Le cattedre di potenziamento distribuite a tutti gli insegnanti della disciplina coprono i buchi delle supplenze. Lettera

di redazione
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inviato da Luisa Bruno – Sono insegnante di musica, 32 anni di esperienza, 29 dei quali trascorsi nel precariato selvaggio, girati come una trottola tra mille scuole lontane e vicine , accentando incarichi , spesso solo di una manciata di ore, su una, due, a volte tre scuole distanti tra di loro fino a 35km. Durante questo duro “calvario” mi è capitato persino di accettare incarichi misti, cioè nella stessa classe di ricoprire il ruolo di insegnate di sostegno e di professoressa di musica al punto da disorientare gli alunni e spingerli a chiedermi:” Scusi Prof, lei oggi chi è?”

Veniamo ad oggi. Sono entrata di ruolo con la legge 107 come “docente di potenziamento” e da quest’anno sono finalmente inserita nella graduatoria nell’istituto sulla mia amata materia “Musica”. Sono al primo posto, dati i miei trent’anni di precariato.

Per quanto mi riguarda, sia come insegnante di ruolo che da precaria, ho sempre lavorato con tutta la mia anima e professionalità, ho amato questo meraviglioso lavoro fin dal primo giorno, ho insegnato a migliaia di ragazzi vivere la musica, a suonarla a prenderla per mano come un amica inseparabile per la vita.

Quest’anno, durante i primi giorni di scuola, la Dirigente è il suo staff mi comunicano che mi verranno tolte delle classi una delle quali già mia nell’anno scolastico precedente e sarò messa per otto ore (sulle 18 di lavoro) in sala professori (ufficialmente per potenziare attività musicali).

La motivazione? Nella mia scuola ci sono a disposizione ore frontali( da svolgere in classe) e una cattedra di potenziamento e bisogna dividere queste ore “tappa buchi” tra me, la mia collega di ruolo è un “ipotetico supplente” al quale verranno affidate alcune delle mie ore in classe!

Quindi , nonostante io sia di ruolo, un supplente sarà in classe al posto mio, mi sembra assurdo!

Ho fatto mille tentativi per parlare con la Dirigente, la quale, non sapeva neanche che io fossi la prima in graduatoria nel suo istituto . Si è mostrata molto infastidita dalla mia presenza ed è arrivata a sbattermi la porta in faccia pur di non ricevermi.

Cercavo di spiegarle che avrei potuto lavorare sulle classi , anziché sostare in aula professori per otto ore , anche per garantire un lavoro proficuo e continuativo negli anni a venire anziché affidare alcune classi ad un supplente annuale e che i ragazzi , in questo modo, avrebbero cambiato insegnate ogni anno . La sua risposta è stata negativa fin dall’inizio.

Una sola preoccupazione, la Dirigente non ha fatto che ripetermi questa frase ” In caso di assenza di un professore che copre solo ore di potenziamento io non potrei chiamare un supplente” .

La cara Preside non ha pensato che anche nel caso nel quale io mi possa assentare perderebbe le ore di potenziamento che mi ha affidato. Troppo difficile da capire o poco interesse ad ascoltare le esigenze di un insegnante che ha trent’anni di esperienza sulle spalle ?

Anziché pensare alla mia “presenza” nella scuola , a ciò che ho donato agli alunni , al mio tanto impegno, l’anzianità di servizio, l’ aver dato ad ogni ragazzo la possibilità di suonare la chitarra, cantare in coro, amare la musica , praticare questa bella attività in gruppo senza escludere nessuno, ha pensato solo alle mie ipotetiche “assenze”…. che tristezza!

E così la Dirigente ha convocato una supplente annuale , dopo avermi fatto fare da supplente nelle fatidiche classi per quindici giorni, per affidargli le mie classi. I ragazzi scontenti perché , così come avevano assaporato al concerto dell’anno scorso all’open day, erano felici di poter studiare chitarra insieme. Grande delusione anche dalla parte delle famiglie che ancora oggi mi fermano di continuo all’uscita di scuola chiedendomi il perché io non sia l’insegnante dei loro figli.

La supplente annuale, inoltre , sarebbe stata ben felice di svolgere attività solo di potenziamento in quanto nell’anno precedente aveva iniziato nello stesso istituto un bellissimo progetto nella scuola materna che avrebbe potuto continuare.

Anche lei ha tentato di parlare con la Dirigente senza successo.

Ho contattato un sindacalista che mi ha detto ” Legalmente la Dirigente può’ fare ciò che vuole ….certo un po’ di buon senso!”

Pensavo che il mio calvario fosse finito con l’arrivo del tanto desiderato “ruolo”….pura illusione. Quando ero precaria molto presidi, che mi avevano conosciuto, pregavano affichè capitassi nel loro istituto perché sapevano in che modo lavorassi, coinvolgendo tutti  i ragazzi .

Non arriveremo mai, in Italia, ad una scuola che si basi sui meriti perché nel nostro sistema scolastico chi merita viene affossato, invidiato, umiliato, messo in disparte e la parola “continuità” che dovrebbe essere al primo posto per la salvaguardia degli alunni, non è compresa e considerata da nessuno.

Poveri alunni e ……poveri insegnanti!

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