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Lavoro straordinario: non sempre è conveniente, ecco perché

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Svolgere ore di lavoro in più rispetto all’orario di lavoro massimo previsto è a volte controproducente, ecco perché.

Si chiama lavoro straordinario quello svolto oltre l’orario di lavoro che può essere considerato normale, cioè oltre le 40 ore settimanali o oltre il numero di ore che il CCNL applicato prevede.

Parliamo quindi di attività di lavoro extra, che se da un lato incidono positivamente sulla retribuzione, poiché sono ore retribuite, da un altro lato possono andare a incidere su alcuni benefit che il lavoratore percepisce se non supera determinate soglie reddituali.

E poi ci sono le regole che non ammettono un utilizzo indiscriminato dello straordinario.

Ecco le cose da conoscere su questo particolare istituto.

La risposta ai tanti dubbi che riguardano il lavoro straordinario

Quante ore di lavoro straordinario è possibile effettuare o quanto può essere conveniente effettuare ore di lavoro extra. Sono questi alcuni dei quesiti più diffusi tra i lavoratori dipendenti che spesso sono chiamati per esigenze di servizio o di produzione, a svolgere ore di lavoro al di fuori di quelle previste dalla contrattazione collettiva.

Lo stipendio che aumenta è un fattore che inevitabilmente dona un certo appeal all’effettuazione di ore di lavoro straordinario.

Le ore di lavoro straordinario sono  retribuite con una maggiorazione di stipendio bella stragrande maggioranza dei casi. In alternativa ci sono pure i riposi compensativi, che vengono concessi in sostituzione di quelli perduti in seguito all’effettuazione del lavoro straordinario. Tutto dipende dal CCNL di categoria che può anche stabilire l’utilizzo di entrambi gli strumenti con cui gestire il lavoro straordinario.

Ma c’è da fare i conti con altri fattori che dovrebbero sortire un effetto che è l’esatto opposto, perché per esempio si può finire in uno scaglione di reddito superiore e pagare più tasse o addirittura perdere alcuni bonus come quello Irpef per esempio.

Il lavoro straordinario non deve spaventare

Naturalmente quanto detto rappresenta ciò che potrebbe accadere in casi limite poiché è del tutto evidente che effettuare ore di lavoro extra porta inevitabilmente a guadagnare di più. Ciò che magari qualcuno potrebbe fraintendere, è il fatto che a determinate condizioni ciò che un lavoratore prevede di recuperare di reddito dedicando il tempo a lavorare di più sacrificando magari affetti e riposo, potrebbe essere inferiore a quello che si pensa.

Il discorso della convenienza o meno a svolgere ore di lavoro straordinario è sempre a vantaggio della convenienza, ma ciò che va sottolineato è che si possono perdere alcuni vantaggi che assottigliano ciò che si recupererebbe di più di stipendio. Ci sono per esempio lavoratori che hanno dei redditi non prossimi al cambio di scaglione che rischiano poco a lavorare di più. Nel comparto scuola per esempio ci sono gli amministrativi o i collaboratori scolastici che hanno stipendi medi lontani dalla soglia che determina l’ingresso nel secondo scaglione.

Come già detto in precedenza e rimarcato attentamente, l’aliquota dello scaglione successivo si applica solo alla parte eccedente la soglia dello scaglione precedente. Questo limita i danni dal punto di vista della tassazione Irpef, ma non dal punto di vista del bonus Irpef che scende al salire del reddito fino ad azzerarsi del tutto con redditi elevati. Ed in questo caso, se alla fine risulta che il bonus Irpef non era per niente spettante, ciò che i lavoratori sarebbero chiamati a restituire non sono poche decine di euro, ma addirittura tutto il bonus visto che si parla di 100 euro al mese.

Il discorso sul reddito di un lavoratore poi, non va riferito esclusivamente a ciò che si percepisce come stipendio dal proprio datore di lavoro, come nel caso degli Ata, dal proprio Istituto scolastico. Ci possono essere, come spiegato prima, altri proventi che cumulati con lo stipendio, vanno ad influire sul reddito complessivo producendo perdita del bonus e maggiori imposte dovute per ingresso nello scaglione successivo.

La tassazione sugli straordinari dipende dal reddito che si percepisce, ma in maniera totale. Un Assistente amministrativo con stipendio nell’ordine dei 24.000 euro annui, che magari ha una casa ceduta in affitto che gli produce 3.900 euro di redditi aggiuntivo, se svolge lavoro straordinario per 300 euro di extra (è solo un esempio), è evidente che ci rimetterebbe. Si, anche un Amministrativo che comunemente rappresenta la fascia stipendiale meno alta del comparto scuola, rischierebbe di lavorare “per la gloria”. Ripetiamo, sono casi limite ma che rappresentano bene il concetto che ogni singolo lavoratore deve verificare bene la sua situazione reddituale per verificare la convenienza al lavoro straordinario.

Nel nostro esempio, il lavoratore che ha percepito il bonus di 1.200 euro, dovrebbe restituire 240 euro perché ha superato i 28.000 euro annui proprio grazie ai 300 euro di surplus di retribuzione per il lavoro straordinario svolto. E oltre i 28.000 euro il bonus scende da 100 ad 80 euro al mese. In pratica, le ore di lavoro straordinario di questo Amministrativo, anziché produrre 300 euro di surplus, ne producono solo 60.

C’è un limite alle ore di straordinario che è possibile fare?

In base a quanto detto prima, il lavoratore dipendente non può svolgere ore di lavoro straordinario a proprio piacimento. La legge impone dei limiti che naturalmente si incastrano anche con le regole sul riposo.

Parliamo della regola delle 11 ore di riposo consecutive che ad un lavoratore dipendente devono essere garantite.

E poi c’è il riposo settimanale minimo di 35 ore. Anche in questo caso riposo obbligatorio.

Oltretutto, occorre rispettare i limiti orari al lavoro straordinario.

La durata del lavoro di un dipendente in linea generale non può superare le 48 ore a settimana. Parliamo di orario di lavoro medio naturalmente. Ed in queste 48 ore rientrano pure le ore di lavoro straordinario.

Proprio perché le ore di lavoro vengono calcolate in media, questa si determina in un determinato lasso di tempo che può essere un quadrimestre, un semestre o un intero anno. Tutto dipende da ciò che consente il contratto collettivo applicato e le esigenze del datore di lavoro, sia come produzione che come servizi.

Il limite generale relativo all’orario di lavoro non deve però in nessun caso superare le 77 ore a settimana, perché altrimenti si va ad incidere negativamente sulle ore di riposo inderogabili. Ogni settimana al lavoratore spettano come detto, le 24 ore di riposo settimanali, le 66 ore di riposo consecutive giornaliere e l’ora relativa alla pausa di dieci minuti al giorno durante il servizio.

Sempre che la contrattazione collettiva non disponga diversamente, ogni anno non si possono superare le 250 ore di lavoro straordinario.

Esistono delle disposizioni differenti per particolari categorie di lavoratori i cui tempi di attività non sono disciplinati dal decreto sull’orario di lavoro, ma le regole prima citate possono essere estese alla generalità dei lavoratori subordinati.

Come viene considerato il lavoro straordinario in regime di retribuzione?

Il lavoro straordinario per quanto detto in precedenza, non deve essere considerato come parte integrante della retribuzione ordinaria per l’altrettanto ordinario orario di lavoro. Per questo occorre provvedere a considerarlo a parte. Le soluzioni infatti sono diverse. In primo luogo perché il lavoro straordinario può essere compensato con una maggiorazione della retribuzione, un vero e proprio surplus di stipendio naturalmente basato su quello che prevede la contrattazione collettiva. E poi c’è la soluzione dell’aggiunta di riposi compensativi, sia alternativi alla maggiorazione retributiva che paralleli.

Come si calcola il lavoro straordinario?

Prima di tutto occorre risalire alla vera retribuzione oraria del lavoratore. Poi occorre sottrarre l’elemento distinto di retribuzione, e poi ancora moltiplicare ciò che viene con la percentuale di maggiorazione per lavoro straordinario previsto dal Ccnl di categoria.

La maggiorazione del lavoro straordinario in genere varia tra il 15% ed il 60%. In pratica, oltre a ricevere il corrispettivo relativo all’ora di lavoro effettuata, il lavoratore ha diritto alla maggiorazione prevista. Naturalmente occorre sottolineare che la maggiorazione del lavoro straordinario può essere variabile anche in funzione al giorno in cui viene chiesto al lavoratore di svolgere questo straordinario. Esistono infatti maggiorazioni ben definite per i festivi, i prefestivi, i notturni.

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