Le difficoltà della didattica a distanza hanno radici lontane. Lettera

WhatsApp
Telegram
ex

Inviato da Nicola Belfiore – Quello che stiamo vivendo come cittadini di una Nazione impreparata a tutto, tranne che al malgoverno che ci ha creato una condizione di passiva rassegnazione dopo decenni di superficialità ed inadeguatezza dei nostri governanti, sembra surreale e ai confini di una follia di gruppo che, se non fosse, purtroppo, suffragata dai continui bollettini di positivi al Covid-19 e dalle vittime ad esso collegate, sembrerebbe appartenere ad un film apocalittico.

Dico questo perché, facendo parte della scuola, che condivido da oltre 30 anni con colleghi e alunni, uno degli “obiettivi sensibili” della nostra Italia assieme alla sanità, alla giustizia, alle forze dell’ordine ecc., mi sono reso conto, adesso più di prima, della palese e scriteriata ipocrisia, (si potrebbe azzardare follia), di chi cavalca da anni le scene politiche dell’Italia, relegandoci agli ultimi posti degli inascoltati del nostro Bel Paese.
Problematiche quotidiane legati a tagli economici continui, a fondi mai disponibili, a strutture ed infrastrutture fatiscenti, a mezzi e materiali obsoleti e del tutto inadeguati e alla continua ed urlante richiesta di cambiamento e/o rinnovamento, sollevata da un assordante silenzio di generazioni in continua evoluzione.
Per decenni abbiamo gridato all’unisono, da nord a sud, sulla necessità di prestare attenzione a quello che la scuola rappresenta o dovrebbe rappresentare in una Nazione. Abbiamo chiesto, a volte soggiogandoci al gioco sporco di alcuni sindacati e sindacalisti, il minimo dell’attenzione che la scuola italiana merita, in quanto può vantarsi di un corpo docenti invidiabile e di alto livello intellettuale.
Respiriamo ogni giorno la cultura che ha fatto grande l’Italia e condizionato il mondo intero. Possediamo il più grande patrimonio culturale del mondo e non abbiamo mai compreso l’importanza che la scuola potrebbe avere come veicolo nobile e appropriato per una diffusione capillare e funzionale.
È vero, il nostro corpo docenti non è certo una categoria agguerrita, determinata e coerente. Spesso siamo costretti a ricatti numerici salva posto o a logiche di promozione o, permettetemi il termine, prostituzione della propria offerta formativa, in concorrenza con questo o quell’altro istituto. Di contro, l’attenzione dei governi transitori è stata nulla, deleteria e, in alcuni casi, devastante (v. riforme e ministri firmatari).
In questa emergenza pandemica, ci viene chiesto con circolari e provvedimenti forzati di dimostrare al mondo che gli insegnanti e tutta la scuola italiana sono fattivamente presenti e attivi. A noi docenti viene chiesto di coinvolgere le nostre classi in una didattica a distanza mai sperimentata, sottolineando l’importanza di far sentire la nostra presenza agli alunni. Veniamo chiamati ad utilizzare i mezzi a nostra disposizione, cavalcando la rete su piattaforme e percorsi che non conosciamo.
Spinti allo sbaraglio, dalla mano dell’ipocrisia e incoerenza politica, per presentare al mondo l’Italia che lavora, pretendendo quello che di fatto non siamo e non siamo mai stati. Nessuna formazione, tranne qualche eccellenza che ha potuto contare su fondi e contributi extra, è stata dedicata e pensata per la scuola e per il personale scolastico, solo tagli.
La realtà, lo sappiamo noi che ci lavoriamo, per la maggior parte dei casi è fatta di reti wireless mal funzionanti o non adeguate, di computer d’annata e non sufficienti alle reali esigenze, di fondi limitati e mai disponibili, di lavoro sommerso, di stipendi umilianti e di gran lunga al disotto delle medie europee. Eppure, in questo scenario profondamente mortificante, noi docenti di qualsiasi ordine e grado, abbiamo, comunque, garantito l’istruzione ad un intero Paese, chinando la testa anche ai “contentini” contrattuali.
Ci siamo sempre presentati al lavoro per il piacere e l’amore di farlo. Per la grande soddisfazione di vedere le facce allegre o musone dei nostri discenti. Abbiamo intuito, compreso e, a volte, risolto le loro problematiche esistenziali legate a famiglie quasi sempre più inadeguate, smarrite e, a volte, inesistenti. Ci siamo e vogliamo continuare ad esserci. Siamo stati affianco ai nostri alunni e con loro abbiamo sofferto le ristrettezze di non avere una palestra, un laboratorio o le attrezzature adeguate che la legge dovrebbe garantirci, in aderenza e rispetto al diritto costituzionale allo studio.
Noi, donne e uomini della scuola: docenti, dirigenti, personale ATA, direttori, segretari, applicati ecc., abbiamo sorretto questa sgangherata Istituzione, emarginata e con indifferenza calpestata dalla politica del passato e del presente.
Oggi, ci viene chiesto con toni perentori, così come la necessità del momento prevede, ma non giustifica, di essere vicini ai nostri alunni e di sostenere la scuola utilizzando mezzi e materiali disponibili in rete: E-learning, Classroom, piattaforme digitali, link e quant’altro pur di coinvolgere quanti avessero voglia di seguire la didattica a distanza, facendo forza sull’iniziativa personale degli insegnanti e sulla loro voglia di essere comunque presenti. Tutto ciò è lecito, sia per dovere istituzionale e anche perché il garbo e l’intelligenza dei nostri dirigenti ha lasciato la possibilità, non l’obbligatorietà, di azione e iniziative.
Non posso, però, come docente non indignarmi di fronte alle tante note del MIUR , come ad esempio la n°318 dell’11/3/2020, dove viene chiesto ad ogni scuola di monitorare tutte le classi per sapere: “quanti alunni possono contare su dispositivi elettronici (smartphone, pc, tablet, ecc.). Quanti alunni possono contare su dispositivi elettronici e collegamento internet. Quanti alunni stanno effettivamente seguendo ed effettuando la didattica a distanza. Quali strumenti stanno utilizzando i docenti del Consiglio di classe (oltre all’uso del R.E.) per la didattica a distanza.” Informazioni dove il MIUR sottolinea l’obbligatorietà e l’urgenza di trasmissione, in questo caso entro venerdì 20 Marzo, ignorando che tutto quello che viene chiesto di sapere dovrebbe già essere da anni bagaglio a seguito di una scuola nuova e, soprattutto, innovativa. Paradossalmente stiamo assistendo all’ammissione implicita del Governo di non aver mai dotato le scuole degli indispensabili mezzi e materiali dei quali non si può oggi fare a meno.

L’altisonante Ministero Istruzione Università e Ricerca, scarica sulla scuola e sui docenti le proprie colpe e superficialità che da decenni hanno seppellito il sapere di un popolo. Ribadisco, relegato nel mio sconforto, dove si trovava il MIUR e dove sono stati i nostri politici in questi ultimi decenni, quando gli abbiamo con forza urlato nelle orecchie la necessità e l’urgenza di una scuola diversa, nuova, adeguata, in linea con le esigenze di chi continuava a crescere e cambiare, reclamando informazioni, formazione, e, soprattutto, attenzione per un Paese che senza la scuola sarebbe stato un deserto culturale, come le menti di alcuni politici.

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur