Lavoro non è precariato. Si scrive flessibilità ma si legge libertà di licenziare. Lettera

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Lavoro inteso nel vero senso del termine e non PRECARIATO. Si scrive flessibilità ma si legge libertà di licenziare.

Lavoro inteso nel vero senso del termine e non PRECARIATO. Si scrive flessibilità ma si legge libertà di licenziare.

L'invocata flessibilità è un ulteriore passo per la discesa all'inferno. Non ci potrà essere mai alcun nesso con la nostra Costituzione che considera tanto preminente il LAVORO da suggerire la definizione della Repubblica come "fondata" sul di esso e quindi proposto quale valore emblematico dell'etica della vita politico-sociale,sino a quando  continueranno ad esistere gli escamotage correnti offerti dai nuovi contratti di lavoro (cococo;Lsu;Lpu; lavoro in affitto nella P.A. ecc.).

Alla luce di tutto ciò, è inevitabile che non si facciano delle riflessioni. Una di carattere generale, che ci induce a pensare che il lavoro interinale non solo non riduce la disoccupazione come fenomeno globale, ma esso grava sulla collettività e i tratti della cosiddetta flessibilità più che efficienza produrranno negli uffici pubblici lavoratori a due velocità. Il secondo, che riguarda la Scuola, qualora in tale settore prendesse piede il lavoro in affitto ci si troverebbe su un piano di pregiudizievole contrarietà in quanto:a) i lavoratori in affitto possono essere assunti per soddisfare esigenze di carattere temporaneo, cioè non continuativo e/o a cadenza periodica. Sembra difficile individuare nel settore scolastico, dove sono radicati i concetti di continuità didattico-educativa o tecnico-amministrativa, esigenze come quelle previste in norma; b) le stesse situazioni di urgenza non fronteggiabili con il personale in servizio o attraverso le modalità di reclutamento ordinario non stridono con la mai sopita vocazione ai tagli nel settore scolastico e con le ormai stabilizzate procedure di reclutamento, perfettamente funzionanti dalla supplenza breve sino all'incarico a tempo indeterminato?

Dopo queste mie riflessioni, chiederei a chi di dovere, quali iniziative si intendano assumere e quali concrete soluzioni NON TAMPONE e NON PRECARIE vorranno mettere in atto affinchè diano ai Precari Storici concrete opportunità di stabilizzazione che gli permettano di vivere serenamente e dignitosamente con le loro famiglie. Se il secolo scorso proclamò l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, e fu una conquista formidabile, questo secolo consolida questo principio, ma ve ne aggiunge un altro non meno fondamentale: LA EGUAGLIANZA DEGLI UOMINI DINANZI AL LAVORO INTESO COME DOVERE E COME DIRITTO, COME GIOIA CREATRICE CHE DEVE DILATARE E NOBILITARE L'ESISTENZA, NON MORTIFICARLA O DEPRIMERLA. La Buona Scuola, tanto osannata dal Governo in carica si è rivelata carente e monca, non si è toccato neanche marginalmente il grave problema dei COCOCO, PRECARI DA 27 ANNI – FIGLI DI UN DIO MINORE -E' stato presentato un Esposto alla Corte Europea, per inadempienza delle direttive comunitarie. Voglio evidenziare  COSA COMPORTA LA PRECARIETA' DEL LAVORO – Effetti primari e secondari

Tra le conseguenze di uno stato di precarietà protratto nel tempo vi sono effetti che potremmo definire “primari”, in quanto sono quelli più immediati, dettati dalla reazione emotiva negativa di rifiuto della condizione stessa, e quelli “secondari”, che maturano nel tempo e sono basati sulla reazione emotiva di sfiducia o fiducia nel cambiamento. Tra gli effetti primari, possiamo citare: impotenza, paura,  rabbia, disorganizzazione, apatia, disperazione, comportamenti aggressivi e criminali, depressione, disturbi psicologici. Tra gli effetti secondari nella direzione della fiducia, possiamo includere: rafforzamento di legami affettivi, riscoperta di valori legati alla solidarietà sociale e verso il vicino, logica del “mal comune mezzo gaudio”, riavvicinamento alla religione e tendenza a coltivare i valori più alti della vita. Tra gli effetti secondari intrisi di sfiducia, vi sono: perdita di fiducia in sé stessi e negli altri, in particolar modo nei confronti delle istituzioni, rafforzamento dell'indifferenza verso le necessità altrui, avidità, attaccamento ai propri possessi, idee e convinzioni, comportamenti che giustificano iperlegalismo, diffidenza verso il diverso, tendenza ad avere un giudizio superficiale. 
E' QUESTO LO STATO CHE VOGLIAMO? NO!!!

 LA LIBERTA' SENZA GIUSTIZIA SOCIALE E' UNA CONQUISTA VANA….

IL MONDO DELLA SCUOLA E' IN RIVOLTA!

Il vento soffia forte.

Grazie per l'attenzione.

F.to Vincenzo Minici

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