Le chat private tra docenti non sono esenti dalle regole deontologiche: chi offende la scuola può incorrere in sanzioni

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Il mondo digitale si insinua sempre più nella vita scolastica, portando con sé nuove sfide e responsabilità. È il caso delle chat private tra docenti, spesso usate per trattare tematiche lavorative, ma che non garantiscono immunità per comportamenti illeciti.

Le chat private tra insegnanti non sono esenti dalle regole deontologiche. Se un docente offende l’istituzione scolastica attraverso questi canali, può incorrere in sanzioni. Come ricorda Italia Oggi, ciò pone in luce l’importanza di una condotta rispettosa e professionale anche in spazi digitali apparentemente informali.

Le chat scolastiche, diffuse per la loro immediatezza, richiedono attenzione alla privacy e una disciplina specifica. Se da un lato favoriscono la comunicazione, dall’altro possono esporre a rischi legati alla sicurezza dei dati e alla riservatezza.

Un aspetto delicato è la presenza di ex insegnanti nei gruppi di chat. Questi, pur non facendo più parte del corpo docente, possono accedere a informazioni sensibili, come dettagli sugli studenti o decisioni collegiali. È essenziale quindi regolare l’accesso ai gruppi, preservando la confidenzialità delle informazioni scolastiche.

Le chat sembrano semplici e comode, ma nascondono insidie. La facilità d’uso può portare a sottovalutare i rischi di sicurezza, esponendo i dati scolastici a possibili attacchi informatici. È fondamentale quindi una consapevolezza collettiva sui rischi connessi all’uso di questi strumenti digitali.

Quando gli insegnanti utilizzano chat per temi lavorativi, la scuola non può disinteressarsene. La pratica rientra nelle attività lavorative e, se riguarda dati personali, deve essere regolamentata dall’istituto. La scuola ha il dovere di disciplinare l’uso di questi strumenti, in linea con il codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

Il codice di comportamento stabilisce che le comunicazioni legate al lavoro non dovrebbero svolgersi su piattaforme pubbliche come social media o chat. Tuttavia, esistono eccezioni, soprattutto se l’uso di tali strumenti risponde a esigenze istituzionali.

Le scuole devono definire chiare regole per la gestione delle chat, privilegiando canali ufficiali e controllati. È essenziale valutare ogni strumento dal punto di vista della sicurezza dei dati e stabilire chi può far parte dei gruppi, quali documenti possono essere condivisi e come moderare le comunicazioni.

Le chat tra docenti, alunni e genitori

A stabilire quali sono le regole per le chat tra insegnanti e alunni, ricorda La Legge per tutti, sono le scuole stesse, in virtù dell’autonomia attribuita dal D.P.R. n. 275/1999.

Il regolamento interno dell’istituto può infatti prevedere forme e modalità precise di comunicazione tra studenti e professori. Proprio in forza di ciò, negli ultimi anni, molte scuole si sono dotate di una propria policy dove vengono dettagliate le modalità di utilizzo delle chat e dei social network. Ciò principalmente al fine di tutelare la privacy degli studenti ma anche la correttezza professionale di docenti e personale scolastico in generale.

Quello che è certo è che le comunicazioni anche digitali tra studenti e insegnanti sono, in linea generale, ammesse solo per finalità didattiche e orientative.

Le sanzioni per i docenti che fanno della chat un utilizzo non conforme a tali scopi possono andare dal rimprovero verbale o scritto alla sospensione temporanea della retribuzione e, nei casi più gravi, fino al licenziamento.

Gli studenti, invece, per imprudenza o goliardia, potrebbero rischiare anche un’incriminazione penale dato che, da 14 anni in su, si è personalmente responsabili per i reati commessi (si pensi alle ipotesi di diffamazione, lesione della privacy, sostituzione di persona, ecc.).

C’è però la possibilità che le circolari dei dirigenti scolastici prevedano proprio la partecipazione degli insegnanti alle chat di classe con alunni e genitori.

Nell’ipotesi in cui gli studenti dovessero segnalare chat equivoche o comunque difformi dall’uso stabilito, il dirigente scolastico è obbligato, ai sensi del D. Lgs. 75/2017, ad aprire un provvedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante coinvolto.

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