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Le avanguardie educative: il Modello DADA

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Il modello DADA è un’iniziativa nata, sviluppata e promossa autonomamente dai licei “A. Labriola” di Ostia e “J.F. Kennedy” di Roma (rispettivamente diretti da Ottavio Fattorini e Lidia Cangemi), nell’anno scolastico 2014/2015.

Questi, nel 2015 hanno costituito la Rete Nazionale di Scuole DADA, a cui hanno aderito oltre 100 istituti in Italia (così come si evince dal sito www.scuoledada.it), sottoscrivendo il “Manifesto delle scuole Modello DADA”, redatto da Ottavio Fattorini.

Il termine DADA è un acronimo di Didattiche per Ambienti Di Apprendimento: non a caso, il primo dei 5 pilastri di cui si compone è quello che vede le aule come un ambiente attivo di apprendimento. Esse infatti vengono personalizzate per ognuna materia, e quindi non sono assegnate alla classe, bensì ai docenti: ogni aula rispecchierebbe una disciplina, e gli alunni si sposterebbero da un’aula all’altra nel cambio di lezione (proprio come succede negli Stati Uniti).

Il movimento come apprendimento

Questo perché, secondo il modello DADA, “il movimento del corpo è funzionale al processo di insegnamento-apprendimento, e per la riattivazione della concentrazione e delle capacità cognitive: non esistono tempi che non siano anche indirettamente funzionali agli apprendimenti” (Fattorini, O. “Il Manifesto delle Scuole Modello DADA (Didattiche per ambienti di apprendimento)- L’innovazione dell’”Eppur si muove!””, www.scuoledada.it).

Infatti, nel Modello DADA gli spostamenti degli studenti sono considerati “uno stimolo energizzante la capacità di concentrazione, come testimoniato da accreditati studi neuro scientifici, che ci indicano come il modo migliore per attivare la mente (le sue cognizioni e le sue emozioni) sia mantenere in movimento, anche leggero, il corpo” (Fattorini O. & Cangemi L.,”D.A.D.A. – Didattiche per Ambienti Di Apprendimento: un’innovazione realizzabile”, Educationduepuntozero.it).

L’aula adattabile al setting didattico

Questo rende possibile e abilita l’adattabilità continua dei setting didattici, “in cui giocano un ruolo fondamentale non tanto la disponibilità delle ICT e gli arredi flessibili e versatili quanto la visione didattico-pedagogica del docente” (Fattorini, O. “Il Manifesto delle Scuole Modello DADA”, www.scuoledada.it).

Inoltre, questo permette “arricchimento e personalizzazione degli spazi comuni con il contributo di tutti (da spazi “anonimi” a spazi “emozionali”)”, per un “abbellimento dell’intero edifico scolastico con la progressiva caratterizzazione di spazi tematici, artisticamente decorati o funzionalmente allestiti, nonchè fruiti come prodotti di apprendimento trialogico. (Fattorini, O. “Il Manifesto delle Scuole Modello DADA”, www.scuoledada.it)

L’approccio trialogico

L’approccio trialogico, teorizzato da Kai Hakkarainen e Saami Paavola dell’Università di Helsinki, ha dato impulso, nel 2005, a un vivace programma di ricerca e sperimentazione in Europa. Tale modello si inserisce nel filone socio-costruttivista, che enfatizza il dialogo tra il soggetto apprendente e la comunità cui egli/ella appartiene, nonchè le dinamiche di partecipazione ai processi culturali.

Nel rapporto tra persona e comunità nascerebbero infatti dei processi di comunicazione, condivisione e negoziazione di significati: processi “dialogici” a cui il succitato approccio inserisce un terzo elemento, (da cui il neologismo “trialogico”), ovvero la produzione collaborativa di “artefatti”.

Gli studenti, dunque, interagirebbero con la comunità con uno scopo: la produzione o la modifica di un “oggetto” (l’artefatto), che può essere concreto (come un robot), concettuale (come un’idea, un piano o un modello) o organizzativo (come una nuova prassi nel di lavorare a scuola).

In ogni caso, gli artefatti dovrebbero essere vantaggiosi per qualcuno esterno alla classe o alla scuola, perché la loro funzione è quella di fare da ponte con il mondo che ci circonda.

Le basi pedagogiche

Come si vede, dunque, la peculiarità del DADA rispetto alle altre innovazioni e rispetto alle altre specifiche modalità didattiche delle Avanguardie Educative consiste nella “pervasività e ed ineludibile coinvolgimento corale di tutte le componenti delle comunità scolastiche che lo sperimentano (dirigenti, insegnanti, studenti, ecc…)”. (Fattorini, O. “Il Manifesto delle Scuole Modello DADA”, www.scuoledada.it)

Tutti dovrebbero essere consapevoli della “ratio” didattica che pervade l’intero istituto DADA, il cui pensiero (sempre secondo il succitato Manifesto DADA di Fattorini), riprende alcuni importanti paradigmi pedagogico-culturali di riferimento:

“•il costruttivismo sociale (Vygotskij, Bruner);

la tradizione dell’attivismo pedagogico (Dewey, Kilpatrick, Washburne, – Piano di di Winnetka e anche Montessori);

la centralità dello studente (Rogers);

la scuola per le competenze del futuro (Goleman, Senge, Morin).”

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