoltà di chi vive lontano dalla famiglia. Lettera

di redazione
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Agnese Milioto – Gentile Ministro, non è mia abitudine fare polemiche, ma questa volta sono davvero tanto addolorata e voglio dirle che se pensa che io sia stata fortunata nella vita ad avere avuto un lavoro come il mio, così non è!

Il mio lavoro per dieci lunghissimi anni mi ha portato a vivere lontana dai miei affetti e dalla mia terra e ogni anno ho dovuto confrontarmi con diverse realtà. Ogni nuovo anno scolastico (per 10 anni) l’ho sempre iniziato con la ricerca disperata di una nuova casa e con il difficile inserimento in una nuova scuola.

Ho trascorso 8 lunghissimi anni da precaria nel Veneto e dopo essere stata immessa in ruolo in Umbria, dove pensavo di rimanerci, mi hanno trasferita a Cairo Montenotte, un piccolissimo paesino della Val Bormida, lontano da casa circa 1.400 Km. Ho fatto ricorso e ho perso… Mi sono illusa che con la mobilità avrei avuto la possibilità di potermi ricongiungere a mio marito e alla mia famiglia e ieri sera ho scoperto che invece di festeggiare la fine, sarò ancora costretta a rimanere qui per chissà quanto tempo! Ogni anno ho sempre seminato, ma non ho mai raccolto nulla!

Aggiungo che ho uno stipendio da fame che al massimo mi permette di coprire le spese per poter vivere! Non posso permettermi il lusso di poter tornare a casa una volta al mese perché i biglietti aerei costano troppo! Torno a casa solo due volte l’anno: Natale e Pasqua! La vita qui al Nord non è come al Sud, tutto costa il triplo! E aggiungo anche che questi difficili anni li ho affrontati da sola senza l’aiuto di nessuno (voi siete accanto alle vostre famiglie, io no!). Il dolore che mi trascino dietro è troppo grande e solo io lo conosco. Grazie per quello che anche lei ha fatto per tanta gente come me.

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